Come potare l’ulivo: allevamento a vaso policonico

La potatura è una delle pratiche agronomiche che condizionano la produzione futura delle piante da frutto. La potatura dell’olivo, in particolare, non segue uno schema fisso come per tutti gli alberi ed è differente da pianta a pianta e di anno in anno. È fondamentale, quindi, riuscire ad interpretare la vigoria vegetativa che la pianta ci manifesta e ridurre al minimo gli interventi sulla base delle reali esigenze dell’albero.

Pertanto, nell’olivicoltura moderna, è consigliabile scegliere la forma di allevamento in funzione del sistema di raccolta che si dovrà adottare e di conseguenza il sesto, la destinazione del prodotto, ecc.

Le tecniche di potatura possono variare in funzione delle condizioni colturali, dalla dimensione dell’azienda e dal tipo di conduzione. L’operatore dovrà quindi valutare che non tutti gli alberi devono essere potati ogni anno allo stesso modo, ma saranno sfrondati in funzione dell’equilibrio vegeto-produttivo della pianta. Inoltre si avrà l’accortezza di procedere dall’alto verso il basso, eseguendo prima i tagli grossi e successivamente quelli piccoli, correggendo così le eventuali differenze di vigoria tra le branche.

Bisogna comunque tenere in evidenza, che la riduzione dei costi è più importante dell’estetica della pianta. La soppressione di rami sterili, polloni e succhioni, non necessari per la ricostruzioni della chioma, si può effettuare in estate avanzata (luglio-settembre).

 

Epoca di potatura

Il periodo migliore per effettuare le operazioni di potatura è l’inverno quando la pianta rallenta le sue funzioni vegetative o entra in stasi. La potatura dell’olivo, comunque, può essere effettuata dalla fine raccolta fino all’inizio della ripresa vegetativa (fine febbraio – inizio primavera), quando le condizioni climatiche migliorano. Si deve evitare, in ogni caso, di intervenire a primavera inoltrata quando l’olivo inizia l’attività vegetativa con l’emissione di nuovi germogli.

Potatura di produzione

La potatura di produzione è l’insieme degli interventi che regolano la produttività della pianta.

Pertanto, l’obiettivo principale della potatura di produzione è quello di mantenere un buon equilibrio tra le radici e la chioma poiché   un’eccessiva eliminazione di foglie riduce l’attività fotosintetica e, di conseguenza, l’assorbimento da parte dell’apparato radicale, degli elementi nutritivi.

La pianta, infatti, ogni volta che subisce tagli drastici all’apparato aereo, reagisce con l’emissione di nuovi rametti (succhioni) che a poco a poco ricostituiscono la chioma e solo dopo alcuni anni differenzieranno le gemme a frutto.

Inoltre, nelle piante vigorose, con un apparato radicale capace di produrre notevoli quantità di sostanze nutritive, un’energica potatura riduce notevolmente la chioma, favorendo lo sviluppo delle gemme latenti presenti sul tronco e sui rami, dando vita a nuovi germogli e succhioni.

Lo scopo che deve guidare gli interventi cesori, dunque, è il raggiungimento dell’equilibrio vegeto-produttivo delle piante con un’adeguata tecnica di potatura.

 

Alternanza di produzione

 

Una potatura equilibrata tende a ridurre l’alternanza di produzione tipica dell’olivo, anche se il fenomeno è influenzato da altri fattori tra cui: cultivar, età, stato idrico e nutrizionale della pianta; le potature e le concimazioni equilibrate infatti possono contribuire a ridurre molto tale comportamento fisiologico.

Per raggiungere l’equilibrio vegeto-produttivo e ridurre al minimo l’emissione di succhioni e, quindi, l’alternanza di produzione, è necessario effettuare ogni anno alcuni tagli essenziali e abbandonare definitivamente la pratica della potatura triennale o quadriennale che provoca squilibri nella pianta.

 

Potatura di manutenzione per evitare l’alternanza

 

Annualmente, in una pianta adulta e in produzione, bisogna eliminare le branche esaurite e accorciare le cime per mantenere costante l’altezza della chioma, togliendo non più del 20% del volume della chioma. Questi due interventi, da eseguire annualmente, sono necessari per mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo e richiedono pochissimi minuti per pianta (10-15), determinando la riduzione dei costi rispetto a una potatura eseguita ad intervalli più lunghi che comporta di interventi più energici.

 

Il rinnovo delle branche fruttifere

Il processo di allungamento delle branche, e la produzione di prodotto dell’anno precedente favoriscono una curvatura e un progressivo indebolimento. La stessa pianta, quindi, tende ad eliminare i rametti che hanno prodotto e ad emettere nuovi germogli di varia vigoria lungo il dorso del ramo dove la circolazione della linfa è rallentata per la posizione orizzontale; questi nuovi rametti provvederanno alla nuova produzione. Quindi, i rametti esauriti che si trovano nella parte bassa e interna della chioma vanno eliminati.

La funzione della cima

La parte aerea o cime nell’albero di ulivo, piante eliofile, hanno un intenso potere di assimilazione, di elaborazione delle sostanze nutritive che tendono a distribuire in modo equilibrato a tutti gli organi della pianta, e da queste, dipende la produttività.

Pertanto, la parte superiore della chioma, va regolamentata ed assicurata poiché, una continua mutilazione e soppressione della superficie fogliare, specialmente se rivolta alle cime, tende a diminuire l’efficienza dell’apparato radicale, limitandone la funzionalità abbassando il potenziale produttivo.

Quindi l’equilibrio della cima con il resto della pianta va visto come un armonico equilibrio tra parte superiore della chioma, a carattere prevalentemente elaborante e portamento eretto, e parte media ed inferiore in cui gli organi elaboranti sono meno efficienti, cosicché assumono il predominio gli organi di accumulo (drupe). Il raccorciamento delle cime (“sgolatura”) consiste nell’individuare una cima laterale esterna in un punto distante 30-40 cm dall’apice eliminando la parte superiore. La pianta durante il flusso vegetativo primaverile-estivo e, al sud, per gran parte dell’autunno ricostituirà la nuova cima e recupererà l’altezza iniziale mantenendo costante lo sviluppo della chioma.

 

Il portamento della pianta

 

Il raccorciamento delle cime è il secondo intervento necessario. In un oliveto da olio occorre invece puntare ad una “chioma a cima intera” poiché questa favorisce la naturale fisiologia della pianta. La cima intera funge da regolatore di crescita mantenendo in equilibrio la chioma, riduce il risveglio delle gemme latenti e la conseguenza emissioni di succhioni.

Inoltre, la presenza di branche tendenzialmente verticali permette agli attrezzi per la raccolta agevolata (abbacchiatori, pettini, aste vibranti) e meccanica (vibratori da tronco) di essere utilizzati più efficientemente.

Le branche a cima intera, in una pianta in produzione, normalmente non saranno più di 3-4 e saranno disposte nella parte esterna della chioma inclinate rispetto all’asse verticale di 30-45 gradi.

Nella parte interna della chioma non dovranno essere presenti vere e proprie branche, poiché la loro raccolta con macchine agevolatrici è più difficile; tuttavia, negli ambienti con forte insolazione estiva, si ritiene importante lasciare qualche ramo anche nella parte centrale della chioma per proteggere il tronco dalle scottature dovute all’azione diretta della radiazione solare.

 

 

Le nuove forme di allevamento

 

Tra gli obiettivi della nuova olivicoltura ritenute indispensabili, per cercare di ridurre la manodopera senza compromettere la produttività, e non rinunciando all’impiego di macchine per la raccolta, la forma di allevamento a Vaso policonico a chioma libera, cioè, la selezione delle branche secondarie e la potatura della parte terminale delle branche primarie viene fatta meno rigidamente che nella forma tradizionale, viene ritenuta la più rispondente alle aspettative produttive ed economiche delle aziende.

 

Il vaso policonico semplificato

vaso policonicoIl vaso policonico semplificato per l’olivicoltura moderna si propone come una delle migliori forme di allevamento per la riduzione dei tempi di esecuzione della potatura e per la raccolta meccanica con vibratore da tronco.

  1. Dal tronco principale, non più alto di 100-120 cm di altezza dal suolo, selezionare 3 – 4 branche principali. Le branche dovranno essere ben disposte lungo l’asse centrale e più vigorose. Questi rametti saranno lasciati crescere verticalmente per dare maggiore vigoria, evitando che siano disturbati da altre ramificazioni. Tutte le altre ramificazioni non vanno recise, ma si curvano o si ripiegano in modo da limitarne la vigoria e stimolarne la precoce entrata in produzione.

Nel secondo anno s’inclinano le branche primarie di 30 – 40 gradi e si eliminano i succhioni verticali che potrebbero competere con la cima. Le branche primarie si allevano con la cima eretta verticalmente in modo da regolare con la dominanza apicale la basitonia che deve assumere il sistema branca-chioma. Le branche dovranno trovarsi a circa 120 gradi l’una e l’altra e distanti tra loro sull’asse verticale. Ciascuna branca principale avrà la forma di un cono rovesciato e terminerà con una cima leggera.

  1. Su ciascuna struttura principale si svilupperanno le branche secondarie che dovranno essere meno vigorose man mano ci si sposterà verso l’apice vegetativo (cima). Le branche principali dovranno occupare omogeneamente l’intera circonferenza della chioma. La crescita delle 3-4 branche sarà guidata negli anni da adeguati tagli che serviranno a dare la giusta inclinazione alle branche rispetto all’asse verticale (30-45 gradi) o da idonee divaricazioni o legature.
  2. Internamente il tronco dovrà essere ripulito per evitare ombreggiamenti tra le varie branche, rimuovendo le ramificazioni vigorose che tendono a svilupparsi verso l’interno della chioma, eliminando con tagli di ritorno le branche di sfruttamento esaurite, alleggerendo la cima e raccorciandola se necessario con tagli di ritorno. Negli anni successivi si regola lo sviluppo delle branche secondarie e s’induce alla produzione le nuove ramificazioni che dovranno in seguito essere diradate o rinnovate.

 

potatura

Il vaso policonico è molto diffuso nei piccoli oliveti impiantati negli ultimi decenni nell’Italia meridionale e insulare. Si presta sia per la raccolta manuale agevolata con l’uso di pettini, pettini vibranti o abbacchiatori meccanici, scuotitori per branche e con l’impiego di reti per l’intercettazione. Si presta in particolare per l’allevamento di olive destinate a produrre un olio di buona qualità.

Francesco Bruscato e Mario Liberto

Un pensiero riguardo “Come potare l’ulivo: allevamento a vaso policonico

  • 25 febbraio 2016 in 9:11
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    Buongiorno da poco mi sto dedicando all’ulivo ed ho iniziato a guardare con molto interesse alla potatura a vaso policonico. Mi domandavo se in sicilia ci siano dei corsi di potatura che trattino proprio il vaso policonico.
    Grazie e complimenti per l’articolo

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