Fitofarmaci e lotta integrata: ecco cosa c’è da sapere

Da alcuni anni la normativa europea, in materia di utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura, ha come obiettivo la tutela della salute umana, dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità.

Ai prodotti agricoli si vuole dare un livello di sicurezza molto elevato, individuando nella difesa integrata un metodo concreto per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari sull’ambiente.

 

Piano nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci e Produzione integrata

Il Piano nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, in attuazione di quanto stabilito dalla dir. 2009/128/CE, prevede che dal 2016 tutte le imprese agricole convenzionali devono convertirsi al metodo di produzione integrata. Tale sistema di difesa fitosanitaria sarà l’unico ammesso insieme al metodo di produzione biologico.

Per il Piano di azione nazionale per la lotta fitosanitaria (PAN Decreto legislativo n. 150 del 14.8.2012), la difesa integrata si muove su due livelli di applicazione:

  • obbligatorio, che riguarda l’applicazione di tecniche di prevenzione, monitoraggio dei parassiti delle piante coltivate (l’utilizzo di mezzi biologici per il loro controllo; il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate; l’utilizzo di prodotti fitosanitari disponibili sul mercato che presentano il minor rischio per la salute umana);
  • volontario che serve ad ottenere prodotti di alta qualità garantendo il massimo impiego di produzione integrata, facendo ricorso ai disciplinari di produzione regionali.

Una grande rivoluzione per l’agricoltura europea. Un po’ meno per quella italiana dove gran parte delle imprese ortofrutticole, sia per l’adesione volontaria alle misure agroambientali, sia per i contratti con la Grande Distribuzione Organizzata, ormai adottano quasi tutte tale metodo di produzione a basso impatto ambientale che combina l’uso di molecole di sintesi chimica con la lotta biologica.

 

Che cos’è la lotta integrata

L’agricoltura integrata o produzione integrata è un sistema agricolo di produzione a basso impatto ambientale, in quanto prevede l’uso coordinato e razionale di tutti i fattori della produzione allo scopo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi chimici che hanno un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei consumatori, in sintesi, è una pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti.

La lotta integrata sfrutta i fattori biotici (animali e le piante) e abiotici (sottosuolo, aria, acqua, luce, temperatura, clima, piogge) al fine della regolazione interna degli ecosistemi a vantaggio e uso di tutti gli strumenti possibili, non limitando, quindi, i mezzi chimici (metodi agronomici, metodi meccanici e fisici, metodi genetici, mezzi biologici e tecnologici, metodi chimici).

Questo approccio è prevalentemente usato nella lotta contro gli insetti, ma si può estendere nella lotta contro tutti gli organismi dannosi (funghi, roditori..). Il suo obiettivo è quello di mantenere l’organismo dannoso entro una soglia, limite oltre al quale l’organismo stesso crea danno economico (non vuole arrivare all’eradicazione, ma al contenimento).

 

I limiti della lotta integrata

I limiti della lotta integrata sono costituiti:

  1. dalla necessità di una assistenza tecnica qualificata;
  2. dai maggiori costi di produzione;
  3. l’obiettiva difficoltà nel certificare il prodotto.

Questi tre problematiche impongono alle regioni la creazione di un marchio di garanzia e tutela per i prodotti agroalimentari realizzati con tecniche di agricoltura integrata, tutela che stata attuata dalla Toscana con il marchio “Agriqualità” (creato con legge regionale n. 25 del 1999).

 

I disciplinari di produzione

Ogni regione, compresa la Regione Sicilia, in accordo del PNI 2015-2018, redatto dal Ministero della Salute in coordinamento con le altre amministrazioni competenti per i diversi settori, in conformità al Regolamento (CE) n.882/2004 e alla Decisione 2007/363/CE, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni con intesa del 18 dicembre 2014, ha redatto il proprio disciplinare regionale di produzione integrata: norme tecniche di difesa integrata delle colture e controllo delle infestanti. Norme tecniche di difesa integrata delle colture per l’applicazione delle misure agro-climatico-ambientali.

Le norme tecniche di difesa integrata delle colture e controllo delle infestanti sono parte integrante del Disciplinare regionale di Produzione integrata (DPI) e sono state predisposte per le colture di interesse produttivo per il territorio regionale conformemente alla normativa vigente in materia fitosanitaria ed alle “Linee Guida Nazionali per la Produzione Integrata (LGNPI) delle colture: difesa fitosanitaria e controllo delle infestanti” approvate dall’Organismo Tecnico Scientifico (OTS), istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) ai sensi dell’art. 3 del DM 4890 del 08/05/2014.

Le aziende beneficiarie dell’azione 214/1A, Misura 214 del PSR Sicilia 2007/2013 – Reg. CE 1698/2005 “Adozione di metodi di produzione agricola e di gestione del territorio sostenibili”, e le aziende beneficiare che accedono alla Misura 10 agro-climatico-ambientali operazioni 10.1.1 – Produzione integrata e 10.1.2 – Metodi di gestione delle aziende eco-sostenibili previste dal PSR Sicilia 2014-2020, devono obbligatoriamente rispettare le prescrizioni contenute nelle presenti norme tecniche che costituiscono parte integrante del DPI, l’inosservanza delle prescrizioni comporta l’applicazione delle previste riduzioni, esclusioni o decadenze dai premi comunitari Le norme tecniche hanno validità per tutte le colture previste dall’azione 214/1A del PSR Sicilia 2007/2013 e dal PSR Sicilia 2014-2020, relativamente alla difesa fitosanitaria integrata e, con le limitazioni appresso specificate, al controllo delle infestanti.

 

L’esigenza di avviare i servizi di assistenza tecnica

Ma finché la difesa integrata diventi incisiva è necessaria occorre un’approfondita conoscenza e costante presenza sul campo per monitorare lo stato di salute delle coltivazioni per intervenire puntualmente con principi di sostenibilità.

Come ad esempio l’attività di adottare sistemi di monitoraggio razionali che consentano di valutare adeguatamente la situazione fitosanitaria delle coltivazioni, favorire l’utilizzo degli organismi ausiliari, promuovere la difesa fitosanitaria e il controllo delle infestanti attraverso metodi biologici, biotecnologici, fisici e agronomici in alternativa agli interventi con prodotti chimici di sintesi, ecc.

Inoltre, nonostante risulta che le U.I.A. territoriali (Condotte Agrarie + Soat) hanno svolto centinaia di corsi, gli esami per il rilascio del “patentino fitosanitario” non avviene con la massima celerità, poiché gli esami di abilitazione non vengono espletati con la dovuta rispondenza. Tutto ciò, pone in grossa difficoltà gli operatori agricoli, ma anche i rivenditori che si trovano costretti a rifiutare le varie prescrizioni fitosanitarie.

Si auspica, nel più breve tempo possibile, da parte del Dipartimento dell’Agricoltura, l’applicazione completa del Piano Piano nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari con l’introduzione dell’auspicata assistenza tecnica e dell’attività ad essa collegate.

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