Ficodindia di Sicilia: tecniche colturali per il miglioramento qualitativo dei frutti

La filiera produttiva del ficodindia è, a livello europeo, esclusiva della Sicilia che detiene il monopolio del mercato italiano ed oltre il 90% del mercato comunitario. La superficie complessiva interessata alla coltivazione specializzata del ficodindia in Sicilia, è di circa 4000 ettari. La zona più importante per superficie e grado di specializzazione  degli impianti è l’areale di San Cono (CT) che copre il 60% dell’intera superficie regionale coltivata a ficodindia, seguito da una vasta area caratterizzata dalla “DOP Ficodindia dell’Etna” che comprende numerosi comuni alle pendici del vulcano, dall’areale di Santa Margherita Belice (AG) e da una piccola area in forte espansione nel territorio di Roccapalumba (PA). Il successo della produzione siciliana va ricercato nell’ottima qualità dei frutti, raggiunta grazie alla applicazione di tecniche colturali come la concimazione, l’irrigazione e il diradamento cui questa specie, considerata molto rustica, tradizionalmente non era assoggettata, allo standard di coltivazione a basso impatto ambientale.

ESIGENZE AMBIENTALI

La produttività quali-quantitativa del ficodindia è fortemente influenzata dai fattori ambientali, quali il clima e il suolo. Il ficodindia è una pianta tipica degli ambienti caldo-aridi essendo capace di resistere ad altissime temperature, anche oltre i 45 °C. Per la realizzazione di nuovi impianti è necessario disporre di informazioni sulle caratteristiche climatiche e pedologiche dell’area interessata, al fine di verificare se rispondono alle esigenze della coltura. Il clima ottimale è quello di alta collina, con inverni non troppo rigidi e con stagioni estive caldo-umide. In coltura intensiva è preferibile impiantare nelle aree con altitudine non superiore ai 600 m s.l.m., in particolare per la produzione di frutti derivati dalla scozzolatura, ed in terreni sciolti con una bassa componente argillosa; la pianta, infatti, teme i ristagni idrici.

SCELTA VARIETALE

Il panorama varietale della coltura è limitato sostanzialmente a tre cultivar che differiscono per la colorazione del frutto: gialla (Surfarina), bianca (Muscaredda) e rossa (Sanguigna). La cultivar Surfarina è la più diffusa per la maggiore capacità produttiva e la buona adattabilità a metodi di coltivazione intensiva. In genere vi è comunque la tendenza ad integrare la coltivazione delle tre cultivar, in modo da fornire al mercato un prodotto caratterizzato da varietà cromatica.

IMPIANTO

Il ficodindia viene propagato esclusivamente per talea. Le talee vengono spesso prelevate dai residui di potatura anche se sarebbe più opportuno prelevarle da apposite piante madri. Si utilizzano semplici cladodi (1-3 anni) o più cladodi articolati tra loro. La messa a dimora delle talee, preceduta da un’operazione di scasso eseguita nel periodo estivo ad una profondità non inferiore a cm 70 e da una concimazione di fondo, viene generalmente eseguita intorno alla metà del mese di maggio. Le talee, prelevate tra aprile e maggio, vengono disposte lungo il filare o accanto alle buche e lasciate al sole per un periodo di 10-20 giorni. E’ preferibile far avvenire la cicatrizzazione delle talee sotto reti ombreggianti. Dopo la cicatrizzazione delle ferite, le talee vengono interrate perfettamente perpendicolari, per assicurare in futuro il migliore equilibrio alla pianta. Si interrano i due terzi del cladodo alla profondità di 35 cm. Possono essere impiantate una, due o tre talee per posta (per ridurre i tempi di formazione della pianta). Il sesto di impianto varia a seconda della forma di allevamento che si vuole ottenere. Dove si alleva la pianta a vaso, il sesto più consono è di 6-7 m tra le file e 4-5 m sulla fila. I filari andrebbero orientati in direzione nord-sud per favorire una buona illuminazione ed un buon arieggiamento anche delle parti interne della chioma nonché una razionale esecuzione delle operazioni colturali.

ALLEVAMENTO E GESTIONE DELLA CHIOMA

Dopo l’impianto e per un periodo di quattro-cinque anni, l’allevamento persegue lo scopo principale di assicurare un buon sviluppo vegetativo ed una rapida entrata in produzione delle piante. Dopo questa prima fase la gestione della chioma diventa un fattore fondamentale per raggiungere il miglior risultato produttivo e qualitativo. In linea generale le operazioni di potatura devono essere effettuate in modo da assicurare una crescita vegetativa equilibrata, facilitare la penetrazione della luce e la ventilazione, garantire il raggiungimento di un adeguato livello qualitativo del prodotto.

LAVORAZIONI DEL TERRENO

Vengono effettuate solitamente 4-5 volte l’anno, ad una profondità inferiore ai 15 cm e lontano dal colletto, per evitare di danneggiare l’apparato radicale: in dicembre-gennaio per interrare i concimi; nei mesi di marzo-aprile, per distruggere le infestanti e per interrare i resti della potatura; nei mesi estivi, luglio-agosto come interventi di sarchiatura, soprattutto dopo le irrigazioni.

CONCIMAZIONE

La concimazione vera e propria è quella autunno-invernale, essa prepara la pianta alla produzione dell’annata successiva. Viene eseguita tra novembre-gennaio con apporti di circa 4-5 q.li/ha di concimi complessi (11-22-16 / 15-15-15 / 20-10-10). In alternativa, validi risultati si ottengono con l’uso di concimi quali il perfosfato minerale triplo 46% (q.li 2/ha), il solfato potassico-magnesiaco (q.li 3/ha), il solfato ammonico (q.li 3/ha).Quest’ultimi essendo concimi miscibili fra loro possono essere distribuiti in unica soluzione. Nel periodo estivo, se si ha disponibilità di acqua, l’unica concimazione possibile è quella con nitrato potassico da effettuare in agosto immediatamente prima dell’irrigazione. Ciò consentirà l’ottenimento di una produzione di qualità. Le dosi consigliate sono q.li 2-3 di nitrato potassico per Ha di terreno. Buona norma, ogni 2-3 anni, sempre in autunno-inverno, è quella di effettuare, una concimazione con letame o con altri prodotti organici, il cui apporto consente di sottolineare l’eccellente risposta del ficodindia a tale tipo di concimazione. Normali sono da ritenere le dosi di concimazione con 400-500 q.li di letame maturo per Ha.

IRRIGAZIONE

La coltura del ficodindia può essere praticata in asciutto; tuttavia, per chi ha disponibilità di acqua, l’irrigazione rappresenta un valido fattore d’incremento della produzione, soprattutto per ottenere fichidindia di qualità. I volumi d’adacquamento stagionali, generalmente adottati nei nostri ambienti, sono di 600-1000 mc./ha. Gli interventi irrigui andrebbero effettuati a seconda dell’andamento climatico. Nella realtà si interviene tre volte l’anno (una settimana prima e la seconda e sesta settimana dopo la fioritura). Se la stagione è arida gli adacquamenti devono essere intensificati e prolungati. Va infine sottolineato che gli effetti dell’irrigazione vengono amplificati con la pratica del diradamento. Il sistema di irrigazione consigliato è per aspersione sottochioma che consente di ridurre i volumi irrigui.

SCOZZOLATURA

Consiste nell’asportazione dei frutti e di tutte le pale giovani emessi nel normale flusso vegetativo primaverile. Generalmente viene effettuata durante il periodo della fioritura, nella prima quindicina di giugno. Lo scopo è quello di ottenere una seconda fruttificazione, di maggiore pregio e posticipata nel tempo (autunno). Nella scozzolatura, eseguita con bastoni opportunamente scelti, bisogna porre attenzione a non danneggiare le pale al fine di salvaguardare la successiva produzione.

DIRADAMENTO DEI FRUTTI E POTATURA VERDE 

Dopo la ricomparsa dei nuovi frutti è necessario, nella maggior parte dei casi, procedere al loro diradamento. Consiste nel togliere parte dei frutti quando hanno raggiunto 2-3 cm di altezza, allo scopo di far conseguire a quelli rimasti, avendo cura di lasciarli opportunamente distanziati, migliore qualità, buona pezzatura, migliore resa in polpa. Circa il numero dei frutti da lasciare per pala, occorre tener conto della vigoria della pianta, della fertilità del terreno e della possibilità di potere effettuare durante il periodo estivo qualche irrigazione di soccorso; comunque non più di 6 frutti per pala. Contemporaneamente all’emissione da parte della pianta dei nuovi frutti si ha l’emissione di nuove giovani pale. Durante l’operazione di diradamento, è necessario allora eseguire anche una potatura verde che consiste nell’asportare un certo numero di pale superflue, mentre quelle che rimangono dovranno rappresentare la base per una equilibrata fruttificazione dell’annata successiva. Anche per le pale giovani bisogna avere cura di lasciarle opportunamente distanziate ed in numero di 2-3 per pala. Dopo la scozzolatura e/o dopo il successivo diradamento dei frutti è opportuno un trattamento con poltiglia bordolese (o prodotti similari a base  di rame) alla concentrazione dell’1% e ciò, sia per combattere l’eventuale presenza di marciume nero, sia per ridurre il rischio di infezioni attraverso le ferite provocate dalla eliminazione forzata dei frutticini e dei giovani cladodi.

DIFESA FITOSANITARIA

Per quanto concerne la “difesa fitosanitaria” i principali trattamenti riguardano in modo particolare la difesa contro il marciume putrido e contro il marciume secco (o scabbia) dei cladodi, malattie abbastanza frequenti, contro le quali risultano utili i trattamenti a base di Sali di rame. In epoca antecedente alla raccolta, invece, si eseguono una serie di trattamenti rivolti alla difesa contro la mosca della frutta (Ceratitis capitata); è un parassita che da solo può condizionare i risultati di un anno di lavoro, compromettendo quasi  al completo la produzione. I frutti, a seguito delle punture di ovideposizione, ed indipendentemente dallo sviluppo delle larve, marciscono e cadono al suolo, o comunque, non possono conservarsi né possono essere commercializzati. Gli attacchi di mosca possono essere controllati ricorrendo a criteri di lotta guidata. Il primo accertamento va effettuato mediante l’uso di trappole a feromoni, disposte nel ficodindieto a partire dal mese di luglio. Nel momento in cui si registrano le prime catture è opportuno esaminare almeno un centinaio di frutti direttamente sulle piante. Il primo trattamento “adulticida”, con esche proteiche, va effettuato solo allorchè si riscontrano almeno 1 o 2 frutti infestati. Il trattamento va ripetuto subito dopo il verificarsi di piogge dilavanti o, in ogni caso, nel momento in cui si registrano 1 o 2 catture per trappola per settimana. Le esche proteiche vanno preparate poco prima del trattamento, impiegando 500-600 g/hl di idrolizzato proteico commerciale avvelenato con un estere fosforico alla dose di 50-70 g. di principio attivo per hl. E’ sufficiente irrorare mezzo litro di miscela per pianta avendo cura di bagnare i cladodi e risparmiando, per quanto possibile, i frutti.

MALATTIE CRITTOGAMICHE

Nei ficodindieti ammalati, occorre, continuare a tagliare i cladodi (pale) infetti da cancrena o marciume putrido e trattare le piante con prodotti a base di rame, mentre le piante gravemente ammalate, qualunque sia l’agente eziologico, vanno sradicate e distrutte, avendo cura di portare via tutte le radici ciò in particolare per i marciumi pedali e della corona radicale.

LOTTA ALLE CRITTOGAME

Dopo la scozzolatura e/o dopo il successivo diradamento dei frutti è opportuno un trattamento con poltiglia bordolese (o con prodotti similari a base di rame) alla concentrazione dell’1% e ciò, sia per combattere l’eventuale presenza di marciume nero, sia per ridurre il rischio di infezioni attraverso le ferite provocate dalla eliminazione forzata dei frutticini e dei giovani cladodi.

RACCOLTA

La maturazione dei frutti è scalare e la raccolta avviene in più riprese. I frutti vanno raccolti all’inizio dell’invaiatura. Anche la raccolta del frutto merita una certa attenzione, occorre infatti evitare tagli e ammaccature; buona norma è l’utilizzo di panieri imbottiti, guanti, occhiali e grembiuli per proteggersi dalle spine della pianta e del frutto. I frutti vanno raccolti singolarmente e tagliati dalla pianta con una sottilissima porzione di pala; debbono essere manipolati sempre con cura e delicatezza, anche lo svuotamento dei panieri, nelle apposite cassette, deve effettuarsi con particolare attenzione per evitare dannose ammaccature ai frutti. A raccolta ultimata è opportuno un trattamento con poltiglia bordolese all’1% per ridurre attraverso i numerosi tagli il rischio di infezioni da marciume o da altre malattie crittogamiche che possono insorgere a seguito dei numerosi tagli.

 

6 pensieri riguardo “Ficodindia di Sicilia: tecniche colturali per il miglioramento qualitativo dei frutti

  • 20 novembre 2012 in 13:49
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    l’articolo è scritto da un esperto!!!

  • 15 gennaio 2015 in 18:35
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    Una esposizione molto chiara e approfondita,che cercavo da molto tempo.Unica nel suo genere.

  • 28 giugno 2015 in 18:08
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    Nel mio appezzamento rimasto incolto per oltre 50 anni ho diverse piante di fico dindia: per essere più precisi sono degli agglomerati larghi 4/5 metri,imponenti e molto alti.Producono egregiamente,ma sono difficili da gestire:la scozzolatura richiede una una canna assemblata di m.4:lascio immaginare la fatica e i dolori al collo,perchè per effettuare le operazioni la testa è sempre alta incassata sul etro delle spalle.Per cui ho deciso di potare queste “torri” e dare loro una forma meno incasinata e funzionale alle operazioni culturali.Ora Le chiedo
    1)Qual’è il periodo migliore per intervenire con una drastica potatura di formazione?
    2)I tagli possono essere effettuati al termine della parte “lignificata”,quella lignea per intenderci,lasciando delle ramificazioni con poche pale?
    Resto in attesa di un suo consiglio,e La ringrazio anticipatamente.Cordiali saluti.

    • 29 giugno 2015 in 17:13
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      Può intervenire subito con una potatura avendo cura della gestione della chioma che diventa un fattore fondamentale per raggiungere il miglior risultato produttivo e qualitativo.
      Le operazioni di potatura devono essere fatte, evitando grossi tagli, mantenendo una impalcatura bassa e preferibilmente lasciando il fusto centrale della pianta. Così facendo assicura una crescita vegetativa equilibrata, facilita la penetrazione della luce e la ventilazione, nonchè va a garantire il raggiungimento di un adeguato livello qualitativo del prodotto.
      Si, è possibile fare dei tagli al termine della parte lignificata, lasciando delle branche con poche pale.
      saluti
      Mimmo

  • 10 agosto 2015 in 19:24
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    Ho letto solo oggi la sua risposta.Grazie per i preziosi consigli

  • 20 agosto 2015 in 15:44
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    prezioso e chiaro articolo su una coltura ancora in espansione e dai risultati economici interessanti.
    Le chiedo se possibile sapere dove reperire le pale per impiantare un piccolo ficodindieto a produzione familiare che comprende le tre cultivar….a chi mi posso rivolgere…io sono in Sardegna…e non ho nessuna intenzione di entrare in competizione con chi questa coltivazione la fa di mestiere con successo e preparazione.
    Cordiali saluti

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