Aumento delle accise sugli spiriti: parte dalla Sicilia una campagna di contestazione

marsala-bicchiereUna petizione on line e una campagna che parte dalla Sicilia per contrastare l’aumento delle accise del 19% sugli spiriti e sui prodotti intermedi fissata per il primo gennaio. Una campagna di Federvini che parte proprio dalla Sicilia, culla di uno dei vini liquorosi più antichi: il Marsala. Una manovra che potrebbe mettere a rischio anche gli sforzi che sono stati fatti negli anni per rilanciare una produzione di qualità ed allargare il consumo di quella che adesso rappresenta una eccellenza siciliana e nazionale. Con numeri di rispetto: novanta milioni di euro di fatturato l’anno, 15 aziende siciliane produttrici e oltre 1.000 addetti nella filiera allargata.

La campagna è stata presentata nel corso di un incontro che si è tenuto a Confindustria Sicilia ed al quale erano presenti il presidente di Confindustria Trapani, Gregory Bongiorno; il direttore generale di Federvini (Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, acqueviti, liquori, sciroppi, aceto ed affini) Ottavio Cagiano de Azevedo; il presidente di Federvini Sicilia, Benedetto Renda; e il consigliere delegato del Consorzio di tutela del vino Marsala, Diego Maggio. L’impatto di questa manovra sul fronte occupazionale, secondo quanto stimato da uno studio condotto da Trade Lab per Federvini, comporterebbe il taglio di oltre 6.700 posti di lavoro a livello nazionale.

In particolare, secondo Trade Lab, in un mercato che già mostra una variazione tendenziale media delle vendite pari al -3,7% a volume e -1,4% a valore, il maggior gettito ipoteticamente generato dalla crescita delle accise al 30% risulterebbe neutralizzato dagli effetti derivanti da un’ulteriore contrazione delle vendite pari al -9,4% a volume, con circa 23 milioni di litri persi.

Con questa accelerazione nel calo dei consumi l’impatto delle accise sul bilancio pubblico sarebbe nullo, con un saldo netto delle entrate fiscali pari a -2,8 milioni di euro: le maggiori entrate originate nel breve termine dalle accise verrebbero quindi interamente compensate dai minori introiti derivanti da tasse sulle imprese e sul lavoro legati alla perdita dei posti di lavoro.