Allevatori di bovini razza bruna, l’associazione ha la mappa genetica dei tori a livello mondiale

Allevatore di Noci, in provincia di Bari, Pietro Laterza è stato eletto per il quarto mandato (2015-2017) alla presidente di Anarb, l’Associazione nazionale degli allevatori di razza Bruna. Oltre a lui faranno parte del Consiglio direttivo Ennio Bonomi (Brescia), Francesco D’Onghia (Taranto), Palmino Ferramosca (Potenza), Alois Hellrigl (Bolzano), Maurizio Maccarrone (Enna), Bruno Ivo Marchi (Firenze), Marcello Martini Barzolai (Belluno), Giovanni Molinu (Sassari), Fausto Pedranzini (Sondrio), Daniele Pennati (Verbania), Giancarlo Peron (Pordenone), Peter Zisch (Bolzano).

Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura in programma a Verona da mercoledì 3 a sabato 6 febbraio 2016 (www.fieragricola.it) lo ha intervistato, incassando immediatamente il riconoscimento del proprio ruolo di leadership da parte del numero uno degli allevatori di razza Bruna. «Fieragricola è per noi la manifestazione di riferimento, lo è stata negli ultimi 40 anni e oltre ed è sentita dagli allevatori di Bruna in modo incredibile – afferma Laterza –. Stiamo già lavorando per un ulteriore rilancio della manifestazione, in collaborazione con Veronafiere. Quella in programma il prossimo febbraio sarà di un’edizione rinnovata, con una spinta verso la valorizzazione della genetica italiana, ma anche con iniziative internazionali di grande respiro. Insomma, sin d’ora una manifestazione da segnare sul calendario e alla quale nessun brunista o in generale appassionato di vacche da latte può mancare».

Presidente Pietro Laterza, quali saranno le priorità del suo quarto mandato?

«Sarà un mandato impegnativo. Ci troviamo di fronte la necessità di ristrutturare la struttura, di valorizzare alcune iniziative di stampo economico e di seguire con attenzione il processo di riposizionamento dell’intero sistema allevatori nei confronti della pubblica amministrazione. Insomma i problemi non mancano ma, ne sono sicuro, anche le opportunità andranno colte».

A cosa si riferisce, in particolare?

«La valorizzazione del modello di produzione zootecnica che Anarb propone da anni, basato sulla qualità delle produzioni, sulla longevità degli animali e sull’integrazione con la filiera produttiva, è un modello che oggi è molto più attuale anche per l’impostazione politica comunitaria che spinge in tale direzione. Ma a parte le dichiarazioni di intenti, il mandato che gli allevatori di Bruna sentono con particolare impegno è quello di valorizzare in pratica le differenze, di uscire dalla logica delle quantità produttive ad ogni costo di riportare il latte ed i suoi derivati ad un ruolo più nobile».

Quali sono le emergenze del comparto e come è possibile risolverle? Cosa possono fare gli allevatori, la filiera, le istituzioni?

«Il prezzo del latte è insoddisfacente e questa non è una novità. È necessario uno sforzo congiunto di tutta la filiera produttiva, superando le divisioni tra allevatori, industriali, trasformatori. Se uno solo degli anelli della catena viene meno, l’intera filiera rischia di chiudere».

Cosa possono fare gli allevatori?

«Il ruolo degli allevatori certo non può essere quello di produttori di materia prima di basso livello che faccia concorrenza sul prezzo alla materia prima internazionale. Produrre in Italia ha costi superiori rispetto ad altre aree d’Europa o del mondo. Se vogliamo latte italiano di qualità per prodotti alimentari di livello superiore, allora gli allevatori non possono essere lasciati soli ad affrontare la volatilità del mercato».

Quanto si sta diffondendo la genomica e quali potranno essere gli sviluppi a medio termine?

«La genomica ormai è permeata profondamente nell’intero processo selettivo della razza. Ha permesso di accelerare il progresso genetico, ha di fatto azzerato i rischi per gli allevatori che usano tori giovani, ha permesso di rendere più efficiente l’intero processo selettivo. Oggi è uno strumento di routine, senza il quale sarebbe impensabile lavorare».

È vero che avete un archivio mondiale con tutti i tori di razza Bruna?

«Sì. Sul lato maschile il gioco è fatto. Abbiamo testato tutti i tori della storia della razza, abbiamo accorpato tutti i genotipi di tutto il mondo in un unico archivio condiviso, abbiamo a disposizione strumenti di valutazione genomica all’avanguardia. Adesso la sfida è sulle femmine. Gli allevatori che testano di routine tutte le vitelle nate in azienda stanno aumentando. Presto, ne sono convinto, complice anche una prevedibile riduzione dei costi nel medio termine, testare le femmine sarà routine».

Con quali opportunità?

«Sarà possibile creare servizi innovativi ancora oggi impensabili, che andranno nella direzione di ridurre i costi di produzione in azienda e di avere animali sempre più adatti alle specifiche condizioni produttive di ogni azienda».