Sagra del cudduruni a Lercara Friddi

Contrariamente a quanti dedicano la notte di S. Lorenzo all’evento nazionale “Calici sotto le stele”, l’associazione Màdores di Lercara Friddi, l’ha consacrata ad uno dei gioielli gastronomici locali, “u cudduruni”. “L’atlante dei pani siciliani” prodotto dal Consorzio Ballatore lo definisce “come una foggia di pane rotonda del diametro di circa 15 cm con un’altezza massima di 2 condito con pomodoro, pecorino, cipolla, acciughe, origano ed olio extravergine di oliva, da consumare debitamente fumante”.

L’evento si è svolto in uno scenario inconsueto, ai piedi del sito archeologico Colle Madore, un insediamento sicano arcaico risalente all’VIII-VII secolo a.C.

Per i lercaresi “u cudduruni”, è una reliquia gastronomica che impone delle ritualità di preparazione al punto di fomentare anche l’eterna rivalità delle donne di famiglia “il cudduruni della mamma è migliore di quello della suocera”, dispute che non hanno inizio e manco fine.

L’origine del cudduruni va ricercata nella cultura ellenica trasmigrata in Sicilia tra il VI e V secolo a. C. dove pare, venissero preparati una cinquanta di tipi di pane, di tutte le forme e per tutte le tasche. Oltre al pane più comune chiamato amogee, realizzato con farina ottenuta da una miscela di cereali, la produzione annoverava la kollura, una tonda pagnotta di farina di grano, che i Greci portarono successivamente in Sicilia e giunta fino ai giorni nostri con il termine dialettale di Kollura o dialettalmente cuddura dal greco “rotondo” o “ciambella”.

Comunque sia, ‘u cudduruni è stato un alimento da sempre gradito, perfino dai poveri braccianti, i quali venivano incitati a lavorare con la felice promessa “cu sciappa timpuna, mancia cudduruna” chi lavora sodo la terra potrà mangiare u cudduruni”. Un altro proverbio ricorda che: Ognunu tira la bracia a lu so cudduruni, ognuno pensa ai propri interessi. Ed ancora “A li santi nun prumettiri diuna, né a li carusi cudduruna” ai santi non promettere digiuni e ai bambini cudduruni

L’evento gastronomico, arricchito dallo sciame di “lacrime” dal cielo a cui i presenti hanno affidato gioie e speranze, è stato impreziosito da una fiaccolata presieduta da padre Pino Pomi. Dopo la degustazione di cudduruna si è svolto un concerto della cantante folk Patrizia Genova che ha allietato la serata e chiuso l’evento lercarese.