Crisi del grano, da Granosalus appello ai consumatori

Si è svolto presso l’Aula consiliare l’incontro organizzato dal Comitato promotore Granosalus, l’Associazione nazionale che dovrà occuparsi di affrontare in modo organico la “Crisi del grano duro” che investe sempre più non solo i produttori ma soprattutto i consumatori.
Durante l’incontro è emersa l’urgente necessità di alleare i due anelli deboli della filiera al fine di salvaguardare più efficacemente la vera emergenza in atto da tempo che è la tutela della salute pubblica.
L’importazione selvaggia di grani di dubbia provenienza stà infatti mettendo in ginocchio tutti i coltivatori del mezzogiorno d’Italia, area particolarmente vocata alla produzione di grani d’eccellenza privi di qualsiasi contaminante resa possibile grazie alle favorevoli condizioni climatiche.
Da tempo i movimenti agricoli hanno posto la problematica all’ attenzione delle istituzioni, senza alcun riscontro utile teso a valorizzare le qualità del grano prodotto nel Sud Italia, di cui la Sicilia è tra i principali produttori.
Due gli argomenti trattati in modo prevalente: le contaminazioni da micotossine e quelle da diserbanti.
In relazione alla micotossina DON (Deossinivalenolo), metabolita fungino dannoso per la salute, la mancanza di una regolamentazione armonica nazionale e comunitaria, tiene all’oscuro i consumatori dai pericoli derivanti dall’ assunzione di alimenti contaminati anche a dosi basse.
Infatti dal rapporto della Commissione scientifica sugli alimenti, consulente
della Commissione europea, si evince che la dose giornaliera di consumo (TDI) di alimenti contenenti DON è fissata in 1 ppb (microgrammo/chilogrammo) per ogni chilo di peso corporeo.
I limiti attuali sono però riferiti alla dieta di un cittadino europeo medio che consuma 5-6 chili di pasta all’anno, a differenza dei 27 chili di pasta pro capite consumati in Italia. Il consumatore italiano risulta pertanto più esposto al rischio di intossicazione alimentare in quanto assume una dose giornaliera di ben cinque volte superiore ai limiti europei. Occorrerebbe quindi abbassare i predetti limiti ad un quinto rispetto a quelli previsti dall’attuale normativa europea.
In attesa di queste modifiche il Governo italiano dovrebbe applicare il principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani (Art. 23 Direttiva 2001/18/CE) e ispezionare le navi in ingresso nel nostro Paese.
Anche sul diserbante glifosate, di cui è scientificamente provata la correlazione con la celiachia, dopo il recepimento del regolamento europeo e del decreto ministeriale che ne vieta l’uso in prossimità della raccolta, occorrerebbe far rispettare, a tutela della salute, i divieti imposti dalla recente normativa europea e nazionale alle navi in arrivo dall’ estero, in particolare dai paesi che ne fanno largo uso, Canada in primis.
La nascente associazione avrà cura di informare i consumatori, attraverso le analisi che saranno pubblicate su un portale, circa l’assenza di ogni residuo nella pasta, nel pane e in tutti gli altri derivati dei cereali.
Durante l’incontro sono state anche illustrate le finalità e le strategie che la nuova associazione intende portare avanti in Italia per aumentare il grado di trasparenza nei meccanismi di formazione del prezzo all’origine e redistribuire equamente il reddito lungo la filiera, tutelando, attraverso la Commissione unica nazionale prezzi (CUN), la salute dei consumatori e il reddito dei produttori.
Sono intervenuti Saverio De Bonis, coordinatore Fima (Federazione italiana Movimenti Agricoli); Roberto Carchia, Dirigente Fima Puglia; Mario Dilena, comitato cerealicolo Sicilia; Cosimo Gioia, comitato cerealicolo Sicilia; Giuseppe Li Rosi, Associazione Simenza; Giuseppe Catania, sindaco di Mussomeli. Ha moderato l’incontro Graziella Dilena.