Agroselvicoltura, attività multifunzionale di successo

Tra le pratiche multifunzionali agricole va sempre più consolidando l’agroselvicoltura, un tipo di pratica che integra la vegetazione boschiva (alberi e arbusti) con i seminativi o pascoli e forme pascolative per trarre vantaggio dalle interazioni ecologiche ed economiche che ne derivano.

Una volta veniva chiamata “consociazione” ed era ritenuta tecnicamente poco valida perché si credeva che l’apparato radicale delle due diverse piante entrassero in concorrenza, oggi, si ritiene un modello colturale che potrebbe acquisire rilevanza in futuro perché risponde a determinate necessità della agricoltura moderna: sinergia nello sfruttamento delle risorse, maggiore produzione su minore spazio, integrazione di sistemi e intensificazione colturale.

 

Il progetto AFINET  – AgroForestry Innovation NETworks (1)

Per approfondire la possibile rilevanza economica e la riconosciuta rilevanza ambientale di questa pratica agricola, in Italia ancora poco diffusa, ma conosciuta nel Meridione e nelle Isole, si è recentemente costituito un consorzio europeo di 13 partner che ha lanciato AFINET  – AgroForestry Innovation NETworks –  una rete tematica volta a favorire lo scambio e il trasferimento di conoscenze tra studiosi e professionisti dell’agroforesteria. Gli obiettivi di AFINET saranno, come dichiarano i partner sulla loro pagina web, diffondere i risultati della ricerca in pratica e promuovere idee innovative per affrontare le sfide e risolvere i problemi dei professionisti.

Questo studio pubblicato sul giornale Terra e Vita attenziona il caso dell’olivicoltura meridionale italiana. Dopo la tanto osannata specializzazione colturale e la ricerca della massimizzazione della produttività unitaria, con la ricerca verso alte densità d’impianto e piante a ridotta vigoria con la condanna della coltivazione dell’olivo in coltura consociata, considerata indice di scarso progresso tecnologico ed economico, oggi viene totalmente ribaltata questa tesi e l’olivo in consociazione con altre colture e/o allevamenti, rientra in quella che viene definita agroselvicoltura, una pratica che comprende coltivazioni arboree, anche oliveti consociate con colture e/o allevamenti.

 

Gestione “moderna” dei sistemi agroforestali dell’olivo

La ricerca pone in evidenza la gestione “moderna” dei sistemi agroforestali dell’olivo attraverso la multifunzionalità aziendale, con pratiche quali:

  • L’inerbimento o con specie erbacee permanenti,
  • il pascolamento e la consociazione con colture a regime arativo;

entrambi, possono tornare di grande utilità, sia sotto l’aspetto ambientale che economico.

“La tecnica dell’inerbimento con specie erbacee, oltre ad avere un effetto positivo contro l’erosione, migliora le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche del terreno. L’inerbimento influenza anche la fertilità del suolo grazie all’aumento di sostanza organica (accumulo di carbonio – C) che invece con le lavorazioni subisce veloci processi ossidativi. Gli effetti più considerevoli dell’inerbimento sono l’eliminazione della suola di lavorazione, l’aumento della microporosità e il miglioramento della struttura del suolo a beneficio della capacità idrica dello stesso. Una recente ricerca ha evidenziato dimostrando che l’inerbimento non ha innescato competizione con l’olivo, anzi è aumentato un amento del 27% di acqua disponibile e del 36% di C nel suolo, rispetto ad un aumento del 27% di C con l’inerbimento con vegetazione spontanea. Questi dati dimostrano inequivocabilmente l’importanza dell’inerbimento con specie selezionate nell’olivicoltura in adattamento ai cambiamenti climatici”.

“Il pascolamento oltre a contribuisce al benessere animale, migliorando la qualità della produzione, garantisce l’approvvigionamento di risorse foraggere integrative provenienti dalla componente arborea (ghiande, frasca da foraggio, frutti caduti) ed erbacea naturale.

Inoltre l’allevamento intensivo ha un ruolo determinante nell’effetto serra, infatti contribuisce al 50% delle emissioni di C nell’atmosfera dell’intero comparto agricolo.

Nell’allevamento brado in sistemi agroforestali il C emesso dagli animali potrà essere immagazzinato nella biomassa legnosa della coltura arborea consociata”.

Da ricerche condotte da Rosati e collaboratori in Umbria (CREA Spoleto) dimostrano la convenienza e fattività di questa pratica innovativa, con grandi prospettive di implementazione, vista la prevalente attenzione del consumatore per prodotti avicoli sani, salubri, rispettosi della salute umana e del benessere animale.  Si tratta di allevamenti a terra all’aperto con ricoveri, beneficiando della copertura della coltura di protezione come l’olivo. Un’antica e diffusa pratica che ancora in Sicilia viene espletata, e che in molti casi risulta agronomicamente ed economicamente valida.

Soprattutto che in questi ultimi anni la zootecnia intensiva è stata messa sotto accusa per le emissioni di inquinanti con seri rischi di bassa salubrità delle produzioni alimentari. E’ opportuno dice la ricerca che le colture da consociare devono essere compatibili agronomicamente ed ecofisiologicamente

Nella nuova riforma della Pac che prevede un’agricoltura smart, (intelligente), capace di coniugare la sicurezza alimentare (cibo sicuro per tutti) e la tutela ambientale, per la quale la salvaguardia delia biodiversità, fertilità del suolo e lotta al cambiamento climatico sono obiettivi irrinunciabili, sono previsti dei contributi ad hoc per il ripristino di sistemi agroforestali tradizionali che potrebbero riguardare anche l’olivo.

Il progetto AFINET  – AgroForestry Innovation NETworks prevede una ricerca che studi e verifichi la sostenibilità di questi sistemi territoriali, con soluzioni innovative alla loro riproposizione in chiave attuale, in coerenza con le esigenze agroambientali, produttive e economiche della nostra società.

(1) Progetto Afinet, un progetto internazionale sui sistemi agroforestali di P. Paris, F. Camilli, A. Pisanelli, C. Consalvo, A, Agusti, A. Rosati.

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