Oxfam lancia la campagna “Al giusto prezzo” per porre fine allo sfruttamento dei lavoratori nelle filiere agroalimentari

“In estate lavoriamo 15 ore al giorno, mangiando solo la sera. Quando siamo stanchi prendiamo l’oppio. Senza pasticche, come si può lavorare in queste condizioni?”. Così un esponente della comunità Sikh nel Lazio, in quell’agro Pontino dove si coltiva intensivamente per larga parte dell’anno, ma con paghe ancora troppo lontane da quelle previste dal contratto provinciale: 4/4,50 euro l’ora invece di 9 euro lordi. Come lui, centinaia di migliaia di lavora tori sono vittime di sfruttamento e caporalato, abusi e salari da fame, lungo le filiere che portano frutta e verdura nei principali supermercati italiani.

Oxfam lancia oggi la campagna Al giusto prezzo per accendere i riflettori sulle ingiustizie che si celano dietro a moltissimi prodotti alimentari venduti s ugli scaffali dei supermercati. Dopo aver indagato le filiere di approvvigionamento dei principali supermercati stranieri e denunciato le pratiche commerciali con cui sono soliti imporre prezzi molto bassi ai produttori di piccola scala, con conseguenze devastanti per i braccianti e gli operai agricoli, Oxfam ha guardato all’Italia dove un lavoratore su due in agricoltura è irregolare.

Le pagine del rapporto , da cui la campagna prende il via, analizzano il grado di impegno con cui i 5 più grandi operatori italiani della GDO (grande distribuzione organizzata) – Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex (al quale sono collegate insegne come A&O, Famila, C+C, Elite, il gigante, Sole 365 e varie altre), Eurospin – stanno affrontando il tema dei diritti umani nelle proprie filiere di produzione agroalimentare, contribuendo ad eliminare sfruttamento e abusi nelle campagne.

LA PAGELLA DEI 5 BIG DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE. Ne risulta una pagella che fotografa il livello di impegno delle aziende rispetto a quattro temi chiave – trasparenza e accountability, diritti dei produttori di piccola scala, diritti dei lavoratori agricoli, diritti delle donne – e analizza i passi compiuti dai 5 big della GDO per assicurare il rispetto dei diritti umani di tutte le persone coinvolte nelle loro filiere di approvvigionamento . Basandosi su dati pubblici resi disponibili dalle stesse aziende, la valutazione è stata condotta adattando una metodologia elaborata da Oxfam e già applicata ai più grandi supermercati internazionali come Walmart, Tesco, Lidl, Aldi e altri.

I risultati evidenziano qui ndi che de lle 5 aziende analizzate, soltanto 3 mostrano di aver avviato un percorso di sostenibilità sociale nelle proprie filiere, seppur con un livello di impegno di diversa intensità. Coop è l’azienda che dimostra un livello maggiore di consapevolezza e azione sul tema dei diritti umani nelle filiere totalizzando un 27%; Conad arriva all’11%, Esselunga all’8%. Selex ed Eurospin ottengono un punteggio pari a 0% in tutte le aree di indagine, in quanto non è stato possibile rintracciare alcun documento pubb lico relativo a i tem i in questione . Il valore della pagella non si esaurisce tanto nell’azione di redigere una classifica o di mettere un voto (cosa che di fatto una pagella fa), quanto piuttosto nel dar conto di un percorso di sostenibilità sociale lungo la filiera di produzione a cui il singolo supermercato si s ta (o meno) adeguando. È evidente che per il livello di ambizione posto dagli indicatori che guidano l’analisi, basati su standard internazionali, il raggiungimento di una piena sostenibilità sociale (100%) è un percorso in divenire. “Controllando il 75% di tutto il cibo e le bevande consumati nel nostro paese e 26.000 punti vendita, le aziende della GDO hanno l’enorme potere di decidere e orientare scelte e prezzi lungo l’intera filiera di produzione. – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – L’estate scorsa, tra il 4 e il 6 agosto, in poco meno di 48 ore, 16 braccianti agricoli sono morti in incidenti sulle strade del foggiano: tornavano dai campi stipati come bestie sui mezzi di trasporto dei caporali. Un reale impegno dell e aziende della GDO a cambiare politiche e pratiche del loro approvvigionamento è fondamentale per difendere i diritti del l’ultimo anello della filiera: i braccianti e gli operai che coltivano, raccolgono e confezionano il nostro cibo”.

LE DONNE TRA LE PRIME VITTIME DI SFRUTTAMENTO. Dai risultati dell’indagine è allarmante constatare la totale inazione rispetto alla tutela delle donne impiegate lungo la filiera: tutte e cinque le aziende ottengono infatti un punteggio pari a zero. “Ci controllano dall’alto per poterci riprendere al minimo errore. Anche per andare in bagno dobbiamo passare i tornelli elettronici col nostro badge, così sanno quanti minuti ci mettiamo. Mi sento una macchina, solo che la macchina al posto mio avrebbe fa tto i cestini marci e schifosi. Io l’unica cosa in più che ho della macchina è che tolgo il marcio. Siamo numeri, non si guarda il lato umano o la dignità della persona ”, racc onta una lavoratrice di una fabbrica di inscatolamento di uva da tavola in provin cia di Bari, costretta per una paga bassissima a turni di lavoro fino a 10 ore, durante i quali pesa e sigilla migliaia di scatole senza poter mai alzare lo sguardo dai nastri che velocissimi le scorrono sotto gli occhi.

UNA PETIZIONE PER DAR “VOCE” A TUTTI I CONSUMATORI. Raccontando cosa si cela dietro al prezzo dei prodotti che tutti i giorni mettiamo nei nostri carrelli, Oxfam si propone di sensibilizzare tutti i cittadini nel ruolo di consumatori, coinvolgendoli in una petizione , diretta a stimolare e sviluppare nelle aziende al centro dell’indagine un modello di business socialmente sostenibile. Ciascuno firmandola, potrà infatti chiedere ai 5 big della grande distribuzione italiana di assumersi la responsabilità della tutela dei diritti umani nelle proprie filiere di approvvigionamento : iniziando da una valutazione dell’impatto delle proprie politiche e comunicando pubblicamente i risultati e gli impegni che ne deriveranno. Tutti potranno così sapere cosa c’è dietro ai prezzi dei prodotti che compriamo, se i diritti dei lavoratori che li producono vengono rispettati e se produttori e lavoratori sono pagati al giusto prezzo. “La sfida che vogliamo lanciare oggi è ambiziosa: porre fine allo sfruttamento dei lavoratori agricoli nelle filiere di fornitura dei supermercati. – ha aggiunto Bacciotti – Le responsabilità coinvolgono tutti gli attori della filiera. Alle aziende chiediamo di indagare e contrastare tutte le forme di abuso o violazione dei diritti umani e dei diritti dei lavora tori lungo le proprie filiere di produzione . Al Governo chiediamo di rafforzare e dare piena applicazione al la legge introdotta nella scorsa legislatura contro lo sfruttamento del lavoro e il caporalato e di regolare con nuove normative il settore della G DO per impedire pratiche commerciali ingiuste che penalizzano gli agricoltori di piccola scala e sfruttano i lavoratori . Ai cittadini chiediamo di es sere ConsumAttori che vogliono conoscere cosa si nasconde dietro al prezzo del cibo che mettiamo nel carrello della spesa tutti i giorni . Il cammino è solo all’inizio, ma accelerarlo è un imperativo morale che nessuno può più ignorare”.