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Movimento equità territoriale: “Agea non ostacoli chi vuole rinnovare i propri impianti di uva da vino”

“Quello che sta succedendo in Sicilia con Agea è incredibile. Ci riferiamo, in particolare, agli agricoltori che stanno impiantando i nuovi vigneti. Ai quali, in questo momento, nonostante la crisi economica provocata dalla pandemia, vengono imposte prescrizioni impossibili da rispettare”. Lo dice Franco Calderone, coordinatore di Equità Territoriale in Sicilia.

Agea è l’Agenzia dello Stato che effettua i pagamenti in agricoltura. “Chi effettua un nuovo impianto di vigneto da vino – dice Calderone – deve acquistare le barbatelle da sistemare nei terreni sulle quali poi si innesteranno le varietà di uva. Per l’acquisto delle barbatelle è previsto un contributo da parte dell’Unione europea. Per potere accedere al contributo l’agricoltore deve esibire all’Agea il contratto di acquisto delle barbatelle già quietanzato, deve cioè dimostrare di aver acquistato e pagato le barbatelle. In condizioni normali è anche giusto. Il problema è che, dallo scorso anno ad oggi, il mercato del vino italiano ha subito un crollo dovuto all’andamento generale dell’economia italiana e, in particolare, al blocco del settore della ristorazione. Il discorso è semplice: se un produttore di vino non è riuscito a vendere il proprio vino non ha liquidità disponibile. In parole più semplici, si trova in grande difficoltà, perché ha sostenuto dei costi e non ha incassato nulla, perché non ha venduto il vino”.

“Noi non contestiamo il regolamento Agea – conclude il coordinatore di Equità Territoriale in Sicilia – Il problema è che, in questo momento, causa una pesante crisi economica, questo regolamento è impossibile da rispettare per chi produce il vino e, nonostante la crisi, continua ad investire in questo settore. In questo momento Agea si dovrebbe accontentare dei contratti di acquisto tra produttori di vino e aziende che vengono le barbatelle. Si tratta di ragionevolezza. Bisogna dare il tempo ai produttori di vino di incassare qualcosa, sennò, per loro, è impossibile pagare. Del resto, se c’è un accordo, in tal senso, tra produttori di vino e aziende che vendono le barbatelle che problemi ci sono? Nessuno fa beneficenza e le aziende che vendono le barbatelle hanno tutto l’interesse a ricevere i pagamenti postergati. Perché l’alternativa è il blocco di tutto il settore: blocco dei nuovi impianti di vite da vino e blocco delle vendite di barbatelle. Siamo convinti che non sia questo il fine ultimo dell’attuale Governo nazionale”.