Il paesaggio siciliano rischia di finire in fumo

Anche quest’anno la “campagna incendiaria” non ha sosta. Da diverse parti della Sicilia gli incendi continuano a divampare impoverendo il nostro patrimonio paesaggistico e naturalistico. Basta farsi un giro sui social per constatare, attraverso video e foto, gli innumerevoli roghi che divampano in tutta l’Isola.

Quello che fa più rabbia che questi incalliti incendiari continuano a chiamarli piromani, quasi a volerli giustificare, mentre, sarebbe più opportuno appellarli semplicemente: delinquenti! Delinquenti raffinati, aderenti a gruppi malavitosi, poiché è risaputo che si muovono con logiche e strategie ben precise.

Aspettano vigliaccamente per appiccare il fuoco, l’arrivo dello scirocco, scelgono punti strategici anche inaccessibili, di notte o nelle ore di caldo massimo, località che con il favore del vento diventano dei veri e propri camini, insomma, incendi la cui natura, lo dicono gli inquirenti, sono tutti dolosi.

Questa scientificità incendiaria, al di là del movente, sta causando la perdita di un patrimonio che nel contempo è risorsa ambientale ed economica. Una strategia che è regionalizzata perché gli incendi vengono appiccati contemporaneamente, in diversi punti dell’isola, con analoga metodologia e tecnica.

Sembra che esista un’unica regia con un unico obiettivo. Professionisti incendiari che non vengono mai pescati e pertanto possono mettere in atto, anno dopo anno, la loro abilità a delinquere, anche nelle medesime località.

Il piromane è istintivo non ragiona, non ha strategie, non rispetta i tempi, viceversa, questi delinquenti ragionano, si muovono con una tattica, hanno pure appoggi, approvazioni e coperture. Come è possibile che nessuno veda niente, nessun movimento sospetto, nessun “sentito dire”.

Un proverbio antico siciliano recita: “Sciroccu, sciroccu, sciroccu, tira l’acqua cu lu croccu”. Il detto metteva in guardia gli agricoltori della certezza dell’arrivo della pioggia imminente. Oggi il proverbio è stato modificato: “Sciroccu, sciroccu, sciroccu, tira u focu cu lu croccu” perché è diventato scontato che l’arrivo del vento del sud è accompagnato da paurosi incendi.

Non impaurisce questi delinquenti la legge-voto approvata all’Ars che nell’articolo 1, dispone l’applicazione della pena pecuniaria, per i reati relativi agli articoli 423 (incendio) e 423 bis (incendio boschivo) del codice penale, oltre alle pene già previste. La stessa normativa prevede anche il sequestro dei beni a garanzia del pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta all’Erario dello Stato.

I dati siciliani riguardanti gli incendi sono allarmanti. “Nel 2017, ha fatto registrare la più elevata superficie percorsa dal fuoco (34.221 ettari tra boscata e non boscata, pari al 21% del totale nazionale) e un numero di incendi (1.113) che la colloca sul podio nazionale, dopo Calabria e Campania, altre due regioni che, seppur in tono minore, di forestali hanno fatto incetta. Nel corso del 2019, i numeri rilasciati dal Centro operativo aereo unificato (Coau) del Dipartimento della Protezione civile, nell’ambito della campagna estiva anti-incendio boschivo 2019, iniziata il 15 giugno scorso e conclusa il 30 settembre, ha certificato 805 richieste di soccorso aereo, con il 40% che ha riguardato l’Isola”.

Controllare il territorio diventa allora impellente. Perché non utilizzare le associazione ambientalisti, ampiamente addestrate, capaci di segnalare eventuali presenze sospette, oppure il personale forestale, come deterrente, metterlo lungo le strade o sentieri a registrare tutti coloro che transitano per le aree boscate o agricole.

Le torrette risultano oramai superate, comunicano l’incendio dopo che è stato appiccato, allora perché non utilizzare velivoli militari a pilotaggio remoto, tramite la sottoscrizione di appositi protocolli di intesa tra Stato e Regioni.

Si spera che la prossima riforma sulla forestazione possa dare ordine a questo settore che nel tempo si è dimostrato lacunoso e incapace di salvaguardare la vegetazione protetta. Anche perché, se è vero che in Sicilia gli operai forestali sono ventiduemila, la metà di tutta Italia, cioè quelli preposti a garantire la salvaguardia del territorio, uno ogni diciassette ettari di bosco, qualcosa effettivamente non funziona.

E’ necessario che si intervenga con una razionale realizzazione di fasce tagliafuoco, punti acqua, vasche ad uso antincendio al miglioramento della viabilità forestale ad uso antincendio, ai lavori selvicolturali, alla sistemazione idraulico forestale dei versanti, attività che un tempo venivano realizzati annualmente, ma anche aumentare l’organico delle guardie forestali oramai di numero esiguo.

Nonostante i 45 milioni di euro (44,7) per interventi di prevenzione da avversità naturali o eventi catastrofici, nonché per la riduzione dei rischi d’incendio, dissesto idrogeologico e desertificazione sono stati finanziati dall’assessorato Agricoltura che, tramite il Dipartimento dello Sviluppo Rurale, che ha pubblicato la graduatoria delle istanze ammesse al bando relativo  alla Misura 8.3 del PSR Sicilia 2014 – 2020, non c’è un minuto da perdere, perché continuando così il nostro patrimonio paesaggistico andrà in fumo.