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Pac 2020 e Green Deal: opportunità per il biologico

“Siamo alla vigilia di una stagione di innovazione nell’ortofrutta che gravita attorno al Green Deal e alla nuova Pac, scenario dove il biologico ha tutte le carte in regola per essere il palmares” così Fabrizio Piva, amministratore delegato di Ccpb, l’organismo certificazione dei prodotti biologici ed eco-sostenibili agroalimentari, descrive il panorama attuale della sostenibilità in agricoltura durante il convegno “Pac 2020 e Green Deal: opportunità per il biologico?” organizzato nella seconda giornata (mercoledì 8 settembre) di Macfrut 2021 al Rimini Expo Center.

Un comparto, quello del biologico, che stando agli ultimi dati elaborati da Ismea oggi ricopre 1.993.236 ettari a livello nazionale, 35 mila ettari in più rispetto al 2018. L’Italia è il terzo Paese in Europa per estensione di superficie biologica dopo la Spagna (2.246.000 ha) e la Francia (2.034.000 ha), con 80.643 aziende attive del settore, in crescita. Oggi gli operatori del bio italiani ricoprono il 6,2% sul totale aziende agricole, 28 gli ettari medi di una azienda bio, rispetto agli 11 delle altre aziende agricole. La crescita delle superfici dedicate agli ortaggi bio è evidente (+149% negli ultimi cinque anni. Legumi freschi, pomodori e piselli sono i principali) sottolineano sempre i dati Ismea, mentre per la frutta (nelle prime posizioni ci sono agrumi e frutta a guscio) l’andamento è più altalenante.

Veniamo ai consumi: 3,6 miliardi di euro sono i consumi italiani di biologico (+1,9% rispetto all’ultimo anno). I prodotti bio che gli italiani mettono principalmente nel carrello ad oggi sono le banane, mele e arance, in netta espansione nell’ultimo anno attraverso il canale dell’e-commerce. “Quest’anno c’è tanta carne al fuoco sul biologico – conferma Angelo Frascarelli, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia -. L’evento più importante a livello europeo è sicuramente il Green Deal, che cambierà la vita di tutti noi cittadini dato l’obiettivo ambizioso di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 nell’UE. Un grande cambiamento che per quanto riguarda il biologico si traduce nella strategia dal produttore al consumatore ‘From Farm to Fork’, il cui obiettivo è quello di raggiungere il 25% delle superfici biologiche a livello europeo nel 2030, oggi a quota 8,5% in UE, con l’Italia salita al 15%”.

I numeri della strategia ‘From Farm to Fork’ parlano chiaro: ridurre del 50% l’uso di pesticidi chimici entro il 2030, ridurre almeno del 50% le perdite di nutrienti e del 20% l’uso dei fertilizzanti. Come anche dimezzare le vendite di sostanze antimicrobiche. “La reazione dei produttori italiani agli obiettivi della strategia è per ora negativa – continua Franscarelli –, la preoccupazione degli imprenditori verte attorno al possibile passo indietro sui ricavi. Ma dobbiamo guardare alla volontà dei consumatori di allontanarsi dai prodotti chimici e guardare queste strategie con le tecniche innovative del futuro. Ci sarà una stagione di innovazione incredibile nei prossimi dieci anni”.