Antonio Fricano (APO Sicilia): il limone biologico siciliano si consolida nei mercati europei

Mentre è in pieno svolgimento la raccolta del limone Primofiore, occorre capire come la tensione sui prezzi nella fase post-pandemica e con la guerra in Ucraina in corso influisce sui mercati, sia sul prezzo all’origine e anche sui volumi di commercializzazione nelle principali catene di supermercati sia in Italia che all’estero.

I maggiori costi dell’energia, dei materiali, degli imballaggi, dei trasporti che si riverberano anche sui macchinari, sui fertilizzanti e sulla manodopera, creano fribrillazioni e preoccupazioni agli operatori del comparto. Un quadro complessivo che crea pressioni ed incertezza sui margini per i coltivatori e gli esportatori di limoni.

Per avere chiavi di lettura e delucidazioni sul quadro complessivo della campagna limonicola e sulle prospettive a breve per la valorizzazione del limone siciliano abbiamo intervistato Antonio Fricano, presidente di Bia, consorzio agricolo tra produttori di ortofrutta biologica nato nel 2011 e che oggi conta 11 aziende associate. Tra queste c’è Apo Sicilia, realtà siciliana guidata dallo stesso Fricano e specializzata nella produzione agrumicola con 400 Ha coltivati a Limoni.

Domanda: Presidente Fricano qual è lo stato dell’arte del mercato europeo della richiesta del limone siciliano?

Si registra una domanda attiva in termini di volumi un dato che attesta che i livelli di consumo in ogni caso in Europa sono soddisfacenti, anche se la remunerazione riconosciuta dalle grosse catene di distribuzione non sempre sono allineate alle attese e alle aspettative. Si è registrato un prezzo medio di realizzo di ….cent/Kg con una remunerazione al produttore di ….cent/Kg

Infatti la domanda è ancora sostenuta, anche in presenza di un “effetto Covid” che gradualmente sta svanendo, infatti in questi 2 anni il limone siciliano è stato percepito come un prodotto sano e salubre e questo ha sorretto la domanda. Comunque in situazioni difficili tenuto conto delle tensioni internazionali esistono ancora opportunità, in particolare nel mercato del limone biologico.

Domanda: Il territorio siciliano nei sui territori a vocazione limonicola vede operare i consorzi di tutela, del Limone Interdonato di Messina Igp, del Limone Femminello di Siracusa Igp e ultimo arrivato del Limone dell’Etna, ci sono spazi e opportunità per valorizzare anche la produzione limonicola della fascia costiera tirrenica palermitana?

Sicuramente la fascia costiera tirrenica che da Palermo si snoda a Cefalù oltre che una produzione limonicola di alta qualità, vanta una storicità e una tradizione che meriterebbe una tutela e un riconoscimento di una produzione tipica. E’ un distretto limonicolo che dalla Conca d’Oro, passando per la Piana di Bagheria attraversa i limoneti di Campofelice di Roccella e Lascari per arrivare a Cefalù. Un territorio che ha una connotazione storica legata alla produzione di limoni e collega idealmente Palermo e Cefalù i centri maggiori del percorso arabo-normanno riconosciuto Patrimonio Unesco nel 2015. Ritengo che ci possono essere le condizioni per attivare questi meccanismi in cui va verificata la volontà dal basso dei tanti portatori d’interesse dai produttori innanzitutto, dalle associazioni che si occupano di marketing territoriale e anche dei soggetti istituzionali.

Domanda: Lei opera nella Piana di Bagheria, quali misure e azioni potrebbero aiutare e sostenere il recupero e la rifunzionalizzazione nella coscienza collettiva della coltivazione del limone verdello nel comprensorio alle porte di Palermo come fonte di reddito ?

Sicuramente l’Istituzione di un museo dell’identità limonicola andrebbe nella direzione del recupero della memoria ma allo stesso tempo si potrebbe ripartire dal Museo non per cristallizzare e celebrare una stagione che ha informato per decenni la vista sociale, culturale ed economica del territorio, ma perché possa costituire un punto di partenza per progettare un futuro che ponga le basi sulla coltivazione del limone per poter diventare anche un polo informativo per la valorizzazione e la commercializzazione del verdello. Sarebbe utile per recuperare la memoria della civiltà contadina attraverso una mostra permanente di attrezzi, macchinari e testimonianze dell’agrumicoltura.

E in questa visione c’è spazio per un ritorno dei giovani in un progetto di imprenditoria agricola legata alla coltivazione del limone e nell’ambito della filiera?

Oggi dopo il declino iniziato agli inizi degli anni’70 – a cui ha fatto seguito la contemporanea avanzata dell’edilizia speculativa che ha depauperato la limonicoltura nel territorio, – nell’ultimo decennio è successo l’impensabile, un richiamo della terra per le giovani generazioni grazie anche all’apprezzamento sui mercati europei e nazionali del limone siciliano. Il Limone tra l’altro, prodotto iconico della tradizione siciliana, nella sua produzione estiva, il verdello, negli ultimi anni ha ripreso quota nei mercati riservando ai produttori soddisfazioni ed utili che rendono nuovamente conveniente la coltivazione “dell’oro verde” che nel secolo scorso distribuì ricchezza diffusa in molte parti dell’Isola, in particolar modo nel comprensorio bagherese. Tutto va nella direzione del rilancio della coltivazione del limone con una nuova prospettiva di sviluppo. Il riconoscimento della certificazione di qualità e la costituzione di un Museo dell’identità e delle varietà limonicole costituirebbero tasselli di una strategia ben definita.