Sburocratizzare la zootecnia siciliana

La zootecnia siciliana nel comparto agricolo è di fondamentale importanza, legata a, bisogni, esigenze, diritti, buon senso e tradizioni dei siciliani. La stessa si pratica nella maggior parte dei casi come attività estensiva allo stato brado, con linea vacca vitello (per le specie bovine), ma anche per le altre specie, perché i territori disomogenei cui si presta la Sicilia, si adattano a tale attività e da questo ne diviene l’importanza fondamentale per lo sfruttamento dei territori delle colline e delle montagne, che potrebbero rischiare lo spopolamento ed l’abbandono delle campagne.

Premesso quanto sopra, diversi tavoli tecnici negli anni hanno sempre avanzato molteplici proposte per il comparto, ma sembra non interessare a nessuno tale problematica, forse perché non vi sono lobby di grandi imprenditori che possano rappresentare gli interessi del comparto.

La nostra proposta chiave a grido univoco per il settore della zootecnia siciliana è rappresentata dalla parola sburocratizzazione, termine di cui tutti ne parlano, ma nessuno s’impegna ad attuarla.

Molto spesso i regolamenti comunitari, disciplinano la materia trattando il territorio Europeo in modo omogeneo, come se gli allevamenti insistenti in Sicilia, si possano paragonare e quelli della Pianura Padana, piuttosto che a quelli di altri Paesi Europei come ad as. Irlanda, Islanda, Francia ecc. ecc., è ovvio che ognuno ha propri territori e proprie caratteristiche di allevamento.

Penso alle norme della condizionalità che sono intese da regolamento comunitario in egual modo tra gli stati membri ed nello stesso stato membro, mentre bisognerebbe derogare alcune norme per gli allevamenti piccoli e medi.

Penso alla situazione sanitaria degli allevamenti, che da anni attanaglia la Sicilia, in quanto non viene permesso di vaccinare gli animali contro la brucellosi, non si capisce l’ostilità a non farlo, eppure si preferisce controllare sanitariamente almeno due volte l’anno gli animali con un dispenso di forze e denaro da capogiro, neanche l’essere umano viene sottoposto a tutti questi controlli.

Abbiamo visto che anche in emergenza covid 19, il settore zootecnico ha retto bene con tutte le difficoltà che ha creato il lockdown, non facendo mancare la materia prima, ma si registrano un calo dei prezzi negli ultimi 6 mesi che non è sopportabile dagli allevatori, in quanto il costo di produzione non viene coperto dai costi di vendita, bisognerebbe aiutare gli allevatori attraverso misure a dire la verità alcune già strutturate, ma privi di fondi, come ad. Es. la misura 13 del PSR, che negli ultimi anni è stata disattesa, facendo mancare appunto, l’unico aiuto/sostentamento delle zone svantaggiate, che avrebbero potuto aiutare l’allevatore. Altra misura di fondamentale importanza già prevista nel Psr è la misura 14 (benessere degli animali), ma che in Sicilia non è mai stata attivata ne in questa programmazione, ne in quella passata, ma si auspica che venga attivata nel prossimo PSR Sicilia.

Altra misura di fondamentale importanza sarebbe quella di finanziare il potenziamento del patrimonio zootecnico attraverso la sostituzione dei capi, cioè finanziare l’acquisto di animali o iscritti a libro genealogico e/o all’acquisto di animali iscritti al registro anagrafico di razza.

Una misura adatta invece alla regolamentazione del mercato e dei prezzi sarebbe incentivare la grande distribuzione del mercato dei Siciliani, a vendere nei propri banchi carne Siciliana e limitare l’importazione di carne Estera ed Internazionale, perché a discapito dei nostri allevamenti arriva carne da tutte le parti del mondo con un costo di produzione assai differente dei nostri e quindi non possiamo concorrere nel prezzo, ma solo nella qualità.

Un’ultima analisi va fatta al premio accoppiato sulla PAC che attualmente finanzia i premi ai capi bovini macellati ed allevati, tale misura è insufficiente perché il premio corrisposto a capo e veramente irrisorio e quindi si auspicano un innalzamento dei plafond finanziari, specialmente nella nuova PAC, senza che si dimenticano di finanziare anche gli animali non iscritti a libro genealogico.

Serafino Gullo, presidente di Unione coltivatori italiani – Palermo