Domenico Cocchiara, il pittore della capra Girgentana

In Sicilia la capra girgentana, da sempre, è stata l’animale che maggiormente ha attratto la curiosità dei visitatori, sia per le sue corna a cavaturaccioli che raggiungono anche il metro di altezza, sia per le sue doti di rusticità e di resistenza, utilissime nell’entroterra dove non è facile vivere. Questo erbivoro, apparentemente scontroso, mostra, viceversa, facilità di adattamento e propensione alla convivenza, tanto da diventare, nel tempo, un tutt’uno con il suo padrone; la sua adattabilità lo porta a ricercare le essenze meno gradevoli degli altri erbivori, e per questo, è capace di arrampicarsi nei punti estremi al di fuori dei dislivelli praticabili. Questo animale va anche apprezzato per l’ottima produzione di latte; con un contenuto in grasso del 4% circa, riesce a regalarci uno squisito formaggio ed una suadente ricotta. A tal proposito, in Sicilia è proverbiale il detto: Cascavaddu di vacca, tumazzu di pecora e ricotta di crapa (Caciocavallo di mucche, formaggio di pecora e ricotta di capra). Nonostante la sua apparente aggressività, data dalle sue possente corna, riesce a saldare un ottimo rapporto con gli umani.

Oggi la capra Girgentana rischia l’estinzione. Attorno a questa capra è stato istituito un Presidio Slow Food con l’obiettivo di poterla salvare e restituire alle generazioni future. Il suo nome deriva da Girgenti (oggi Agrigento) ed è assolutamente inconfondibile per le lunghissime corna a spirale (o a turacciolo). Il pelo e le corna ricordano soggetti asiatici ancora viventi allo stato selvatico e la sua origine, secondo alcuni, va ricercata fra le capre del Tibet (nella zona dell’Himalaya). L’importazione dei primi soggetti asiatici è attribuita agli Arabi nell’800 d.C.

È una capra di taglia media con pelo lungo, folto e bianco, talvolta maculato. Sul mento ha una barbetta e, sulla fronte, un ciuffo folto. La Girgentana è allevata al pascolo (con l’integrazione di fave, orzo, avena, carrubo) e, la sera, viene ricoverata in stalla e legata. Il suo latte, rinomato per la qualità dovuta all’ottimo equilibrio tra grasso e proteine, è stato destinato da sempre al consumo diretto. Negli anni Venti e Trenta gli allevatori passavano di casa in casa, vendendolo direttamente. Oggi è a forte rischio di estinzione: dai 30 mila degli anni Cinquanta si è passati a poco più degli attuali 500. Non si ha notizia di trasformazione casearia per prodotti di solo latte di Girgentana: il Presidio lavora per individuare e caratterizzare un formaggio di Girgentana di altissima qualità destinato alla migliore ristorazione, per ridare dignità anche economica agli allevatori, e incrementare i capi allevati.

Domenico Cocchiara, docente di lettere e artista dice: ” La mia è un’arte sostenibile, per fare rivivere la nobile razza della capra girgentana sono disposto a dipingerla in tutti i borghi purché mi mettano a disposizione una porta. L’amministrazione e il privato ci metteranno la porta, l’artista i colori e l’entusiasmo”.