PAC 2028-2034: le novità in sintesi e le critiche dall’Italia
La nuova Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034 si prepara a rivoluzionare il settore agricolo con modifiche significative che toccano condizionalità, pagamenti diretti e fondi europei. L’Italia, in particolare la Sicilia, guarda con preoccupazione a queste riforme, temendo tagli ai finanziamenti e una maggiore centralizzazione della gestione delle risorse.
I punti chiave della nuova PAC
Le anticipazioni rivelano che la condizionalità ambientale sarà gestita direttamente dai singoli Stati membri, mentre quella sociale manterrà l’attuale sistema. Saranno introdotti 18 interventi diversi, di cui 12 dedicati al sostegno al reddito con fondi vincolati all’agricoltura, e 6 finanziati dalle risorse rimanenti del Fondo unico europeo, senza un’allocazione predefinita a livello comunitario.
Importanti cambiamenti riguarderanno i pagamenti diretti, che saranno legati alla superficie agricola e diventeranno più selettivi, con una degressività sopra i 20.000 euro e un plafonamento oltre i 100.000 euro. I titoli individuali spariranno, e entro il 2032 i pensionati non riceveranno più sostegni. Saranno confermati gli aiuti accoppiati al reddito, esclusi però tabacco e vino. Rimarranno in vigore i fondi per la gestione del rischio e i programmi settoriali (ortofrutta e vino).
Per quanto riguarda le semplificazioni, è previsto un pagamento agevolato per i piccoli agricoltori (fino a 3.000 euro) e un piano per l’interoperabilità dei sistemi informativi. Gli eco-schemi verranno eliminati, sostituiti da impegni di gestione e azioni di transizione con piani pluriennali, mentre gli investimenti saranno orientati alla resilienza climatica e idrica. Infine, gli Stati membri avranno l’obbligo di definire una strategia per il ricambio generazionale, con nuovi servizi per la sostituzione temporanea degli agricoltori e misure speciali attivabili dalla Commissione in caso di emergenza.
Preoccupazioni italiane: tagli e centralizzazione dei Fondi
La proposta di bilancio europeo per il periodo 2028-2035, che prevede un bilancio complessivo di 2.000 miliardi di euro, ha generato forte allarme in Italia, in particolare per i tagli consistenti alla PAC e ai trasferimenti di coesione. Si stima una riduzione del 20% del budget PAC, che per l’Italia significherebbe 8 miliardi di euro in meno rispetto ai 38 attuali. La Sicilia, in particolare, teme gravi ricadute nel settore agricolo.
Un’ulteriore preoccupazione è la centralizzazione della spesa, che potrebbe ridurre i poteri decisionali delle Regioni e delle autonomie locali. Il vicepresidente di Forza Italia nel Gruppo PPE, Marco Falcone, ha espresso dubbi sulla chiarezza delle risorse destinate a settori fondamentali come agricoltura, coesione e pesca. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha già lanciato un appello ai presidenti di Regione italiani per difendere il ruolo dei territori e un modello di scelta regionale.
La voce degli agricoltori e della politica italiana
La proposta di accorpare le risorse della PAC in un fondo unico ha sollevato proteste unanimi tra le associazioni di agricoltori e la politica italiana, che si schierano contro i possibili tagli. Il Copa-Cogeca, principale sindacato agricolo europeo, ha promosso una mobilitazione con la petizione “No budget, no sicurezza”. Anche Coldiretti, Confagricoltura, Alleanza Cooperative Agroalimentari e Cia-Agricoltori Italia hanno aderito alle proteste.
Il ministro dell’Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, ha definito la prospettiva di un taglio alla PAC una “scelta folle”, sottolineando il rischio che l’inflazione possa erodere ulteriormente il sostegno agricolo. Anche le opposizioni, dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, hanno espresso la loro ferma contrarietà, evidenziando il pericolo di una “Caporetto per l’Italia” e la necessità di risorse dedicate per settori cruciali come agricoltura e coesione. La bocciatura della proposta in Consiglio Agrifish, a seguito di un’iniziativa congiunta di Italia e Grecia, ha visto 16 Stati membri contrari, a testimonianza di un diffuso malcontento.
Fonti principali:
- L’Informatore Agrario
- Il Fatto Quotidiano (Luisiana Gaita)
- Dichiarazioni di: Marco Falcone, Francesco Lollobrigida, Renato Schifani, Giuseppe Antoci, Pasquale Tridico
- Comunicati delle principali associazioni agricole UE e italiane