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“Calice e Gusto” nel corso della seconda edizione di UFIFEST SICILIA ospita lo show-cooking di Lucianeddu

di Maria Cascio – Può un semplice piatto come il “timnnirumi” – o per chi mastica poco il dialetto, il più noto “tenerume” – trasformarsi nel pretesto per una serata da ricordare? Sì, proprio quel tenerume, tanto caro alle nonne siciliane quanto temuto dai bambini a tavola, quello prescritto come rimedio universale per ogni mal di pancia con la celebre diagnosi a occhio nudo: “ci vuole qualcosa che ti fa andare di corpo”.Eppure, è stato proprio lui, l’umile e bistrattato tenerume, ricco di vitamina A ed E, di fibra e con un contenuto d’acqua pari al 95%, il protagonista di una serata gastronomica da standing ovation, organizzata nella raffinata cornice dell’enoteca “Calice e Gusto” di Angelo Sedita, ormai punto di riferimento per buongustai locali, turisti curiosi e palati in cerca d’emozioni lungo la Palermo-Agrigento.A dare lustro all’evento è stato Lucianeddu, alias Luciano Di Marco – oste, cuoco, ex concorrente di “MasterChef9” e oggi titolare del ristorante “Addakuosa” a Piazza Marina, Palermo. Nome evocativo, “Addakuosa”, che fa sorridere i maliziosi e che Luciano rilegge così: “È quella cosa… che non è quella cosa che stai pensando tu, ma una cosa bella che ti è capitata nella vita. Una di quelle per cui vale la pena alzare il calice e brindare.” Lucianeddu ha portato a Lercara Friddi un assaggio della sua cucina, proponendo un piatto che unisce memoria e innovazione: il fagottino di tenerumi, un’idea nata dalle mani della sua mamma, che usava foglie di borragine (la famosa ‘a vurrani) per zuppe e frittate. Qui invece, la foglia diventa scrigno di gusto: farcita con mollica fresca aromatizzata alle erbe (prezzemolo, basilico, mentuccia), pomodorini, “Vastedda del Belice” DOP, passolina (uva ‘Nsolia portata in Sicilia dai Fenici) e pinoli, il tutto adagiato su una fonduta di ragusano e miele d’arancia, e impreziosito da un tocco magico di fiori eduli essiccati. Un piatto gourmet che non si limita a sfamare: seduce.A confermare l’eccellenza gastronomica del piatto è stato il sindaco di Lercara Friddi, Luciano Marino, primo coraggioso assaggiatore della serata, seguito passo passo, nella sequenza dell’analisi visiva, olfattiva e gustativa, da Mario Liberto – giornalista, scrittore e appassionato divulgatore dell’enogastronomia mediterranea, presenza attenta e appassionata.Durante la serata, Liberto ha chiesto a Lucianeddu: “Ma tu, chi sei davvero?” E lui, con semplicità e orgoglio, ha risposto: “Sono Luciano Di Marco, 57 anni, ex ingegnere, ex concorrente di MasterChef 9. Dopo due anni a Castellammare del Golfo, ho aperto il mio sogno a Palermo insieme alle mie figlie, Sara e Sofia, in via IV Aprile. La nostra è una cucina tradizionale, legata al territorio e alla stagionalità, ma con quel tocco moderno che racconta chi sono oggi.”E a Lercara, Lucianeddu è tornato non solo per cucinare, ma per ritrovare volti, sorrisi, ricordi. Perché sì, lui a Lercara c’è cresciuto, in contrada Serre. E quella sera, tra amici d’infanzia, parenti e vecchi conoscenti, non ha cucinato solo cibo: ha cucinato emozioni.A condurre l’evento, con simpatia e una bellezza “stragodente” (per citare i presenti), l’influencer e conduttrice televisiva Meryem Amato, alias Meryemamato, volto noto del mondo social, che ha saputo tenere banco con brio e spontaneità.Come dice saggiamente Mario Liberto: “La cucina senza storytelling è come una pietanza senza sale.” E lui, lo storytelling, lo sa fare bene: tra un condimento e l’altro ha intrattenuto il pubblico con aneddoti, curiosità e pillole di storia gastronomica che hanno reso la serata leggera e saporita. Ha anche scelto l’abbinamento perfetto per il piatto di Lucianeddu: un Catarratto bianco della Cantina Castellucci Miano di Valledolmo, prodotto tra i 700 e i 900 metri di altitudine. Vino fresco, profumato, con 13 gradi ben distribuiti, affinato tre mesi in acciaio e due in bottiglia. L’abbinamento? Semplicemente inebriante.La serata si è chiusa con un’intervista in cui Lucianeddu ha raccontato il suo passaggio dall’ingegneria, sua prima professione, alla cucina: un salto nel vuoto, certo, ma sostenuto da una passione travolgente, diventata il vero motore della sua nuova vita.L’evento era inserito nella seconda edizione di UFIFEST SICILIA, la rassegna folklorica regionale dedicata all’identità siciliana, tra cortei storici e gastronomia locale, organizzata dal prof. Giovanni Contino e condotta da Nadia Contino, con la partecipazione di ben 18 gruppi folkloristici internazionali che nella giornata precedente hanno sfilato per le vie del paese regalando emozioni e area d’internazionalizzazione.A chiudere la serata, un gruppo di musica etnica che, tra balli e canti, ha fatto alzare tutti dalle sedie: risate, applausi e tanta, tantissima Sicilia.