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Una Fiera della dieta mediterranea: la proposta di Acli Terra Sicilia

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Giuseppe Castiglione, Nicola Perricone, Dario Cartabellotta e Fausto Cantarelli

Green e blue economy che si incontrano in una Fiera vetrina della dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell’Unesco. L’obiettivo è quello di sfruttare economicamente l’appeal della dieta mediterranea. La proposta è stata lanciata dall’Acli Terra Sicilia nel corso di un convegno che si è svolto a Palazzo dei Normanni di Palermo. A confrontarsi attorno allo stesso tavolo i vertici nazionali e regionale di Acli Terra, esponenti del mondo accademico, il sottosegretario alle politiche agricole Giuseppe Castiglione e l’assessore regionale all’agricoltura, Dario Cartabellotta.

L’idea è quella di creare un luogo di aggregazione capace di catalizzare i produttori del Mezzogiorno ed anche e, sopratutto i buyer mondiali. Si parte dalla constatazione, illustrata nella relazione di Fausto Cantarelli, ordinario di economia agroalimentare a Parma che su 68 enti fieristici presenti in Italia i quattro più rappresentativi si trovano al Nord (Rimini, Bologna, Verona e Milano). Da qui l’idea della Fiera “che esporrà prodotti, tecnologie, progetti, analisi, proposte, a metà tra centro di ricerca” e vetrina. Una idea che sembra avere trovato anche una sponda nell’assessorato regionale all’agricoltura con Cartabellotta che ha annunciato il riavvio delle attività della Fondazione Dieta Mediterranea nata all’interno dell’assessorato nel 2012.

Prima, però, la produzione agroalimentare siciliana deve superare alcune criticità, come messo nero su bianco da Antonino Bacarella, ordinario di marketing dei prodotti agroalimentari alla facoltà di Agraria dell’Università di Palermo. Tra questi lo scarso valore dei prodotti che arrivano nei mercati più ricchi e il basso valore di spesa per consumi interni dovuti ad una minore disponibilità di reddito. “La valorizzazione commerciale e l’internazionalizzazione del mercato sono i due obiettivi (ed i due problemi) fondamentali dell’agroalimentare siciliano”, scrive Bacarella nella sua relazione, “non vi sono limiti tecnico-strutturali significativi insuperabili, ma vi è una carenza notevole di natura immateriale, da cui strettamente dipendono le risoluzioni di gran parte dei problemi dello sviluppo economico del settore: la carenza (o la insufficienza) di cultura professionale nel privato (impresa), come nel pubblico (servizi, norme, burocrazia)”. “La carenza della cultura professionale (il capitale umano)”, ha aggiunto il docente della Facoltà di Agraria, “non si risolve mai senza gli opportuni interventi di medio lungo termine: se è carente o non è adeguata il sistema economico si blocca e nel tempo regredisce (come appunto sta avvenendo in Sicilia)”. “Il Born in Sicily”, conclude Bacarella, “si può riempire di contenuti se c’è una adeguata e moderna cultura professionale(imprenditori, manager, specialisti, maestranze , funzionari pubblici, ecc.) che si incontra, colloquia e scambia business con operatori economici e consumatori colti e con capacità di spesa alta nei luoghi in  cui si trovano (portandovi il prodotto) o facendoli venire in Sicilia con il turismo enogastronomico e storico-culturale”.

“Quello di oggi è il risultato di un dialogo iniziato nel 2001”, ha concluso Giuseppe Castiglione, sottosegretario di Stato al Mipaaf, “ma che deve continuare perché il settore potrà contare su oltre 20 mila miliardi di euro nei prossimi 6-7 anni, che dobbiamo riuscire ad utilizzare al meglio a partire dalla prossima programmazione 2014-2020”.

 

Per Perricone la Sicilia può raccogliere il testimone di Expo 2015

SONY DSC“Si tratta di una occasione unica perchè la Sicilia diventi il baricentro degli scambi di culture agroalimentari dopo l’Expo 2015 di Milano”, ha detto il presidente regionale di Acli Terra Sicilia, Nicola Perricone commentando l’idea di aprire una Fiera della Dieta Mediterranea in Sicilia.

Secondo Perricone, “ciò deve essere realizzato in sinergia con altri progetti come la Banca della Terra, soprattutto oggi, nel 2014, anno internazionale dell’azienda familiare, visto che l’agricoltura del Mezzogiorno e siciliana in particolare è fatta principalmente di aziende familiari”.

“Il grande lavoro da fare è quello di utilizzare i giacimenti culturali come volano per lo sviluppo del Paese”, ha commentato dal canto suo Michele Tannini, presidente nazionale di Acli Terra, “ma questo non può essere fatto senza l’aiuto della politica che deve dare una mano ai produttori e ai loro rappresentanti nella grande impresa di rilanciare strategicamente l’agroalimentare italiano. In questo contesto la Sicilia, attraverso Acli Terra regionale, sta iniziando un percorso importante e impegnativo”.