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Gli agricoltori siciliani chiedono meno tasse, meno burocrazia e più tutela

Meno tasse, meno burocrazia, più tutela dei prodotti siciliani. Ecco cosa chiedono le organizzazioni siciliane degli agricoltori – Cia, Confagricoltura e Coldiretti – al nuovo governo nazionale guidato da Matteo Renzi e al neo ministro Maurizio Martina. Richieste forse sentite centinaia di volta, ma alle quali finora nessun governo ha veramente mai dato ascolto. Ma soprattutto azioni concrete che possano permettere agli agricoltori di vivere col proprio lavoro e non sempre in attesa di risorse esterne.

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Rosa Castagna

«Occorre aiutare le imprese agricole sul fronte delle tasse e dei contributi Inps – sostiene Rosa Castagna, presidente di Cia Sicilia – perché questi balzelli le stanno soffocando. Ma la riduzione della tassazione deve essere accompagnata da un’azione per dare più reddito agli agricoltori: non è più possibile che chi coltiva limoni li lasci sull’albero perché non è conveniente raccoglierli. Per fare ciò occorre valorizzare meglio i nostri prodotti, ma non basta più la pubblicità: la Sicilia è ormai un brand riconosciuto e quindi occorre uno sforzo ulteriore per fare in modo che le nostre produzioni, tutte di qualità, siano vendute a prezzi adeguati». Castagna pone l’accento anche sul settore vitivinicolo: «La Cia ha chiesto di attivare la vendemmia verde, non perché ci faccia piacere questo tipo di strumento, ma per controbilanciare quello che fanno nel Nord Europa con lo zuccheraggio del vino». Per quanto riguarda la zootecnia di montagna, invece, Castagna lancia un vero e proprio allarme: «È un valore della Sicilia che non possiamo perdere, eppure è quasi totalmente abbandonata». La soluzione? «Fare sistema, ma non solo tra imprese, ma anche tra politica e imprese per fare in modo che l’agricoltura possa essere rilanciata. Per fortuna il lavoro che sta svolgendo l’assessore Cartabellotta, in Sicilia, è stato fondato su una grande competenza».

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Alessandro Chiarelli (tratta da livesicilia.it)

 

Anche Alessandro Chiarelli, numero uno della Coldiretti in Sicilia, concorda sul buon lavoro svolto da Cartabellotta, «ma ora occorre più politica per rilanciare il settore. Occorre un tavolo di regia coordinato dal presidente della Regione». L’obiettivo principale è quello di sostenere le ragioni dell’agricoltura siciliana a livello nazionale ed europeo: «Chiediamo che tutto quello che arriva in Sicilia venga tracciato e rintracciato. Non possiamo chiudere le frontiere alle arance marocchine, ma queste devono rimanere marocchine e non essere trasformate in siciliane, così come avviene con tanti altri prodotti. Quello che è prodotto altrove non va confuso con quello che è stato prodotto in Sicilia». Riflettori sull’enologia anche da parte di Coldiretti: «Dobbiamo chiedere a livello europeo lo stop allo zuccheraggio per aumentare la gradazione alcolica. Si può ottenere lo stesso risultato aggiungendo succo d’uva concentrato e fra l’altro la Sicilia potrebbe esportare anche questo prodotto».

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Francesco Natoli (tratta da tempostretto.it)

I vertici siciliani di Confagricoltura chiedono innanzitutto una maggiore attenzione per il settore agricolo dell’Isola. «Nonostante infatti le difficoltà registrate nel 2013 – sottolinea il presidente regionale di Confagricoltura, Francesco Natoli – l’agricoltura e l’agroalimentare nel suo complesso hanno sostanzialmente tenuto, dimostrando l’importanza del settore primario per la ripresa economica e per l’occupazione. Secondo Confagricoltura il nuovo governo dovrebbe procedere alla messa in opera di un pacchetto misure di semplice e immediata attuazione, con costi sostenibili per lo Stato, che possano favorire l’incremento di una occupazione stabile e di qualità nel settore agricolo. Oltre all’auspicato snellimento delle procedure burocratiche l’Organizzazione chiede l’introduzione di un sistema di fiscalità che resista alle prossime leggi di stabilità (Imu e nuovi balzelli locali) e consolidi un regime giusto e proporzionato, senza penalizzare, ma anzi incoraggiando, investimenti ed occupazione».

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