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Per gli enologi siciliani con gli autocnoni si resiste alla crisi

I vitigni autoctoni sono quelli che meglio resisteranno alla crisi perchè espressione particolare di un territorio. Di questo sono convinti gli enologi siciliani che si sono riuniti nello scorso fine settimana a Marsala per una giornata di valutazione qualitativa dei vini del territorio in collaborazione con gli uffici della Regione.

Una quarantina di enologi si sono confrontati sulla degustazione, in forma anonima, di 16 vini diversi, tutti dell’annata 2012, espressioni in purezza di quattro vitigni siciliani: Catarratto, Grillo, Nero D’Avola e Nerello Mascalese. Per Assoenologi Sicilia è stata l’occasione per riflettere sulle caratteristiche e le potenzialità dei quattro vitigni arrivando alla conclusione che il futuro della viticoltura siciliana si basa proprio su vitigni autoctoni come quelli in esame.

“Dagli assaggi che abbiamo fatto e dalle considerazioni emerse dagli studi dei nostri enologi appare chiaro che ciascuna di queste varietà, pur essendo tra le più diffuse sul territorio siciliano, ha ancora delle potenzialità non sfruttate – dice il Presidente di Assoenologi Sicilia, l’enologo Giacomo Manzo – Abbiamo sempre avuto un tesoro prezioso sotto gli occhi ma solo di recente ne abbiamo perso consapevolezza. Quest’anno – aggiunge Manzo – la situazione di mercato non è florida come l’anno scorso ma i vini che hanno una forte identificazione territoriale hanno tenuto bene. Questo ci insegna che l’obiettivo, per il prossimo futuro, è lavorare sulla valorizzazione del nostro territorio con i suoi vitigni tipici: vitigni con una forte identità ma allo stesso tempo versatili”.

Le degustazioni sono state accompagnate dalle relazioni sulle diverse cultivar condotte rispettivamente da Carlo Craparotta (Cantine Colomba Bianca),  Filippo Di Giovanna (Miceli Aziende Vinicole Srl), Giacomo Spanò (Cantina Europa) e Calogero Statella (Tenuta delle Terre Nere).

Il Catarratto, ad esempio, è, per estensione il primo vitigno siciliano. “Copre ben il 55% di superficie vitata”, ha sottolineato Carlo Craparotta che ha portato a conoscenza dei colleghi il progetto “Vigna vecchia” con cui la sua cantina sta monitorando e selezionando vitigni impiantati da oltre 30 anni, caratterizzati da un apparato radicale ben sviluppato e meno influenzati dalle condizioni pedoclimatiche dell’annata.

Tra i siciliani un posto d’onore va riservato anche al Grillo. “E’ un vitigno dalle forti connotazioni – dice Filippo Di Giovanna – per il quale si prevedono grossi risultati nel breve periodo. Ha risorse importanti e, grazie ai suoi forti tratti distintivi, è amato dai consumatori”.

“Dobbiamo salvaguardare quello che la natura ci ha dato”, ha aggiunto Giacomo Spanò parlando di Nero D’Avola, certamente tra i vitigni rossi siciliani più amati, il primo per diffusione con più di 15.000 ettari di estensione sull’isola. Al secondo posto, per diffusione, c’è invece il Nerello Mascalese, ampiamente coltivato nella zona dell’Etna. “La varietà delle performance del Nerello Mascalase – ha commentato l’enologo Calogero Statella al termine della sua analisi – non va intesa come limite ma come fonte di versatilità ed uno dei suoi principali punti di forza “.

“E’ stata una intensa giornata di confronto”,  ha detto infine il Presidente Manzo, “abbiamo avuto modo di discutere di problematiche comuni e riflettere sulle strategie da seguire”.

All’incontro hanno preso parte Vito Falco, Dirigente dell’Unità Operativa Specializzata – Centro per l’innovazione della filiera vitivinicola di Marsala, e il preside dell’istituto agrario, Domenico Pocorobba. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti che  l’associazione ha in programma per il 2014. In calendario a marzo l’Enofocus, importante momento di aggiornamento tecnico che vedrà partecipazioni di caratura internazionale.