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Alloro (Pd): contributi UE ad appena una vacca su 2000 nell’isola, bisogna rivedere la Pac

“Le scelte effettuate dalla Conferenza Stato-Regioni sul Primo Pilastro della PAC 2014/2020 ed in particolare sugli aiuti accoppiati del periodo 2015/2020, penalizzano fortemente la Sicilia: chiediamo all’assessore all’Agricoltura di ottenere una deroga per evitare che la nostra isola resti di fatto esclusa dagli aiuti”. Lo dice Mario Alloro, parlamentare regionale del PD, che ha presentato una interrogazione all’assessore regionale alle Risorse Agricole, firmata anche dal parlamentare Giovanni Panepinto.

“Per il ‘sostegno accoppiato’ – dice Alloro – sono previsti tre settori di intervento: ‘piano zootecnico’, ‘piano seminativi’ e ‘piano colture permanenti’, per un totale di 426, 8 milioni l’anno fino al 2017: il punto è che le condizioni previste per poter accedere agli aiuti tagliano di fatto la strada alle imprese agricole e zootecniche siciliane”.

“Per quel che riguarda i premi accoppiati con la zootecnia – si legge nell’interrogazione – la struttura delle aziende siciliane è profondamente differente dal quadro giuridico delineato ai fini dell’accesso agli aiuti accoppiati: l’assenza di un piano zootecnico regionale e di una gestione del settore in grado di orientare, certificare ed assistere gli allevatori verso obiettivi di sviluppo chiari e definiti costituiscono fattori penalizzanti per le aziende”.

“Ad esempio – dice Alloro – il premio per le ‘vacche nutrici’ è concesso ai capi iscritti ai libri genealogici: condizione impossibile in quanto il territorio siciliano, per le caratteristiche e per il clima, non facilita gli insediamenti di specie pure provenienti da altre nazioni; inoltre, per assurdo, verrebbe pagata solo una vacca ogni duemila presenti sul territorio. Resterebbe quindi escluso dagli aiuti il vero propulsore economico dell’isola, che rimane la regione che produce più vitelli in assoluto (carne rossa) della penisola. E ancora, la vacca nutrice siciliana é l’animale più diffuso presente soprattutto nelle zone svantaggiate favorendo e motivando – dettaglio non trascurabile – la presenza dell’uomo, in queste zone depresse e aspre”.

Nell’interrogazione si fa poi riferimento al piano seminativi: “per la coltivazione del grano duro in Sicilia – si legge – è previsto un premio di circa 60 euro ad ettaro (in altre regioni del centro Italia il premio è di 90 euro) con l’obbligo di attivare misure di qualità della produzione agricola in un’ottica di filiera: il rispetto di tali condizioni, che impongono l’acquisto di sementi certificate con gravosi oneri per le aziende, vanifica del tutto il contributo”.

Con riguardo al piano colture permanenti, infine, si sottolinea che “la Sicilia non è nemmeno menzionata”.

“Il provvedimento definitivo circa le scelte nazionali sul Primo Pilastro della PAC 2014/2020 – conclude Alloro – deve essere inviato a Bruxelles entro il 1 agosto: per questo chiediamo all’assessore di ottenere una deroga per l’ammissibilità ai premi per la zootecnia siciliana nonché la revisione del premio per il grano duro affinché la Sicilia non risulti, di fatto, esclusa dagli aiuti accoppiati”.