Lo Street Food di Lercara Friddi

Tra le nuove tendenze del consumo del cibo negli ultimi anni ha preso il sopravvento lo Street food o cibo di strada. La pratica culinaria più antica del mondo. Nonostante per secoli la strada rientrava sia come concetto consumo di alimento o modo di vivere per le sole classe subalterne, oggi viceversa fa trend. A sentenziarlo sono le numerose manifestazioni che settimanalmente riempiono le piazze e le strade di molti comuni italiani. Non è di meno Lercara Friddi, cittadina del palermitano, che per le giornate del 13, 14 e 15 settembre presenta il suo Street Food. Oramai lo sanno tutti che il cibo porta la gente per le strade. Un fenomeno che lascia sbigottiti anche i più intransigenti del bon ton.

La tre giorni è organizzata dall’Amministrazione comunale lercarese in collaborazione della Pro Loco, che forti anche del successo delle passate manifestazioni, hanno deciso di mettere in vetrina i propri gioielli gastronomici. Ospite della kemesse sarà la soubrette Anna Falchi con gli chef Rosario Matina e Gaetano Caramazza. L’intrattenimento musicale sarà garantito dai Geysers, da Alessio Felice “Vintage Rock” trio e dal Dj Set Carmelo Di Gregorio.

Il groviglio sociale cittadino, con la presenza delle miniere, nello secolo scorso ha richiamato dei gruppi familiari provenienti dai paesi vicini. Ogni gruppo portava con se una leccornia del loro luogo di origine, oggi questo patrimonio si è con la comunità lercarese.

In Pazza saranno messe in mostra i cudduruna, dischi sottili di pasta di pane cunsati con pomodoro, formaggio, e cipolla; le fuate, schiacciate di pane, bel lievitate e impastate con abbondante acqua, pronte appena messi in forno a rigonfiarsi per poi essere tagliate a metà e condite con acciughe, caciocavallo, pepe, sale, olio Evo e origano. Queste due leccornie sono oggetto di due sagra organizzate dall’Associamone Madorès di Lercara Friddi.

Altro gioiello della tradizione lercarese è la ‘nfriulata, un fagottino di pane ripieno con pezzettini di salsiccia, bietole selvatiche, cipolla e formaggio. Panelle, stigghiola e meusa, pezzo di storia della gastronomia trasferitasi dalla nobile Bagheria a Lercara Friddi circa due secoli, è rappresentato da Salvatore Lo Buglio, che ancora oggi, prepara queste prelibatezze. Insomma, mangiare da povero, “orrori da gustare” prodotti obbligatoriamente locali.

Tre le cucine da recuperare e valorizzare, disseminate tra le tavole cittadine, troviamo spunti di cibi dei solfatari, dei carrettieri e delle famiglie inglesi Gardner e Rose, che per mezzo secolo, grazie ai loro interessi con la zolfo, hanno dato lustro alla cittadina del Madore.

Non è di meno la pasticceria locale, facente parte del distretto della mandorla, dove si producono dei dolci ancora della tradizione. Dolci, che grazie al suo indiscusso maestro pasticciere “Luigi” che ha riversato ai suoi collaboratori tutto il suo sapere, i quali continuano a conservare il dolce tipico: la pantofola, dolce dal ripieno suadente e raffinato, i tartufi, i ciarduna e diversi dolcetti di mandorla.

A Lercara resiste ancora una prelibata crema di caffè che procurò agli inizi del Novecento un primato nazionale per la liquoristica e quel “pezzo duro”, un gelato che è ancora presente negli occhi e tra i sapori dei meno giovani.

Per i mangiatori ostinati di carne sarà possibile trovare dalle salsicce, alle tagliate, naturalmente, tutto a km. 0.