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Risposte del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo al question time di oggi

OGGETTO: Question Time Aula Camera dei deputati 15 maggio 2013 – On.le Causin ed altri. Iniziative in ambito nazionale ed europeo per il rilancio del settore della pesca.

 

Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

le prospettive del settore della pesca italiana sono strettamente connesse alle decisioni che saranno a breve assunte in ambito comunitario.

Entro il mese di giugno, infatti, è prevista la definizione della Riforma della Politica Comune della Pesca (PCP). Al riguardo, il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e della pesca dell’Unione svoltosi ieri  a Bruxelles ha dato mandato alla Presidenza di turno irlandese per la ripersa del negoziato con il Parlamento europeo proprio con l’obiettivo di chiudere l’intesa nel mese di giungo, in modo da consentire alla riforma di entrare in vigore il 1° gennaio 2014.

L’obiettivo della riforma è quello di rafforzare le misure di protezione degli stock ittici e dell’ecosistema marino, salvaguardando gli assetti sociali ed economici nelle comunità costiere più legate alla pesca, come quella italiana. Alla definizione della riforma farà seguito, come peraltro già in programma, la rivisitazione della normativa comunitaria che regola la pesca in Mediterraneo.

In settembre, entrerà nel vivo il negoziato sul nuovo Fondo europeo per gli affari economici e la pesca (FEAMP) e l’Italia ha come obiettivo prioritario la conferma, anche per gli anni futuri, ossia dal 2014 al 2020, dell’ammontare delle risorse finanziarie, pari a 424,2 milioni di euro, assegnate al nostro Paese per il periodo di programmazione che si chiude quest’anno.

Ma già il citato Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e della pesca dell’Unione europea di ieri ha portato a risultati di sicuro interesse. Non poche questioni tecniche sono state risolte: sulla delicata questione dell’obbligo di sbarco di tutte le catture, incluse quelle sotto taglia minima, sono stati confermati i margini di flessibilità necessari per conseguire, assieme all’obiettivo di sostenibilità ambientale, anche la praticabilità delle nuove regole. Inoltre, su proposta dell’Italia, sono state fissate nuove scadenze e strumenti di attuazione.

Occorre, inoltre, lavorare per il mantenimento degli interventi di gestione della flotta da pesca come il fermo temporaneo e l’arresto definitivo dell’attività, per l’ammodernamento dei pescherecci in funzione della sicurezza della navigazione, per la diminuzione dei consumi di carburante e di conseguenza in favore di una riduzione dei rischi di inquinamento. Particolare attenzione sarà rivolta alla piccola pesca costiera, in considerazione della forte incidenza di questa, quasi l’80 %, sul totale della flotta italiana.

Venendo alle questioni di carattere strettamente nazionale, vorrei precisare che è necessario migliorare il rapporto delle imprese di pesca con il mercato.

L’incidenza delle importazioni sul totale dei consumi interni di prodotti della pesca è arrivata al 70 per cento. In queste condizioni, esistono importanti spazi per far crescere la percentuale di valore aggiunto a vantaggio delle imprese.

I dati dimostrano che negli ultimi anni, pur a fronte della contrazione dell’offerta, i prezzi alla produzione sono rimasti sostanzialmente stabili e non si è verificata una traslazione verso il basso dell’incremento dei costi di impresa, rappresentati in primo luogo dal gasolio.

Attraverso il miglioramento del rapporto tra imprese di pesca e mercato ed adeguate iniziative di corretta informazione ai consumatori, potrà essere conseguita una valorizzazione della produzione ittica della nostra flotta e delle zone di pesca del nostro paese.

La realizzazione di queste iniziative potrà essere sostenuta con le specifiche misure previste nella recente riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato dei prodotti della pesca che, accogliendo una precisa richiesta avanzata dall’Italia, ha deciso di rivedere anche l’assetto normativo in materia di etichettatura.

Altro snodo sul quale occorre intervenire è quello del rilancio e del rafforzamento delle imprese per favorirne la concentrazione ed agevolare il loro accesso al credito. Così come occorre dare rilievo agli strumenti di tutela sociale di recente introduzione nel sistema e limitati alla cassa integrazione guadagni in deroga e al riconoscimento e alla tutela delle donne in maternità e dei marittimi in paternità.

Gli obiettivi nazionali dovranno essere raggiunti, innanzitutto, attraverso una efficace attuazione del Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura 2013-2015, che prevede un insieme di interventi sia a tutela dell’ecosistema marino che a difesa della concorrenzialità e competitività delle imprese di pesca italiane.

 

 

 

 

OGGETTO: Question Time Aula Camera dei deputati 15 maggio 2013 – On.le Oliverio ed altri. Iniziative per facilitare l’accesso al credito delle imprese agricole e il ricambio generazionale in agricoltura.

 

Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

sono pienamente consapevole del fatto che l’agricoltura italiana stia attraversando una fase di grande difficoltà che sta mettendo a dura prova la tenuta delle imprese, nonostante i dati Istat di oggi ci dicono che questo comparto vede comunque dei risultati positivi.

Tale situazione è ancora più grave per le aziende condotte da giovani imprenditori, a causa delle note problematiche di accesso al credito.

Per alleviare questa situazione di disagio, intendo sfruttare al meglio le possibilità offerte dal negoziato sulla Politica agricola comune in corso a livello comunitario, nel cui contesto è stato evidenziato il ruolo strategico e l’importanza di investire sui giovani, sia per il futuro dell’agricoltura europea che per la società in generale.

Sono infatti fiduciosa che dal quadro complessivo degli interventi che saranno approvati nel contesto della riforma, possano uscire misure adeguate, combinando opportunamente le possibilità offerte sia dal primo che dal secondo pilastro della Pac.

D’altro canto, tutti sappiamo che le misure attivate negli anni passati per favorire l’accesso al credito non hanno dato i risultati sperati.

Basti pensare al Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura, istituito dalla Legge finanziaria 2007, attraverso cui si puntava a ridurre il costo delle garanzie rilasciate in favore dei giovani agricoltori a fronte di finanziamenti erogati da Istituti di credito, la cui operatività è risultata nettamente inferiore alle aspettative.

D’altronde, misure più incisive per affrontare la crisi nel senso auspicato dagli Onorevoli interroganti non possono essere attivate, a causa di un assetto regolamentare particolarmente rigido, soprattutto nei confronti delle aziende che versano in situazioni di difficoltà finanziaria.

Per questo, per favorire il ricambio generazionale e le politiche in favore dei giovani in agricoltura, dobbiamo puntare sugli strumenti attivabili nel contesto della Politica agricola comune.

Alcuni di questi sono ormai consolidati, anche se troppo spesso utilizzati in maniera poco selettiva e, di conseguenza, scarsamente efficaci.

Faccio riferimento, ad esempio, alla misura “Primo insediamento” dei giovani agricoltori, prevista dai Programmi di sviluppo rurale, a carico della quale sono stati erogati consistenti finanziamenti negli anni passati, così come alla maggiorazione del contributo per la realizzazione degli investimenti produttivi, se realizzati da giovani agricoltori.

A queste possibilità offerte dalla politica di sviluppo rurale, che saranno confermate nel contesto della programmazione 2014 – 2020, oggi se ne aggiungono altre, a cui ritengo si debba guardare con grandissima attenzione.

Mi riferisco, in particolare, alla possibilità di garantire una maggiorazione del 25% dell’importo del valore medio degli aiuti diretti dei singoli agricoltori per un periodo di 5 anni, nel caso di imprese agricole condotte da giovani imprenditori.

Tra l’altro, sono reduce da una riunione del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione europea in cui si è discusso proprio della vicenda dei giovani agricoltori ed, in particolare, della obbligatorietà o meno di prevedere questa maggiorazione degli aiuti diretti a livello dei singoli Stati membri.

Ebbene, indipendentemente dalla posizione che alla fine del negoziato sarà assunta dal Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e dal Parlamento europeo, vi dico sin da ora che intendo prevederne l’applicazione.

In questa direzione intendo rilanciare il meccanismo già normativamente previsto, ma non portato ad attuazione, della vendita e delle locazioni dei terreni demaniali in favore dei giovani agricoltori.

Chiudo tornando sulle problematiche relative all’accesso al credito.

Su questo punto, penso sia necessario intervenire con decisione, sfruttando ogni possibilità che ci sarà offerta dalla normativa comunitaria, nella consapevolezza che nella fase «post 2013» vi possa essere più spazio per intervenire, sia sull’accesso al credito che sulla gestione delle crisi, su cui dovremmo concentrare la nostra attenzione, sia in termini di efficacia degli strumenti attivabili, che di certezze di copertura finanziaria.