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Un ritratto della Sicilia tra religione e arte culinaria – Presentato volume dal Rotary Distretto 2110

Oelha! Cose di Diu e cosi duci” è il titolo del volume edito dalla Fondazione culturale rotariana Salvatore Sciascia presentato ieri 1 febbraio al Sicilia Outlet Village di Agira, nel corso del seminario distrettuale sulla leadership. Il volume è stato realizzato con il contributo dei Club Rotary di Sicilia e Malta ed è un compendio delle tradizioni locali legate alla produzione di dolci tipici in occasione delle festività dei santi patroni. In circa duecento pagine tutte a colori, di grande formato e con splendide foto, è una raffinata edizione della Lussografica di Caltanissetta;  continua così l’editoria rotariana di prestigio della fondazione intitolata a Salvatore Sciascia, editore che fu governatore dell’allora distretto 211 nel 1985-86 e si spense prematuramente poco prima di concludere il suo anno di servizio. Il volume è nato da un’idea del Pdg Giuseppe Raffiotta, il quale racconta: “Se chiudi gli occhi ed entri nella tua macchina del tempo, riuscirai a sentire i suoni, a vedere i colori, a percepire gli odori e i sapori. Nella tua memoria sono impressi i momenti della tua vita che non hai dimenticato e che riemergono quando hai chiuso gli occhi e li hai riaperti in quel preciso istante. Il palco con la banda che suonava, le luci abbaglianti degli archi in piazza, gli odori dello zucchero filato e altri strani che si mischiavano e divenivano gli odori della festa. La  confusione della gente che procedeva nel passeggio intrecciato di sguardi, i palloncini colorati a gruppi in alto (dove qualcuno si staccava e sceglieva la libertà nell’infinito cielo nero), e le bancarelle di calia e semenza e quelle colorate con le montagne di torroni e gelato di campagna, e quelle, ornate da bambini che trascinavano le mamme, con i modesti giocattoli di latta che avresti voluto avere o che hai avuto. Momenti di festa che attendevi e che presenti assaporavi per non dimenticarli. Oelha! Viva Dio, un saluto che risuonava quando ci s’incontrava e dava il segno della conoscenza e della riconoscenza. Legami di amicizia che si vincolano con un saluto. Oelha! La festa era d’estate, il caldo, di giorno le corse dei cavalli ma la sera tutto diventava lucente e magico ma la magia era legata a Lui, al Patriarca, il Patriarca San Giuseppe. Tre giorni che non potevi non aspettare e che giungevano così come te li aspettavi e avevi voluto, e tutto terminava con la processione e i fuochi d’artificio. E dopo…attendevi l’anno prossimo. La festa di un Santo diventava la festa di tutti. La teologia della catechesi e la dottrina cristiana in Sicilia sono dette “Cosi di Diu” chiaro riferimento alla mistagogia. E chi volesse approfondire la mistagogia e la pietà popolare in Sicilia, e comprendere la religiosità siciliana con le sue feste, deve rivolgersi a Padre Basilio Randazzo che ha scritto Religiosità (Edizioni Biblioteca Francescana – Palermo 1992). Oggi Padre Basilio non è più tra noi ma è presente con i suoi studi sulla religiosità in Sicilia. E il Cardinale Salvatore Pappalardo, in sintonia con Padre Basilio, in un articolo sul Giornale di Sicilia del 1991 “E la Fede si trasforma in Festa” diceva: “Se qualcuno considera la Sicilia come un’isola festaiola, significa che ha capito ben poco dello spirito di questo popolo. Ma sarebbe ancora peggio se queste manifestazioni venissero interpretate come riti paganeggianti. Si tratta solo di dare l’essenza di un animo semplice che ha molta, qualcuno potrebbe dire troppa, confidenza con il sacro e il divino, tanto da concepirlo come un’astrazione, bensì da percepirlo in una dimensione esistenziale, direi colloquiale. Questa confidenza con il sacro permette di dialogare con un santo, non certo con quella statua, ma con quello che rappresenta”. E allora… chiudi gli occhi e ripensa alle Cose di Diu e alle cosi duci… e Oelha!.

La copertina del libro Le cassatelle Aliveddi e Minne di S.Agata Spine Sante