Quanto costa la burocrazia in agricoltura

In campagna tradizionalmente ci si lamenta sempre. Qualcuno a giustificare ciò, sostiene che: “il lamento l’ha inventato Dio”.

A dire il vero questi agricoltori non hanno tutti i torti a lamentarsi dell’asfissiante burocrazia di cui sono gravati. Da un’indagine condotta dalla CIA di qualche anno addietro risulta che il 90% degli imprenditori agricoli italiani denuncia ostacoli e difficoltà per la propria attività a causa dell’opprimente burocrazia e chiedono, quindi, una semplificazione amministrativa e fiscale che è ritenuta come fattore indispensabile per lo sviluppo.

Questo povero imprenditore trascorre gran parte del suo tempo tra Caa, uffici di controllo, uffici fiscali, Ispettorati, ecc., tempo che distoglie alla sua attività imprenditoriale.

Ogni pratica è un cumulo di carte e documentazioni, a volte richieste in triplice copia e, in alcuni casi, supportate da materiale informatico. Lo fanno le istituzioni pubbliche, ma anche i Caf (Centri di assistenza fiscale), i Caa (Centri di assistenza agricola).

Pesanti anche i ”costi” dovuti al fisco (84 per cento) e alla sicurezza sul lavoro (75 per cento) che dovrebbero avere chiara le realtà aziendali di ogni singolo imprenditore.

Ogni provvedimento che sembra essere a costa zero comporta delle spese aggiuntive: patente per la conduzione di mezzi agricoli, tesserino fitosanitario, sicurezza sul lavoro, ecc. ogni occasione è buona per mettere le mani intasca a questi poveri operatori.

E’ una lungaggine burocratica richiedere il carburante agricolo, così come aggiornare i fascicoli aziendali, sistemare le anomalie riscontrate da Agea, non parliamo della burocrazia degli Ispettorati provinciali e delle Condotte, ogni funzionario diventa tribunale, spesso contrapposto, non solo ai loro parigrado, ma anche con i dirigenti.

Tra bandi, disposizioni attuative, fac, note esplicative, ecc. si arriva alla fine del finanziamento esausti, con decisioni spesso in contrasto uno dall’altro e dove ogni IPA decide per proprio conto.

Neanche l’introduzione di nuove tecnologie informatiche è riuscita, per il 64 per cento delle imprese agricole, a migliorare il rapporto con l’Amministrazione pubblica.

Ad esempio per la richiesta del carburante agricolo diversi enti pubblici richiedono il fascicolo aziendale, documento che possono scaricarsi dalla piattaforma di Agea, un aiuto che potrebbe concedersi automaticamente dai Caa, salvo in seguito, da parte dell’amministrazione, effettuare i dovuti controlli.

Insomma, tra la complessità degli adempimenti e per il continuo cambiamento delle normative l’imprenditore è costretto a girovagare uffici o dare incombenze a tecnici con l’esborso di denaro.

Nonostante il ministro Martina, qualche anno addietro aveva lanciato il nuovo piano “Agricoltura 2.0” con l’obiettivo di eliminare la burocrazia inutile e riorganizzare i servizi per gli agricoltori risparmiando naturalmente anche la carta, ad oggi si è fatto ben poco.

Pare che ogni anno per singola azienda si sprechi 25 chili di carta e si occupano 100 giorni di lavoro il tutto per adempiere e accontentare sua maestà burocrazia.

Quasi tutte le istanze dopo averle presentate on line devono essere riprodotte in forma cartacea; ad esempio, ogni anno si ripresentano le istanze per la conferma dell’aiuto.

Il fascicolo aziendale unico, per qualcuno lascia dubbi sulla sua autenticità, per altri non risulta aggiornato o non è possibile intravederlo perché il collegamento è lento e si impiegherebbero giornate intere, a volte mancano i computer.

Nonostante lo stesso documento presenta un modello dichiarativo semplificato delle consistenze aziendali delle aziende agricole ogni anno vengono integrati i Piani (Piano Colturale, Piano Assicurativo Individuale, Quaderno di Campagna – Registro dei Trattamenti) si richiedono dichiarazioni aggiuntive, copie degli atti che attestano quanto dichiarato negli stessi fascicoli aziendali.

Non è stata ancora realizzata l’Anagrafe unica delle aziende agricole, né per singolo ufficio né a livello regionale per un maggiore efficienza del sistema di controllo delle domande di aiuto; così come manca una banca dati unica dei certificati. Per paura di sbagliare, nello stesso ufficio, tra stanze attigue, si presentano analoghe dichiarazioni, fotocopie di documenti, copie di fascicoli aziendali, ecc.

Non esiste un sistema dichiarativo unificato, finalizzato a semplificare il sistema degli aiuti agricoli, tramite il quale l’azienda agricola può presentare annualmente un unico atto amministrativo anche in caso di richiesta di più aiuti indirizzati a diverse Amministrazioni, lasciando a carico di quest’ultime l’onere della “suddivisione” per competenza dell’Atto stesso; i vari documenti e certificati dell’azienda sono presentati agli Organismi Pagatori, tramite il SIAN  mediante  una Banca dati Unica dei Certificati (AgeaRep).

E‘ solo di qualche giorno addietro l’ultimo caso della presentazione della dichiarazione antimafia prima si disse fino a 5mila € poi si è pasati a 25mila €, insomma, la continua indecisione che fa andare nel pallone, Caa e gli enti pubblici.

La realizzazione del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) quale sistema informativo integrato Stato-Regioni, potrebbe così arricchirsi di ulteriori accelerazioni burocratiche ed essere un contenitore di informazioni per singola azienda.

Sarebbe inoltre auspicabile che le domande dei vari P.S.R. regionali possano essere presentati, nella fase di “ricevibilità” e “ammissibilità” esclusivamente con la sola domanda di aiuto e una semplice dichiarazione, ai sensi di legge, sulla progettualità di massima, e successivamente, a graduatoria formulata, corredare la stessa con documentazione pertinente, e non far spendere e perdere tempo a progettisti che giustamente vogliono il proprio compenso a prescindere se l’azienda è stata inserita in graduatoria utile.

Fin dalla presentazione dei bandi conoscere l’unica documentazione che verrà richiesta, spesso si assiste che ogni Ispettorato chieda una propria documentazione. La documentazione specifica autorizzazioni, certificazioni, ecc. potrebbero essere raccolte nel corso di conferenze di servizio dei vari uffici di pertinenza, si ridurrebbe del tempo prezioso per gli agricoltori ed i tecnici, accelerando così l’istruttoria. Speso le dichiarazioni sono presentate sia nella fase istruttoria, sia nella fase di liquidazione, compreso il documento la fotocopia del certificato di riconoscimento.

Ancor prima di presentare la domanda di P.S.R. si potrebbe fare esaminare il business plan da un ufficio territoriale preposto all’istruttoria, in modo da evitare di impelagarsi su progetti megalitici e privi di fattibilità;

Ridurre i tempi di liquidazione degli aiuti da parte di AGEA, soprattutto per le domande di aiuto legate a quelle per superfici, evitare che ogni anno si possa ripetere le annose procedure. Considerato che sono coinvolti in questo tipo di aiuti banche, tecnici, uffici, ecc. avere i tempi certi per l’istruttoria, si allieverebbero di incombenze e darebbero serenità economica alle aziende.

In questi ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale le scadenze burocratiche e sono rimaste alquanto complesse le richieste da parte degli uffici pubblici. Con l’aggravante che molte di queste norme vengono interpretate ed applicate in maniera diversa da regione a regione, ma anche tra i vari Ispettorati e uffici periferici.

Questa burocrazia non incide solo sul costo del lavoro, ma anche sui costi burocratici degli adempimenti amministrativi.

Oltre al costo economico, poi, l’aspetto che più denunciano le imprese (72 per cento) è costituito dalle lungaggini e dai tempi ”scandalosi” richiesti per una semplice pratica di carattere amministrativo, per la quale sarebbero sufficienti solo poche ore, se non minuti.

Il 74,5 per cento delle imprese ritiene il costo degli obblighi burocratici un ostacolo alla propria attività produttiva.

Molti quesiti che vengono posti alle amministrazioni spesso non hanno una risposta immediata, lo scarica barile è un gioco comodo e continuo, nonostante i dirigenti dovrebbero avere le soluzioni a portata di mano.

Di certo si sente anche lo sballottamento di funzionari e dirigenti che per “motivi organizzativi” o forse per motivi politici vengono rimossi e trasferiti da un posto all’altro, senza curarsi minimamente della professionalità acquisita, ma soprattutto della memoria procedurale. Ogni cambio tutto ricomincia da capo, tra dubbi, incertezze e paure di sbagliare, la macchina burocratica rallenta provocando ritardi e inadempienze.

Non parliamo dei cambi di direttori e assessori che per l’assessorato agricoltura siciliano del governo precedente ha raggiunto il guinness dei primati.

Sempre secondo la ricerca della Cia, oltre il 78 per cento delle aziende interpellate sottolinea che la pressione fiscale e previdenziale-contributiva costituisce un pesante freno allo sviluppo e alla competitività.

Insomma, dopo anni e anni di stasi si spera che la nuova amministrazione regionale, possa dare alla burocrazia agricola un nuovo corso per favorire i nostri agricoltori, che per il semplice motivo di esistere e resistere vanno semplicemente assistiti e coccolati.  

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