Tecnica

L’assistenza tecnica in agricoltura – Importante aprire una nuova stagione

Tra gli interventi più significativi della storia recente dell’agricoltura siciliana meritano di essere ricordati “I Servizi d’Assistenza Tecnica”, della Regione siciliana, un servizio che per decenni ha rappresentato un vero e proprio presidio professionale nelle campagne.

La sua storia viene da lontano: forme di assistenza e divulgazione agricola erano già presenti in epoche precedenti e furono successivamente sviluppate attraverso gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno e degli organismi regionali. Già a partire dal dopoguerra, si comprese che le leggi di riforma agraria, gli interventi infrastrutturali e il progresso tecnico dell’agricoltura dovevano essere accompagnati dal “capitale umano”

La Sicilia si dimostrò pionieristica e la Legge Regionale 1 agosto 1977, n.73, intitolata “Provvedimenti in materia di assistenza tecnica e di attività promozionali in agricoltura” è stato un testo normativo storico e di fondamentale importanza per il settore primario dell’isola, in quanto ha gettato le basi strutturali per la modernizzazione, l’istruzione e il supporto diretto alle aziende agricole siciliane. La legge aveva l’obiettivo di migliorare le condizioni di produzione e incrementare la competitività delle aziende, allineando l’agricoltura siciliana agli standard europei dell’epoca. Le innovazioni principali hanno riguardato:

  • la creazione delle S.O.A.T.: Sezioni Operative di Assistenza Tecnica, una rete capillare di uffici territoriali facenti capo all’Assessorato dell’Agricoltura e all’Ente di Sviluppo Agricolo (ESA). Questi uffici sono diventati il punto di riferimento istituzionale di prossimità per gli agricoltori.
  • Assistenza e Divulgazione: con il compito di trasferire le innovazioni della ricerca applicata direttamente nei campi, supportando le aziende anche nella stesura dei piani di sviluppo e nella contabilità.
  • Formazione degli Agricoltori: ha introdotto e normato i corsi di formazione tecnica e manageriale per i capi d’azienda e i lavoratori agricoli. L’attestato di partecipazione a questi corsi è spesso servito come requisito per accedere ai finanziamenti europei o al credito agrario agevolato.
  • Promozione Agroalimentare: dettava fondi e direttive per finanziare attività di marketing territoriale, fiere, rassegne e le tradizionali “sagre” locali per valorizzare le produzioni tipiche e i prodotti “a chilometro zero”.

La legge 73/77 anticipò di 2 anni il Reg CEE 270-79 che l’Unione Europea dedico ai servizi di assistenza tecnica in agricoltura, esclusivamente per l’Italia, che tra tutti gli stati aderenti era quella che presentava i maggiori ritardi in materia di “agricultural extension service”

Grazie ai fondi regionali e soprattutto comunitari che coprirono le spese di formazione e gli stipendi per i primi sei anni di servizio, furono assunti 600 tecnici, i divulgatori agricoli.

Un ulteriore Reg CEE 2052/82 rafforzò i servizi di sviluppo agricolo con le specializzazioni in pedologia, difesa fitosanitaria, agrometeorologia e marketing dei prodotti agricoli e con i progetti POM realizzati congiuntamente a livello interregionale tra Università e divulgatori.

Erano gli anni in cui la CEE aveva cambiato rotta: dalle produzioni sfuse e indifferenziate, verso la qualità (DOP, IGP) e l’agricoltura biologica e integrata.

Per imboccare questo sentiero ispirato alla sostenibilità, alla multifunzionalità e all’efficienza sui mercati si rendeva necessario ricostruire un’adeguata base di conoscenze che non puntasse semplicemente alla massimizzazione della quantità di prodotto che aveva contraddistinto le rivoluzioni verdi e prodotto il “mito del contadino passivo”, legittimati da decenni di studi e interventi finalizzati all’adozione delle innovazioni esclusivamente tecniche (concime, diserbo, trattori, etc)

Una presenza in campagna

Il tecnico divulgatore non era una figura burocratica da incontrare occasionalmente in un ufficio. Era una presenza della campagna: visitava le aziende, osservava le colture, suggeriva soluzioni, accompagnava le innovazioni, indicava nuove tecniche di coltivazione e contribuiva a mettere in relazione l’agricoltore con le opportunità offerte dalla ricerca, dalla sperimentazione delle Università siciliane e italiane, ma anche le indicazioni sulle politiche agricole.

Grazie alle SOAT fu valorizzata la complessità, la varietà e la ricchezza delle situazioni locali, talvolta esse stesse fonti originali d’innovazione e di cambiamento; la rilevanza del fattore umano in ogni intervento finalizzato a promuovere innovazione e cambiamento; l’importanza del confronto e del rapporto con le parti sociali; l’integrazione locale e nazionale fra i sistemi delle imprese, della ricerca, della divulgazione e della formazione.

Una rete territoriale

Il sistema coinvolgeva le strutture della Regione Siciliana e dell’Ente di sviluppo agricolo e, attraverso una rete territoriale che consentiva alle conoscenze tecniche di arrivare anche nelle aree rurali più periferiche. Era, in sostanza, un modello di accompagnamento dell’agricoltura: non soltanto produzione, ma anche formazione, innovazione, valorizzazione delle produzioni e promozione del territorio. Il successo era la creazione di una rete di tecnici che quotidianamente si scambiavano informazioni, risultati, esperienze, buone pratiche agricole, che in poco tempo diventavano di conoscenza comune.

Grazie alla presenza di tanti tecnici, numerose produzioni e tipicità locali poterono essere individuate, studiate e valorizzate. In molti territori l’assistenza tecnica contribuì a far emergere cultivar, produzioni tradizionali, tecniche colturali e patrimoni agricoli che altrimenti avrebbero rischiato di rimanere confinati nell’economia familiare o locale. Anche le manifestazioni dedicate all’olio, al vino, ai prodotti tipici e alle produzioni locali trovavano spesso nei tecnici un importante punto di riferimento.

Quella stagione non deve tuttavia essere letta con nostalgia acritica. Il sistema aveva certamente bisogno di essere riformato, reso più efficiente e liberato da eventuali logiche clientelari o burocratiche. Ma una cosa è riformare un servizio, altra cosa è svuotarlo progressivamente della sua funzione. Il problema non era l’esistenza dell’assistenza tecnica, bensì la capacità di adeguarla ai nuovi bisogni dell’agricoltura.

Per Ignazio Vassallo, dirigente regionale e responsabile delle SOAT di Campobello di Licata e Agrigento:

«Il trentennio dell’assistenza tecnica siciliana fu veramente un momento magico per il mondo agricolo. Lo fu non soltanto per gli agricoltori, ma anche per i consumatori e per gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.

Corsi per il conseguimento dei patentini, formazione sulla sicurezza in agricoltura, campi sperimentali, visite tecniche in campo, regolazione e taratura delle macchine irroratrici e numerose altre attività contribuirono a informare e formare l’agricoltore, rendendolo più preparato, consapevole e capace di affrontare le trasformazioni del settore.

Allo stesso tempo, lezioni, corsi, degustazioni guidate e panel dedicati all’olio, ai formaggi, al miele, al vino e ad altri prodotti agroalimentari contribuirono a far crescere la cultura del cibo e a rendere più consapevoli i consumatori, fornendo loro gli strumenti per conoscere, valutare e scegliere la qualità.

Un’attenzione particolare fu rivolta anche alle scuole di ogni ordine e grado, dove le attività di educazione alimentare avvicinarono bambini e ragazzi alla conoscenza dell’agricoltura, degli alimenti, delle produzioni locali e della cultura rurale. Un patrimonio educativo che oggi, purtroppo, le nuove generazioni rischiano di non poter più incontrare con la stessa continuità.

Quello che è stato realizzato in quei trent’anni rappresenta un patrimonio di inestimabile valore tecnico, economico, culturale e sociale. L’assistenza tecnica non fu soltanto trasferimento di conoscenze: fu un vero strumento di crescita del territorio, capace di mettere in relazione agricoltori, tecnici, consumatori, scuole e comunità. Fu, in altre parole, una grande esperienza di formazione e di emancipazione del mondo agricolo siciliano».

Un periodo che servì a riscoprire l’identità del mondo agricolo che con la rottura etnoantropologica rischiava di perdere valori e memoria.

La fine dell’Assistenza tecnica e la crisi del settore agricolo

A partire dal 2010, a causa dei pensionamenti del personale della regione Siciliana e il blocco delle assunzioni, i divulgatori agricoli furono trasferiti presso gli Ispettorati dell’agricoltura, le condotte agrarie e tutti gli altri uffici della regione siciliana.

Si modificò profondamente quel rapporto diretto tra tecnico e territorio. Molti professionisti finirono per essere assorbiti dalle strutture amministrative e quella presenza quotidiana nelle campagne si indebolì progressivamente. Il tecnico, da figura vicina all’impresa agricola, diventò sempre più spesso una figura inserita nei meccanismi amministrativi, fino all’esaurimento della struttura.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’agricoltore siciliano si è trovato progressivamente più solo. Oggi, quando si parla di agricoltura intelligente, agricoltura di precisione, digitalizzazione, sostenibilità, cambiamento climatico, innovazione varietale e competitività, sembra quasi paradossale pretendere che tutto questo possa essere realizzato senza una rete capillare di professionisti capaci di trasferire concretamente l’innovazione nelle aziende.

Oggi affidato a influencer!

L’innovazione, infatti, non può essere affidata agli improvvisatori. Una nuova coltura, una nuova tecnica agronomica, una scelta varietale o un investimento tecnologico hanno conseguenze tecniche ed economiche che devono essere valutate in rapporto alla specifica azienda, al terreno, al clima, alla disponibilità idrica, ai mercati e alla capacità produttiva dell’impresa.

L’agricoltore siciliano si è trovato progressivamente più solo

Da sottolineare anche che la normativa ha rappresentato un salto di qualità per l’epoca: il sistema di assistenza tecnica pubblica creato dalla L.R. 73/77 è stato preso a modello da numerose altre regioni italiane per via del suo approccio all’avanguardia nello Sviluppo Rurale. L’istituzione della figura del “divulgatore”, tecnico specializzato o amico incaricato di affiancare l’imprenditore rurale nelle sfide produttive e normative.

Tecnici professionalmente formati sia sul piano tecnico ma anche nell’approccio comunicativo. Sono nati con l’Assistenza Tecnica centinaia di progetti che hanno contribuito alla promozione e allo sviluppo di tutti gli ambiti territoriali.

L’assistenza tecnica dovrebbe tornare, ma non come semplice riproposizione del passato. Dovrebbe diventare una nuova rete di servizi per l’agricoltura siciliana, costruita sul rapporto tra Regione, enti territoriali, università, centri di ricerca, I.T.S., Istituti Tecnici, professionisti e imprese. Una rete capace di portare conoscenza nei territori e di trasformare la ricerca in applicazione concreta.

Si potrebbe immaginare un sistema territoriale organizzato per aree agricole, con tecnici specializzati in agronomia, economia aziendale, innovazione digitale, irrigazione, olivicoltura, viticoltura, frutticoltura, zootecnia, trasformazione e valorizzazione delle produzioni. Professionisti che non aspettino l’agricoltore in ufficio, ma tornino a percorrere le campagne, entrando nelle aziende e conoscendone problemi e potenzialità.

In questo nuovo modello l’assistenza tecnica potrebbe diventare anche assistenza alla costruzione del territorio: aiutare gli agricoltori a valorizzare le produzioni locali, favorire le aggregazioni, sostenere le filiere corte, individuare nuove colture, promuovere il turismo rurale e l’oleoturismo, collegare agricoltura, cultura, gastronomia e paesaggio.

La Sicilia avrebbe oggi più che mai bisogno di questa funzione. Perché l’agricoltura non è fatta soltanto di contributi, bandi e autorizzazioni. È fatta di persone, conoscenze, esperienza e capacità di prendere decisioni.

Per questo la perdita dell’assistenza tecnica rappresenta un ulteriore impoverimento dell’agricoltura siciliana. Non si tratta semplicemente di rimpiangere una struttura del passato, ma di riconoscere che senza una presenza professionale capillare nei territori è molto più difficile costruire un’agricoltura moderna, competitiva e intelligente.

La vera sfida, dunque, non è tornare indietro agli anni Ottanta-Novanta, ma recuperare ciò che di buono esisteva allora e trasformarlo secondo le esigenze dell’agricoltura del XXI secolo. Una nuova assistenza tecnica, libera dalle distorsioni burocratiche e fortemente collegata alla ricerca e alle imprese, potrebbe essere uno degli strumenti più importanti per restituire futuro alle campagne siciliane.

Le rivoluzioni tecnologiche, le riforme dell’intervento pubblico, le questioni emergenti per l’alimentazione e l’energia, le tendenze demografiche e l’emergere di nuovi mercati nonché il cambiamento climatico rendono necessaria una grande capacità di innovazione e adattamento, se non di anticipazione, dell’agricoltura e del mondo rurale

Un tessuto economico fragile e frammentato con una presenza preponderante di piccole imprese va stimolato nell’esprimere una domanda di innovazione, pertanto, è imprescindibile operare secondo strategie differenziate per l’erogazione di servizi su scala aziendale e territoriale nonché attivare reti locali, promuovere progetti imprenditoriali su base territoriale, renderli corresponsabili verso gli obiettivi della politica e le strategie individuate per la promozione dello sviluppo.

Perché un’agricoltura senza tecnici, senza ricerca e senza accompagnamento rischia di essere lasciata sola proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di conoscenza.