Tecnica

A Caccamo il corso di innesto riscopre un’antica arte agricola

Trenta partecipanti, dieci tipi di innesti e tre docenti per recuperare un sapere che rischia di scomparire. La soddisfazione dei corsisti conferma l’interesse verso le pratiche della tradizione agricola.

A Caccamo, in due giornate, l’agricoltura è tornata a parlare il linguaggio della tradizione, della manualità e della conoscenza. Si è svolto un corso di innesto che ha coinvolto trenta partecipanti, accomunati dalla volontà di apprendere o perfezionare una pratica fondamentale per la propagazione e la conservazione delle piante da frutto e in particolare dell’ulivo.

Un’iniziativa che ha riscosso un notevole apprezzamento da parte dei corsisti, confermando come, anche in un’agricoltura sempre più orientata verso l’innovazione tecnologica, esista una forte domanda di formazione sulle tecniche tradizionali.

Il corso ha affrontato dieci diverse tipologie di innesto, tra cui l’innesto a spacco, a gemma, a spacco inglese e a zufolo, attraverso lezioni teoriche e attività pratiche. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di conoscere le caratteristiche delle diverse tecniche, i periodi più adatti per eseguirle, la scelta delle marze, la preparazione dei portainnesti e le modalità operative necessarie per favorire l’attecchimento.

A guidare le attività formative sono stati Francesco Bruscato, perito agrario ed esperto di innesti, Gino Capodici, agronomo, e Mario Liberto, agronomo e giornalista, che hanno messo a disposizione dei partecipanti competenze professionali ed esperienze maturate nel settore agricolo.

L’iniziativa è stata organizzata dall’ESA e da Argalia, in collaborazione con Sicilia Agricoltura.

L’innesto rappresenta una delle pratiche più antiche dell’arboricoltura. Per generazioni, gli agricoltori hanno tramandato queste conoscenze, selezionando le varietà, conservando le caratteristiche delle piante e adattando le colture alle condizioni pedoclimatiche dei territori.

Oggi, tuttavia, questo patrimonio di competenze rischia progressivamente di scomparire, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione agricola e della riduzione delle occasioni di trasmissione diretta dei saperi tra generazioni.

L’innesto non è soltanto una tecnica di propagazione vegetale. È anche uno strumento per recuperare vecchie varietà, valorizzare il germoplasma locale, rinnovare gli impianti e contribuire alla conservazione della biodiversità agricola.

La partecipazione di trenta persone e il grado di soddisfazione manifestato al termine del percorso rappresentano un segnale significativo: la formazione agricola, quando unisce conoscenza scientifica e pratica sul campo, continua a suscitare interesse.

Il corso di Caccamo ha dimostrato che recuperare le tecniche tradizionali non significa guardare nostalgicamente al passato, ma investire in un’agricoltura capace di coniugare innovazione, sostenibilità e memoria.

Perché un sapere agricolo che non viene trasmesso è destinato a scomparire. E con esso rischiano di perdersi anche una parte della biodiversità coltivata e dell’identità rurale siciliana.