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Marcia indietro di Bruxelles sulla liberalizzazione nel settore del vino

Il “Gruppo di alto livello” in ambito della Commissione E.U., inerente il comparto vitivinicolo, è arrivata alle conclusioni stabilendo che – Non ci sarà la fine del regime dei diritti prevista nel 2015, ed ha sancito anche il via libera a un sistema di autorizzazioni e alla clausola di salvaguardia, mentre per i diritti di impianto ha detto no alla liberalizzazione, in sintesi, la produzione vitivinicola continuerà ad essere controllata. A chiederlo era sia la categoria che i Paesi produttori (in 15 rappresentano la quasi totalità del vino europeo, il 98%). “È emerso anche un ampio consenso sulla necessità di mantenere un quadro normativo per gli impianti per tutte le categorie di vino”, si legge nelle conclusioni del gruppo di esperti. La soluzione raccomandata è quella di un sistema di autorizzazioni di nuovi impianti di vite, gestito a livello nazionale. Un meccanismo, dunque, del tutto simile a quello in vigore attualmente, con un’unica importante differenza: i permessi di produzione non sarebbero cedibili, contrariamente a quanto avviene oggi, per cui un produttore in possesso di una licenza può trasferirla, vendendola, a un altro produttore.
Nel nuovo sistema, invece, i diritti d’impianto, gratuiti, non sarebbero una proprietà di cui il viticoltore può disporre. Si tratterebbe di autorizzazioni valide per un periodo di tempo limitato di tre anni. Il nuovo sistema sarebbe accompagnato da un “meccanismo di salvaguardia” a livello europeo: verrebbe stabilita una percentuale comunitaria annua per i nuovi impianti autorizzati (è ancora in discussione, ma si parla di un 1,5-2% di superficie in più all’anno).
Gli Stati membri potrebbero fissare un limite più basso ma, se le domande di autorizzazione superassero queste soglie nazionali, allora i permessi dovrebbero essere concessi sulla base di priorità obiettive e non discriminatorie stabilite a livello di Unione europea. Partendo dalle raccomandazioni del gruppo di alto livello, spetterà ora alla Commissione europea formulare una proposta legislativa, tenendo conto che questa dovrà rientrare nella riforma della politica agricola comune (Pac).
Per il ministro alle politiche agricole, Mario Catania si tratta di un risultato positivo, merito dell’ eccellente lavoro svolto dall’Italia, insieme agli altri Paesi produttori. Positiva anche la valutazione sulla modifica circa la non cedibilità dei diritti. Per il  Copa-Cogeca ”Il testo va nella buona direzione ma bisogna restare vigilanti”, ha commentato, ricordando la fragilità della situazione per le aziende familiari che, secondo i dati recentemente presentati dall’ufficio statistico comunitario Eurostat, hanno perso il 9,4% del valore della loro produzione rispetto al 2011.