Legumi, semi nutrienti per un futuro sostenibile

Poco più di trent’anni, neanche il tempo di due generazioni, e sulla Terra saremo 9,8 miliardi. Il 30% in più di quanti siamo oggi. Per sfamarci tutti, dicono gli esperti, bisognerà produrre il 60% di cibo in più. Servono miliardi di nuove proteine, per far crescere il mondo (Fonte: Fao e Areté – Consumi e produzioni a confronto)

Come fonte di approvvigionamento fino ad oggi si è ricorso alle carni, comparto che oggi è sotto accusa per colpa degli inquinamenti che provoca: “Secondo i dati Fao – il 70% dell’inquinamento oggi è colpa dei trasporti e delle fonti energetiche, e solo il 14% è responsabilità degli allevamenti bovini”.

Le uniche fonti proteiche possono essere recepite dagli allevamenti di insetti ad uso alimentare o dalle proteine vegetali. “In termini di amminoacidi, due scodelle di pasta e fagioli corrispondono a 70 grammi di carne”.

Nonostante le opportunità che provengono dalla coltivazione dei legumi, negli ultimi 15 anni il tasso di crescita della loro produzione non ha saputo tenere il passo con la crescita della popolazione e dei consumi: secondo la Fao, tra il 2000 e il 2014 la popolazione mondiale è aumentata del 19%, mentre la disponibilità di legumi pro-capite è cresciuta solo di 1,6 chili all’anno (Fonte: Fao e Areté – Consumi e produzioni a confronto). Questi semplici e umili alimenti di straordinaria generosità si sono adattati in tutti i contesti sopportando per secoli inverni rigidi, siccità, ambienti acri e inospitali. Semi “nutrienti per un futuro sostenibile” che hanno “sostenuto i centenari italiani”.

Il recupero dell’enorme variabilità genetica delle leguminose, può costituire una risorsa preziosa per l’agricoltore che può selezionare le varietà più adatte alle mutate condizioni climatiche delle loro comunità e territori. Questo gioverebbe soprattutto ai Paesi in via di sviluppo, dove i legumi vengono consumati quotidianamente perché rappresentano spesso l’unica fonte di proteine.

Promuovere la produzione e il consumo di legumi in queste aree significa salvaguardare la piccola agricoltura a livello famigliare e di villaggio e quindi incoraggiare le economie locali. Nonostante le proteine vegetali sono da tempo al centro dell’attenzione della Politica Agricola Comune (suddivise in due grandi categorie: colture proteiche (pisello, fave, favino, lupino, soia, erba medica, ecc.) destinate prevalentemente ad uso zootecnico e Leguminose da granella (fagioli, lenticchie, fave, piselli, ceci, ecc.) per uso umano.

L’opportunità più concreta per sostenere ed incentivare la produzione di proteine vegetali è stata offerta con la Riforma della PAC 2014-2020, inserendo le colture proteiche e le leguminose da granella tra le colture a cui possono essere concessi gli aiuti accoppiati (aiuto legato al tipo di coltivazione). Ulteriori spinte produttive in ambito PAC provengono da incentivi previsti per l’applicazione del greening (pagamento ecologico) e dalle misure contenute nei nuovi PSR, in particolare dai pagamenti agro-aclimatico-ambientali che si adattano perfettamente alle coltivazioni proteiche. Sarebbe auspicabile mettere a punto una strategia per evitare di ridurre le importazioni che spesso pregiudicano la qualità d’utilizzazione. Secondo l’Ismea per i legumi secchi il nostro paese dipende fortemente dalle importazioni, che coprono circa i tre quarti dei consumi degli italiani. Nell’ultimo biennio gli acquisti hanno superato le 300.000 tonnellate annue, per una spesa di circa 225 milioni di euro. Ne consegue che il passivo della bilancia commerciale nel 2014 ha superato i 220 milioni di euro. Nel 2015 il saldo si è leggermente ridotto (207.593 euro), grazie alla riduzione dei valori medi unitari. Le esportazioni al contrario rappresentano solo il 15% della produzione nazionale. Negli ultimi anni hanno sfiorato quota 20.000 tonnellate, cui sono corrisposti introiti per circa 17 milioni di euro.

“In riferimento alla concessione dell’aiuto accoppiato, vi è da notare che nel primo biennio di applicazione della nuova PAC 2014-2020 non tutti gli Stati Membri hanno risposto secondo le aspettative; su 28 Paesi solo 16 hanno previsto la misura per le colture proteiche e solo 3 Stati Membri (Grecia, Spagna e Romania) hanno concesso l’aiuto accoppiato alle leguminose da granella” (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali).

A questo riguardo bisogna iniziare una politica di valorizzazione dei legumi che miri a:

• conoscere la qualità nutrizionale dei legumi e favorire un maggiore impiego come ingredienti dei nostri piatti quotidiani e come far conoscere l’importanza dei legumi architravi della “Dieta Mediterranea”;
• recuperare la biodiversità delle leguminose e a utilizzarle nella rota- zione delle culture nell’ottica di un’agricoltura biologica e sostenibile;
• approfondire la conoscenza della composizione chimica e della quali tà nutrizionale tipica delle differenti varietà di legumi;
• fare associare i piccoli produttori, concentrando l’offerta ed organizzando la vendita del prodotto attraverso l’identificazione con un marchio dell’Unione Europea (DOP o IGP) o anche come presidio Slow Food;
• far proseguire la ricerca dagli Istituti di Genetica vegetale, e della Protezione delle piante Italiane, cercando di conoscere tutti gli aspetti vegetativi e soprattutto mettere in atto un’adeguata tecnica colturale, meccanizzando, possibilmente, le varie fasi produttive;
• realizzare un packaging che dia una forte caratterizzazione di visibilità al prodotto per le produzioni locali; le confezioni dovrebbero evidenziare il modo di preparazione, poiché le nuove generazioni non conoscono il loro modo di cottura;
• l’obbligo d’utilizzare i legumi nella ristorazione di scuole di ogni ordi- ne e grado, ospedali, mense militari, ecc.;
• indire una giornata annuale dei legumi italiani con manifestazione di promozione, vendita e degustazione;
• partecipare ad eventi promozionali nazionali ed internazionali; cerca- re di avere un ruolo più incisivo all’interno dell’Associazione italiana “Città delle leguminose”; con la calendarizzare di sagre locali con risonanza nazionale;
• incentivare l’apertura di locali ristorativi con piatti a base di legumi;
• dare dei contributi per le aziende agrituristiche, fattorie didattiche, mense, ecc. che promuovono piatti con i legumi;
• un maggiore aiuto nell’ambito delle politiche europee.

Con lo slogan “Semi nutrienti per un futuro sostenibile” le Nazioni Unite hanno fanno un passo decisivo verso un messaggio chiaro: la produzione di proteine animali per tutto il mondo, compreso quello in via di sviluppo, non è più sostenibile e la situazione potrebbe decisamente peggiorare in futuro. I dati parlano chiaro: se anche i paesi emergenti adotteranno gli stili di consumo “carnivoro” dell’Occidente, non ci saranno abbastanza terre emerse per poter allevare animali da reddito, e l’allevamento, come mostrato chiaramente nel documentario “Cowspiracy” è la prima reale causa di inquinamento mondiale.

Pertanto, è indispensabile rivalutare queste gloriose ed eroiche varietà che per secoli ci hanno sostentato, riproponendo sulle nostre tavole questi nobili legumi ricchi di virtù, di rusticità ed essenzialità.