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Il “Cece rosso di Cianciana” si candida ad essere iscritto nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) del MIRAF

La biodiversità siciliana non finisce mai di stupirci. Dopo anni di ricerche e studi è venuto fuori il “Cece rosso di Cianciana” un ecotipo locale, che si distingue da quello comune per alcuni caratteristiche morfologiche ed organolettiche particolari.

Federico Pace, agronomo con una esperienza nella ricerca scientifica, nella qualità di capofila, insieme alle aziende di Matteo Riggio, Antonio Giannone, e Caterina D’Angelo, sono i custodi di questo preziosissimo legume che per anni è stato coltivato negli orti di famiglia conservandone e moltiplicandone il seme.

Insieme hanno chiesto l’iscrizione nell’elenco del Ministero dell’agricoltura tra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) (Elenco previsto dall’art. 8 del Decreto Lg.s 173/98 e dal successivo Decreto Ministeriale applicativo (350 del 8 settembre 1999).

Il Cece rosso di Cianciana, in dialetto, Ceciru russu, è coltivato nel medesimo territorio e in quello della vicina Alessandria della Rocca. Federico Pace lo descrive dicendo: “Si tratta di un seme tondeggiante e angolare, con colorazione bruno rossastro. I semi si presentano di grandi dimensioni avendo un peso di 1000 semi pari a 400g.Il tegumento presenta una leggera rugosità, a volte può essere anche assente.

“Era consumato abitualmente dai nostri avi viene riproposto dopo decenni in cui si era persa la coltivazione perchè erroneamente ritenuta una varietà meno pregiata rispetto alla classica varietà del cece bianco” racconta Federico Pace, ed ancora: “La mia famiglia lo coltiva da sempre, era un peccato perderlo; speriamo che questo nostro sforzo serva per valorizzare l’agricoltura tradizionale locale”.

La coltivazione del “Cece rosso di Cianciana” risulta che fosse abbondantemente coltivato agli inizi del XX secolo. Era una degli alimenti cardine dell’alimentazione del tempo, cibo che sopperiva alla penuria di proteine animali nella dieta quotidiana.

La prima testimonianza storica la ritroviamo nel libro del Cavaliere Francesco Cannatella, (Cianciana Lessico dei Contadini / Francesco Cannatella – Cianciana, 2019) dove riporta che: “Oltre alle miniere di zolfo come fonte di sussistenza, vi erano tra le poche specie erbacee ad essere coltivate anche il Cece rosso di Cianciana”.

Anche se mancano altri riferimenti storici il “Cece rosso” nella memoria collettiva risulta sempre presente. Molti agricoltori testimoniano che venisse coltivato negli orti familiari esclusivamente per autoconsumo. Prezioso come un gioiello di famiglia veniva conservato in contenitori di ceramica o di vetro e utilizzato per la futura coltivazione o per la preparazione di proverbiali zuppe. Faceva anche parte del corredo che veniva dato alla sposa, come segno di prosperità e augurio: un cece rosso e uno bianco.

Considerando che in generale la superficie investita a leguminose dopo gli anni 60-70 si è contratta, anche per i motivi dovuti al mancato riconoscimento degli aiuti comunitari, tale popolazione non ha interessato mai la coltivazione estensiva, limitando come detto prima la coltivazione ad autoconsumo.

Grazie alla coltivazione e conservazione della popolazione denominata Cece rosso di Cianciana, da parte di famiglie coltivatrici locali, questo ecotipo è stato tramandato con il ”mestiere” anche questo patrimonio vegetale, ciò, ha consentito di arrivare fino ai giorni nostri.

La popolazione contadina del Comune di Cianciana (AG), dal secondo dopo guerra ad oggi, ha coltivato il Cece rosso di Cianciana, come prodotto per l’autoconsumo nei propri orti, non raggiungendo mai una coltivazione estensiva.

Il cece rosso ha avuto il suo spazio promozionale nel corso della “Sagra dei grani antichi” nel Comune di Cianciana, ma è stato anche presente anche nella “festa del raccolto” che si svolge il 31 luglio di ogni anno. La “festa del raccolto” ha una antichissima tradizione dalle radici pagane alla quale i ciancianesi sono molto legati. Le origini della festa del raccolto si perdono nella notte dei tempi ed rappresenta il ringraziamento dei contadini alla divinità per l’abbondanza e la bontà del raccolto. In questi eventi sono usati i prodotti locali, tra i quali il Cece rosso di Cianciana e altre leguminose come la fava e cereali come il frumento.

Questa varietà è tra i legumi antichi che rischiavano di scomparire per sempre dalla nostra biodiversità. Una perdita inestimabile, che rischiava di privarci per sempre di un prodotto eccezionale per proprietà e gusto. Il cece rosso è stato infatti in grado di adattarsi alle condizioni pedo-climatiche di questo lembo di Sicilia, dove lo zolfo è stato da sempre l’elemento che ha caratterizzato un curioso sviluppo.

La sopravvivenza del cece rosso si deve a questi agricoltori devoti alla terra e ai suoi frutti. Senza di loro, la presenza del cece rosso rugoso sarebbe scomparsa. Una varietà di cece che rischiava di scomparire, poiché ritenuta meno pregiata rispetto al classico cece bianco. Solo negli ultimi anni, grazie all’impegno dei produttori locali, ma anche perché rientrato nell’aiuto comunitario, questo meraviglioso legume è stato recuperato e torna nuovamente a tavola per regalare, ora come allora, il suo sapore e le sue proprietà.