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Aree rurali: gli operatori non devono arrendersi

La pandemia causata dal Covid-19 che ci sta lasciando economicamente, socialmente e psicologicamente distrutti, con la campagna di vaccinazione in corso, anche se a rilento, ci da un’occasione in più per riflettere sul da farsi.

Accantonate le polemiche sulle mascherine, i Dpcm con chiusure e aperture incomprensibili, banchi monoposto rotabili, la confusione informativa prodotta dai media con interviste ad anonimi virologi, che grazie a qualche spiraglio di evidenza pubblica hanno detto di tutto arrivando a prevedere futuri catastrofici per far presa sul teleschermo, l’ossessionante conteggio quotidiano di “contagi-ricoveri-tamponi”, l’intreccio perverso di competenze nazionali, regionali, comunali, finalmente cominciamo a lasciarlo alle spalle.

Certo, per qualche decennio ci porteremo sul groppone le nostre paure, le angosce, (distanziamento, assembramenti, pulizia accurata, ecc.) preoccupazioni che incideranno notevolmente sui nostri stili di vita.

Le aree rurali, luoghi a bassa densità, luoghi circoscritti, con distanziamenti protetti e stili di vita rassicuranti, per qualche decennio, saranno le mete più ambite e ricercate dai nostri turisti.

Dice bene Fausto Fagioli, guru del turismo rurale: “Ri-partire e lo faremo ri-partendo dai valori dell’ambiente, della tradizione e della storia, proponendoci come imprese rassicuranti, attraenti e fidelizzanti, offrendo qualità e certezza del prodotto e dei servizi impostati su un lavoro etico e di sostenibilità ambientale”. Ed ancora: “Oggi, incontrarsi all’aria aperta con piccoli gruppi di persone è la forma più sicura e responsabile di turismo. Dopo mesi di lockdown, godersi un buon vino all’aria aperta con “la terapia del paesaggio”, una terapia oggi più che mai necessaria: sia ai wine-lover, che hanno riscoperto il valore dell’en plein air, sia e soprattutto alle cantine, che possono così ripartire dal territorio e dal rapporto sempre più stretto con il mercato finale. I turisti oggi vogliono qualcosa di più non basta loro raccontare soltanto come si fa il vino, ma occorre intrattenerli e sorprenderli. Abbiamo un consumatore esploratore, più volenteroso nella ricerca del nuovo e allo stesso tempo è sempre più un turista, informato che conosce il prodotto”.

“Dalle crisi gli esseri umani hanno sempre saputo trarre benefici e non solo tirarsene fuori ma, facendolo, sono sempre riusciti a compiere un balzo verso un futuro migliore, verso una idea di benessere. Il 2020 non è certo tra quelli che ricorderemo volentieri è stato un anno difficile, per il lavoro e per le troppe incertezze con cui siamo stati costretti a convivere. Il 2021 da questo punto di vista può essere considerato l’anno zero per ridisegnare nuove forme e nuovi modi di fare turismo, fare educazione e occuparsi del benessere delle persone”.

Secondo una ricerca di Demoskopika, infatti, il flusso turistico autoctono potrebbe compensare per almeno il 30% le mancate presenze di turisti stranieri, che nel 2019 hanno superato quota 216 milioni di presenze. Bisognerà insomma valorizzare il turismo di prossimità a “chilometro zero”, la montagna, i parchi, le aziende agrituristiche, le fattorie didattiche, i tanti meravigliosi borghi presenti nei nostri territori, insomma le nostre miniere turistiche: le aree rurali italiane.

Un’offerta turistica che necessariamente interesserà, la prossimità, per Demoskopika verranno premiati quei “mercati autoctoni” che più degli altri saranno in grado di trattenere i rispettivi turisti locali, convincendoli ad usufruire di prodotti e servizi ricettivi nella propria Regione di appartenenza. Negli anni precedenti il 2020, erano stati circa 85 milioni i flussi turistici degli italiani: se 21,1 milioni prediligevano le vacanze all’estero, ben 49,2 milioni sceglievano di trascorrere le vacanze in Italia, ma non nella loro regione di residenza. Ben 14,6 milioni, invece, amava trascorrere le vacanze nel territorio nel quale viveva. Sono questi, insomma, i movimenti su cui puntare nella prossima stagione per “salvare” il turismo.

Basti pensare che nel turismo, che rappresenta il 10% del sistema produttivo italiano e il 12,6% dell’occupazione nazionale secondo Unioncamere, lavorano oggi 612 mila imprese. Un settore che supera persino quello manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, e che, per questo motivo, sprofondando, trascinerebbe con sé inevitabilmente molte altre aree complementari. “L’impegno di non secondaria importanza da parte nostra del tornare a viaggiare, perciò, rappresenterà più valenze oltre quella di riportare la centratura in noi stessi, ricreandoci, poiché lo spirito del viaggio insito nell’uomo accresce la mente strutturandone la forma”.

Le aree rurali, con l’approvazione del bilancio dell’Unione europea 2021-2027, con un leggero taglio delle risorse della Pac, gli agricoltori potranno contare su un quadro di risorse finanziarie certe fino al 2027. La seconda è l’approvazione del regolamento transitorio (Reg. 2020/2220 del 23.12.2020) che detta le regole della Pac 2021-2022 fino al 31 dicembre 2022, che consente di prepararsi alla nuova Pac 2023-2027.

Il regolamento transitorio contiene anche una novità importante: la nuova dotazione finanziaria del programma Next Generation Eu (910 milioni di euro per l’Italia) che mira alla transizione ecologica e digitale, indicata nel “Green Deal europeo”, nelle nuove strategie “Biodiversità” e “A Farm to Fork”. Queste risorse finanziarie saranno inglobate nei Psr. Il nuovo stile di vita e un buon gruzzolo finanziario sono gli elementi che potranno essere utili per puntare alla rinascita delle nostre aree rurali, attraverso un’operazione di fidelizzazione dei turisti, pertanto, teniamo duro e nel fratempo, organizziamo un offerta intelligente e sicura.