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Grano duro, question time del ministro Lollobrigida al Senato

Signor Presidente, onorevoli Senatori, come noto, il nostro Paese è tra i maggiori esportatori di prodotti a base di grano, come la pasta e i prodotti da forno, particolarmente apprezzati dai consumatori di tutto il mondo. Le cause che stanno mettendo sotto pressione il mercato dell’intero comparto cerealicolo sono molteplici e affondano le loro radici in situazioni pregresse, aggravate oggi dalla pandemia e dalla crisi energetica. Per migliorare la fase di contrattazione del prezzo, il Ministero ha provveduto all’attivazione della Commissione sperimentale nazionale del grano duro (CSN grano duro) al fine di rendere più chiare e trasparenti le tendenze di mercato e di conseguenza avere una ricaduta positiva sulle contrattazioni. Il progetto si innesta nella più ampia sfera degli interventi di regolazione del mercato rappresentata dalle Commissioni Uniche Nazionali (CUN), in cui i prezzi indicativi sono concordati tra i rappresentanti delle associazioni di parte venditrice ed acquirente e costituiscono il riferimento per le contrattazioni tra le parti.

L’attività della CSN è terminata in questi giorni e il bilancio è positivo. Per tali motivi, registrato il più ampio consenso della parte agricola alla prosecuzione dei lavori e l’unanime volontà di elevare la CSN a Commissione Unica Nazionale, valutiamo di proseguire questo percorso virtuoso di trasparenza e di regole certe per la formazione dei prezzi indicativi. Per quanto concerne il sostegno alla produzione primaria, segnalo che il Fondo grano duro (istituito dall’articolo 23-bis del decreto-legge n. 113/2016 ed attuato con Decreto interministeriale n. 5642 del 20/05/2020) stanzia annualmente, per le coltivazioni di grano che siano inserite in un Contratto di filiera privatistico tra produttore e trasformatore, 10 milioni di euro incrementati, per l’anno 2022, con ulteriori 10 milioni. Proporremo di incrementare le risorse destinate a tale fondo per gli anni dal 2023 al 2025 con disposizione da inserire nella legge di bilancio che sarà sottoposta all’approvazione del prossimo Consiglio dei Ministri. Occorre sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica dei coltivatori di grano duro e dell’intera filiera produttiva, valorizzare i contratti di filiera nel comparto cerealicolo come strumento di sviluppo del settore nonché migliorare la qualità del grano duro attraverso l’uso di sementi certificate. Rassicuro che il Governo intende tutelare fortemente il comparto cerealicolo; ne è dimostrazione l’impegno profuso dal Presidente del Consiglio On. Meloni durante il G20 di Bali per il negoziato sul grano.

Per valorizzare e rafforzare la produzione è mia intenzione intervenire con un piano complessivo di sostegno al comparto cerealicolo nazionale, che promuova il progressivo miglioramento della filiera per una produzione di qualità sempre maggiore. In tal senso, sarà necessario rafforzare gli strumenti dei contratti di filiera, per contrastare le speculazioni, e dei distretti del cibo, fornendo incentivi per le aziende agroindustriali di prima e seconda trasformazione e per i produttori agricoli, anche tramite l’accesso ai fondi della PAC dell’Unione europea. Ciò al fine di favorire il miglioramento qualitativo del grano italiano, supportare le filiere di stoccaggio mediante ammodernamento delle strutture e sostenere la transizione verso tecniche di agricoltura di precisione.