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Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, question time di Lollobrigida alla Camera

“Prima di entrare nello specifico quesito posto dall’interrogante, ritengo opportuno ricordare a tutti noi che siamo di fronte ad una innegabile emergenza sanitaria, che causa enormi danni all’incolumità pubblica, al sistema sanitario e enormi danni alle attività economiche soprattutto nelle aree rurali. Il nostro Paese è invaso da un numero di cinghiali che lei ha sottolineato essere di più di due milioni. Non esistono cifre precise sulla popolazione dei cinghiali. Oltre ai continui episodi di danneggiamento delle culture e delle infrastrutture agricole, vi è il rischio che, per l’accertata presenza di animali infetti, si debbano adottare misure sanitarie di contenimento delle infezioni che prevedano l’abbattimento dei suini presenti nel raggio di diversi chilometri con rilevante pregiudizio per la filiera agroalimentare e per l’occupazione in un settore strategico del Made in Italy. Occorre modificare l’art. 19 della legge 157/1992 prevedendo la semplificazione delle procedure per l’adozione dei piani di abbattimento approvati dalle regioni, e adottando disposizioni per l’attuazione dei piani in maniera rapida ed efficace. Su questo tema abbiamo avuto contatti con ISPRA e il Ministro dell’Ambiente e abbiamo organizzato una cabina di confronto tecnica per arrivare alla proposta di modifica normativa. Riguardo allo specifico quesito posto dall’interrogante ricordo che, ai sensi della legge n. 157 del 1992, il Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale rappresenta l’organo tecnico consultivo. Ricorderà che questo organismo fu soppresso nell’ambito della Spending review nel 2012, nove anni fa e l’emergenza dei cinghiali da allora è andata ad aumentare, anche se non sono queste le esclusive competenze del comitato. Riteniamo che le misure di contenimento degli ungulati debbano essere costantemente aggiornate e ridefinite a seconda dei dati forniti dal monitoraggio dell’entità della popolazione e dello spostamento della stessa sul territorio nazionale al fine di renderla omogenea e non pregiudicare come la direttiva habitat prevede le attività umane. A tal fine, come affermato dagli onorevoli interroganti, il Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale potrebbe tornare ad essere un utile presidio per la definizione delle misure di contenimento. È mia intenzione intervenire con una proposta di legge, in sede di collegato alla legge di bilancio, che – al pari di quanto avvenuto per altri organismi collegiali operanti in altri settori altrettanto strategici – consenta di ricostituire il predetto Comitato tecnico. Auspichiamo che in fase di bilancio ci sia il sostegno delle forze politiche che hanno il nostro stesso obiettivo”.