Il presepe di pane di grani antichi a Lercara Friddi

“Tutto è iniziato per devozione al bambinello Gesù, il resto è stato l’amore di mamma a farmi cimentare a realizzare il presepe interamente di pane”. A raccontare questa esperienza è Angela Scaglione, “la donna dal cuore di pane” innamorata della natività che, a differenza di molti altri artisti della creta, del legno, o della pietra, preferisce utilizzare, per esprimere la sua arte la farina di grano, tiene a precisare, “purché di grani antichi”.

La sua artisticità è spontanea, frutto di una memoria antica capace di realizzare, attrezzi, arredi, pani votivi e tant’altro che il tempo ha fatto totalmente dimenticare. Madre di tre figli è sposata con un dipendente delle Poste; a differenza di tante sue amiche, riesce a coniugare la sua artisticità con le premure domestiche. La Scaglione non è nuova a queste esperienze della lavorazione del pane, insieme ad altre 15 donne lercaresi (Artiste dal cuore di pane), ha recuperato i pani votivi della tradizionale tavolata di S. Giuseppe.

Questa volta si è comunque superata riuscendo a realizzare, attraverso un lavoro certosino, un presepe interamente di pane. Il grano antico “russeddu” appartiene e ai suoi familiari, per il resto ha fatto tutto lei con l’aiuto della sua famiglia. Hanno portato il grano al mulino, l’hanno fatto molire, dopodiché ha impasto la farina ed iniziato l’interminabile lavoro che è durato tre mesi e mezzo. E’ stato così realizzato il presepe interamente di pane, costituito da più di mille pezzettini, tutti rigorosamente impastati, cotti e ricotti nel fornetto di casa e quindi incollati con acqua e farina. Un lavoro meticoloso e di pazienza, dove la fantasia e la creatività hanno consentito la massima espressione artistica di questa donna che nonostante non ha studi specifici (artistici e antropologici) ha saputo realizzare un’opera ragguardevole.

Il presepe è il risultato della sua memoria, della sua esperienza di vita. La capanna e tutte le altre strutture sono state costruite pietra su pietra, naturalmente di pane, una sull’altra come se si trattasse di un’antica costruzione del passato; le finestre e le porte sono sormontate da un architrave che ricordano l’ingegno di muratori di altre epoche. Curioso è anche il forno con le pietre ad incastro che ricordano le costruzioni arabe-normanne. Da dove ha appreso questa tecnica è difficile supporlo.

Quello che si evidenzia sono anche le attrezzature che fanno da corredo, debitamente introdotte all’interno delle piccole strutture: zappe, pale, aratri a vomere, panieri, contenitori d’acqua, ecc. materiale sistemato nei posti più consoni che facevano parte della tradizione del passato.

I personaggi sono stati realizzati a pezzetti e poi incollati, tutti mostrano un abbigliamento del tempo di Gesù.
Di grande fascino è l’arredo realizzato con sacchi di iuta usati.

Fantastica è anche il collegamento delle varie strutture con la grotta della natività interamente con grano antico come se volesse affidare a questo cereale l’elemento di condivisione e di legame tra l’intera comunità e la natività.
Insomma, questo presepe racchiude tutti quegli elementi che al di là del credo religioso esprimono un significato culturale e sociale che merita di essere preservato a memoria di quanti fermamente credono che il pane “oltre ad essere buono da mangiare è anche buono per comunicare”.

Il presepe è posto presso il palazzo museale Sartorio di Lerca Friddi.

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