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A Custonaci un corso di intreccio di materiale vegetale per rilanciare la funzione sociale in agricoltura

L’agricoltura, nell’ambito dell’azienda multifunzionale, da alcuni anni ha riscoperto l’antico e prestigioso ruolo di attività sociale, promuovendo servizi alla persona, interazioni con piante ed animali, contatti con spazi e ritmi diversi da quelli ordinari.

Una serie di iniziative connesse al mondo rurale può essere estrinsecata in maniera dinamica e moderna, attraverso l’offerta di alcuni servizi: assistenziali, formativi, educativi, d’inserimento lavorativo e sociosanitari. Un ruolo che il mondo agricolo ha sempre svolto in maniera naturale con una scarsa propensione alla monetizzazione.

La nuova consapevolezza della ruralità, insieme alle politiche di sviluppo, hanno accelerato questo tipo di attività sociale, favorendo la nascita di segmenti occupazionali, attraverso il benessere individuale e sociale.

Con questo spirito la cooperativa Sociale “La Fenice” di Custonaci in collaborazione con Sicilia Agricoltura e con il gratuito patrocinio di Confcooperative e CIA – Agricoltori Italiani ha organizzato un corso d’intreccio di piante vegetali.

Un corso che ha evidenziato, così com’era nell’idea degli organizzatori, diversi aspetti: sociale, culturale ed economico.

Il corso si è svolto a Custonaci presso la sede della Cooperativa La Fenice; i docenti sono stati il noto otorinolaringoiatra palermitano Dr. Francesco Caruso, appassionato cultore dell’arte dell’intreccio di piante vegetali e il giornalista e scrittore Mario Liberto.

Il corso è stata un’occasione d’incontro, un luogo dove apprendere un’arte, una competenza e sviluppare una passione.

L’iniziativa fa parte del “Laboratorio dei Talenti, una scommessa sociale che la Cooperativa La Fenice, ha sviluppato a partire dall’inizio dell’anno, una attività specifica rivolta a ragazzi e giovani adulti del territorio in condizioni di svantaggio psicosociale. La sfida nasce dalla convinzione che ogni essere umano ha, insito nel proprio essere, delle competenze e delle potenzialità che se valorizzate possono essere di grande contributo alla realizzazione personale e alla crescita umana e sociale della persona. È nell’ottica dell’intreccio che la Cooperativa Sociale La Fenice continua a portare avanti la sua mission dal 1985. Questo è un corso che permetterà ai partecipanti di imparare l’arte dell’intreccio ma anche di incontrarsi in uno stesso luogo, ridisegnando nuovi spazi e una nuova trama, creando nodi, incontri per progettare un futuro”.

L’Unione Europea, riconoscendo questo ruolo di primaria importanza, ha canalizzato alcune iniziative politico-finanziarie per favorire la rinascita di queste attività; un mix d’idee costituite da pratiche agricole a basso impatto ambientale e con metodo biologico o integrato, attività sociali e sociosanitarie, percorsi terapeutici, riabilitativi, di cura, d’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione; insomma, un più ampio bisogno di politiche di welfare su cui l’Unione Europea insiste per una rivalutazione del settore primario.

Attività che devono essere svolte in cooperazione con i servizi socio-sanitari e gli enti pubblici competenti del territorio. Comunque, si tratta di attività lavorative meno meccanizzate, in grado di accogliere più facilmente nuove persone in azienda. Allo stesso tempo, questa maggiore capacità di includere persone favorisce, spesso, un innalzamento delle attenzioni nei confronti di pratiche che hanno un maggiore contenuto in termini di risorse collettive (la cura del paesaggio, la gestione della biodiversità, diserbo delle aree ortive, ecc.), pratiche agricole che permettono di svolgere attività all’aperto, in maniera socializzante, recuperando il “senso del tempo”.

Giuridicamente, l’agricoltura sociale è intesa come quell’attività svolta dagli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile in collaborazione con i soggetti di cui all’art.1, comma 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328, qualora integrino nell’attività agricola, in modo sostanziale, continuativo e qualificante, la fornitura di servizi rivolti all’inclusione sociale, al reinserimento lavorativo, all’assistenza e alla riabilitazione delle persone in condizioni di disagio, come definite dal regolamento (CE) n. 800/2008. Rientrano in tale de- finizione anche le attività agricole esercitate negli istituti penitenziari. Da qualunque lato la si guardi, la funzione sociale assume delle connotazioni di welfare e di rete solidale.

La recente normativa nazionale, approvata il 5/8/2015, introduce la definizione di agricoltura sociale. In questo ambito, rientrano le attività che prevedono: l’inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e lavoratori svantaggiati, persone svantaggiate e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale; prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali attraverso l’uso di risorse materiali e immateriali dell’agricoltura; prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l’ausilio di animali e la coltiva- zione delle piante; iniziative di educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità animale, anche attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche.
Le regioni, nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurale, possono promuovere specifici programmi per la multifunzionalità delle imprese agricole, con particolare riguardo alle pratiche di progettazione integrata territoriale e allo sviluppo dell’agricoltura sociale. Inoltre, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere possono inserire come criteri di priorità per l’assegnazione delle gare di fornitura la provenienza dei prodotti agro-alimentari da operatori di agricoltura sociale. I comuni prevedono specifiche misure di valorizzazione dei prodotti provenienti dall’agricoltura sociale nel commercio su aree pubbliche; gli enti pubblici territoriali prevedono criteri di priorità per favorire lo sviluppo delle attività di agricoltura sociale nell’ambito delle procedure di alienazione e locazione dei terreni pubblici agricoli; gli enti pubblici territoriali possono dare in concessione, a titolo gratuito, anche agli operatori dell’agricoltura sociale i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Con la nuova normativa è stato istituito l’Osservatorio sull’agricoltura sociale, nominato con decreto del MIPAAF, un organismo deputato a definire le linee guida in materia di agricoltura sociale, che assume funzioni di monitoraggio finalizzate al coordinamento delle iniziative con le politiche rurali e la comunicazione.