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Anche le noci arrivano dal Cile

Tra i tanti prodotti agricoli che importiamo dal Cile, destano particolare interesse le noci, aumentate a un tasso annuale dell’11% sia in termini di valore che di volume. Già nel 2017, all’interno dell’UE, le importazioni avevano raggiunto il valore record di 1,1 miliardi di euro, con un volume totale di 207mila ton (con guscio e senza guscio).

I Paesi maggiori importatori europei di noci dal Cile sono: l’Italia, la Germania e la Spagna, insieme rappresentano circa il 60% del totale. Un andamento di consumo che sta interessando anche altri Paesi europei come i Paesi Bassi, l’Austria, Polonia e Repubblica Ceca.
Dai dati del Centro per la promozione del commercio dei paesi in via di sviluppo (CBI) si rileva che il Cile è il fornitore più grande per questo prodotto, con una superficie dedicata alla produzione di noci che aumenta a un ritmo di 1.500-2.000 ettari all’anno e con un previsto aumento della produzione annuale tra il 15% e il 20%. I volumi potrebbero quintuplicare nei prossimi cinque anni e raggiungere le 500mila ton circa.

In questi ultimi anni il consumo di noci è fortemente aumentato. I consumatori più acculturati sanno che non si tratta di frutta, ma di semi e che sono ricchi di tanti grassi, per lo più insaturi, dunque “buoni”. Tra questi gli acidi grassi omega3 indispensabili per il nostro organismo che non sa produrli da sè. Alta la funzione di questo alimento sia nella prevenzione sia nella cura dei disturbi cardiovascolari.

Pare che il consumo di 3-4 noci al giorno incidono positivamente sulla salute, come ad esempio ha una funzione di abbassare significativamente i fattori di rischio cardiovascolare, l’incidenza di infarti nelle persone sane, apportano benefici anche nell’abbassare il colesterolo e regolare la pressione sanguigna e sono consigliate a chi soffre di diabete per tenere sotto controllo effetti e rischi secondari della malattia. Inoltre, si ha un discreto apporto di fibra.

A fini di curiosità, lo dice la Farnesina: “La principale quota dell’export dell’Italia verso il Cile è composta da beni strumentali, in particolare macchinari e apparecchiature (39,7%), motori, generatori e trasformatori elettrici (12,1%), prodotti chimici soprattutto prodotti tricologici e fertilizzanti ( 5,9%), prodotti in metallo (esclusi macchinari ed attrezzature) (5,8%)”. Quindi, qualche interscambio bisogna farlo.