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Olio extravergine di oliva siciliano, prezzo per il 2020

Non sembra una delle annate migliori per quanto riguarda il prezzo dell’olio extravergine di oliva in Sicilia. Sebbene ci sia ancora incertezza sul prezzo, sembra che la quotazione “dell’oro verde” si attesti intorno a 5,40 €/kg così come indica Ismea sia per le piazze di Palermo che di Trapani (entrambi dati del 3 novembre) per il mercato all’origine, franco azienda. Stesso prezzo per la Dop Valli Trapanesi, mentre la Dop Monti Iblei è a 8,75 €/kg. Significa che al produttore olivicolo viene riconosciuto un prezzo per l’olio extravergine di oliva più o meno in linea con quello dell’anno scorso, secondo i dati Ismea anche se nel 2019 in alcune realtà dell’entroterra siciliano l’olio fu anche venduto a prezzi più alti, specie all’inizio della campagna olearea mentre poi all’inizio del 2020 il prezzo dell’olio extra vergine d’oliva siciliano subì un crollo fino a 4 euro al chilo).

Ovviamente il prezzo può variare a seconda della tipologia (convenzionale, biologico, Igp o Dop). La forchetta è tra 5 e 6 euro al chilo parlando di prezzi a cisterna. Al minuto e cioè al consumatore finale si calcolano almeno 2 euro in più per tipologia. Quindi il consumatore può acquistare olio extravergine d’oliva siciliano sfuso tra i 6 e gli 8 euro al chilo, secondo stime Coldiretti.

Secondo la Cia Sicilia Occidentale, nelle province di Palermo e Trapani restano sostanzialmente stabili, rispetto a 15 giorni fa, i prezzi dell’olio extravergine di oliva: 7 euro al litro al consumatore, all’ingrosso invece il prezzo è di 5,50 euro. A campagna di raccolta entrata nel vivo, il calo si registra nei frantoi di Partinico, dove il prezzo è passato dai 7 euro delle previsioni ai 6 euro attualmente pagati alla bocca del separatore. All’ingrosso, invece, il costo di un chilo di olive si aggira tra i 5 e i 5,50 euro. Nella zona delle Madonie, il prezzo resta maggiore per la scarsa raccolta di quest’anno: il prezzo è di 7,50/8 euro litro e di 5,20 euro all’ingrosso. A Castelvetrano, dove l’annata non è andata male, il costo è di 6 euro/litro alla bocca del separatore e di 5,20 all’ingrosso.

Nella zona di Alcamo e in tutta la fascia nord della provincia trapanese, infine, resta confermato il prezzo di 7 euro litro mentre all’ingrosso i prezzi sono di 5,10 euro/chilo per il convenzionale e di 5,60 euro/chilo per il biologico. “Resta comunque un prezzo troppo basso che non ripaga appieno gli sforzi economici dei nostri olivicoltori. Il nostro mercato risente purtroppo dei prezzi che la gente trova al supermercato, prezzi inverosimili per un prodotto che sia extravergine di oliva. I nostri produttori riescono a tirare fuori un prodotto di eccellente qualità, che non ha pari in Italia con altre zone dove l’olio si vende oltre i 10 euro”, afferma Antonino Cossentino, presidente cella Cia Sicilia Occidentale

Calo della produzione
Quindi prezzi in linea con quelli dell’anno scorso, in un’annata che però risente di un calo della produzione nelle province di Palermo e Trapani, con perdite che vanno dal 10 al 60 per cento a seconda delle zone maggiormente colpite, nei mesi passati, da vari eventi climatici sfavorevoli. La quantità, a causa della ciclicità del raccolto, sarà comunque inferiore alle medie in tutto il territorio regionale, secondo l’indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo-Associazione italiana frantoiani oleari.

A condizionare la produzione nei territori di Palermo e Trapani sono stati vari fattori. Innanzitutto la scarsità di piogge durante tutto il 2020, la grave siccità invernale – nessuna pioggia nei mesi di gennaio e febbraio – e le poche precipitazioni primaverili. Altri tre i fattori climatici che hanno influito sulla produzione. Il primo è l’ondata di scirocco di metà maggio, un periodo delicato nel quale l’ulivo è tra la fioritura, l’impollinazione e l’allegagione, cioè la nascita del frutto. Il secondo è stato il tasso di umidità per tutto agosto e settembre, che ha favorito l’attacco della mosca. Il terzo, infine, le forti raffiche di vento di settembre che hanno fatto cadere parte del raccolto attaccato dai parassiti rovinandolo.

Consumi mondiali da record
Nel 2020 i consumi mondiali di olio d’olivo hanno registrato un record storico: salgono a 3,1 miliardi di chili, praticamente raddoppiati nell’arco degli ultimi trent’anni, cambiando la dieta dei cittadini in molti Paesi, dal Giappone al Brasile, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna alla Germania, sulla scia del successo della Dieta Mediterranea dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

“In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative”.

“Non a caso Coldiretti ed il Collegio Nazionale degli Agrotecnici con il sostegno di Unaprol e Campagna Amica hanno promosso una vera e propria scuola, la Evoo School Italia, per promuovere la cultura gastronomica dell’olio extravergine e delle olive da tavola fra i consumatori, ma anche formare professionisti e imprese, con l’obiettivo di arrivare presto a “diplomare” dei veri e propri “enologi” dell’extravergine. Un vero olio extravergine di oliva (EVO) di qualità – ricorda la Coldiretti – deve essere profumato all’esame olfattivo deve ricordare l’erba tagliata, sentori vegetali e all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante, gli oli di bassa qualità invece hanno cattivi odori che ricordano l’aceto o il rancido e all’esame gustativo sono grassi e untuosi. Riconoscere gli oli EVO di qualità significa peraltro acquistare oli ricchi di sostanze polifenoliche antiossidanti fondamentali per la salute”.

“Un fenomeno che deve però fare i conti con le ancora troppe trappole del mercato – denuncia la Coldiretti – dalle etichette spesso illeggibili sulle bottiglie in vendita nei supermercati fino ai ristoranti dove andrebbero fatte rispettare le normative vigenti. Sulle tavole dei locali è fuorilegge 1 contenitore di olio su 4 (22%) che non rispetta l’obbligo del tappo antirabbocco, entrato in vigore con la Legge 30 Ottobre 2014, n. 161 che prevede anche sanzioni e la confisca del prodotto”.