Tipicità

La pasta alla Norma, un piatto che non conosce confini

La pasta alla Norma pare che sia scaturita dalla fantasia di uno chef catanese che la inventò per il suo grande concittadino – il musicista Vincenzo Bellini – onde consolarlo per la delu­sione che ebbe in occasione della presentazione della pri­ma dell’opera Norma alla Scala di Milano, dove purtroppo non ebbe successo. Un’altra versione vuole che si chiami così per sottolineare che era un piatto sublime come la Norma di Bellini.

Un’altra versione, forse più suggestiva, vuole invece che il nome sia nato dall’esclamazione del commediografo catanese Nino Martoglio, il quale, assaggiando per la prima volta quel piatto, avrebbe esclamato: «Questa è una vera Norma!», paragonandone la perfezione alla celebre opera di Bellini. Da allora, il termine “Norma” sarebbe diventato sinonimo di eccellenza, di qualcosa realizzato secondo la regola della perfezione.

Un piatto a marca di fabbrica catanese.

Al di là delle diverse versioni sulla sua origine, la Pasta alla Norma rappresenta uno straordinario esempio di come la cucina siciliana sappia trasformare ingredienti provenienti da mondi lontani in una sintesi profondamente mediterranea.

A prima vista è un piatto semplice: pasta, pomodoro, melanzane, ricotta salata e basilico. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una storia che attraversa continenti e civiltà. Piatto prettamente estivo. Non ci provate a proporlo in inverno è una sbiadita fotocopia.

Il pomodoro arriva dalle Americhe e, dopo essere stato portato in Europa nel XVI secolo, entra lentamente nella cultura alimentare mediterranea fino a diventare uno degli ingredienti simbolo della cucina italiana. La melanzana, invece, appartiene a una storia ancora più antica e orientale: originaria dell’Asia meridionale, giunse nel Mediterraneo attraverso il mondo arabo, entrando progressivamente nelle cucine siciliane. Il basilico, anch’esso di origine asiatica, percorse le antiche rotte commerciali prima di diventare una delle erbe aromatiche più caratteristiche della cucina mediterranea.

La ricotta salata e la pasta, invece, affondano le proprie radici nella lunga storia pastorale e cerealicola della Sicilia.

Ecco allora che la Pasta alla Norma diventa qualcosa di più di una semplice ricetta. È il risultato di una contaminazione millenaria, nella quale ingredienti provenienti da luoghi lontani sono stati accolti, trasformati e infine “sicilianizzati”.

È un piatto nel quale l’America del Sud incontra l’Oriente, il mondo arabo incontra il Mediterraneo e la cultura contadina siciliana diventa il luogo della sintesi.

La sua forza sta proprio qui: nessuno degli ingredienti, preso singolarmente, racconta tutta la Sicilia; è la loro combinazione a costruire un’identità.

La Pasta alla Norma dimostra così che la cucina siciliana non è mai stata chiusa in se stessa. È stata, piuttosto, un crocevia di popoli, commerci, migrazioni e scambi culturali. Ha saputo prendere ciò che arrivava da lontano, adattarlo al proprio territorio e trasformarlo in cultura alimentare.

Come la musica di Bellini, anche la Norma gastronomica è dunque una composizione: ingredienti diversi che, incontrandosi, producono un’armonia nuova.

Per preparare il piatto, “Al sapore di mamma” si tagliano le melanzane a cubetti e si deamarizzano in acqua e sale, indi si friggono in olio d’o­liva. Si preparano a parte la salsa di pomodoro e la pasta (magliette di maccheroncino) con olio, sale e pepe e si fanno le porzioni. Si aggiunge dell’altra salsa, le melanza­ne fritte e vi si grattugia la ricotta salata, Il piatto si serve caldo con foglie di basilico. Nella versione messinese si usano maccheroni freschi e ricotta infornata.

La salsa di pomodoro simboleggia la rossa lava che sgor­ga dall’Etna, i tocchetti di melanzane fritte simboleggiano le rocce laviche, la ricotta grattugiata simboleggia la neve sulla cima del vulcano su cui troneggia un grande pen­nacchio di fumo ed infine le foglie di basilico simboleggia-no la verde vegetazione etnea.