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Le aree umide: risorse economiche inestimabili

Molti considerano le zone umide come degli spazi uniformemente ostili, che avrebbero valore per gli uomini solo se fossero bonificate. Nell’ultimo ventennio, questo concetto si è andato via via ribaltando, sotto l’impulso anche delle organizzazioni protezionistiche, e si è cominciato ad affermare il concetto di tutela delle zone umide, principalmente per la loro funzione di habitat della fauna avicola, in particolare per le popolazioni di uccelli selvatici e per le loro migrazioni.

Il ruolo delle aree umide deve essere visto anche nella capacità di regimentare le acque piovane o nella riduzione degli effetti dannosi delle alluvioni, attraverso l’immagazzinamento delle acque piovane e il loro graduale rilascio. Ma l’importanza va ascritta anche al miglioramento della qualità delle acque, per deposito delle sostanze tossiche e regolazione del rilascio di nutrienti, in particolare azoto e fosforo e inoltre per l’immagazzinamento d’ingenti quantità di carbonio (in particolare le torbiere) e l’incremento della biodiversità in quanto habitat di una vasta gamma di specie animali e vegetali, alcune esclusive.

Va considerato anche il grande contributo fornito dalle zone umide ad alcune attività antropiche socialmente ed economicamente rilevanti, quali la pesca di pesci, molluschi e crostacei, l’acquacoltura, la coltivazione di canne, l’estrazione di sale, le attività ricreative, comprese la caccia e la pesca dilettantistica. Tale consapevolezza ha contribuito a sviluppare un’imposta- zione protezionistica integrata nel contesto del territorio in cui la zona umida è inserita. È nato così il concetto del wise use: uso razionale (o sfruttamento sostenibile) delle zone umide, inteso come l’uso da parte dell’uomo che consente di ricavare i massimi benefici per le generazioni presenti e allo stesso tempo di conservare la capacità potenziale di soddisfare le necessità e le aspirazioni delle generazioni future, in maniera compatibile con la conservazione delle loro componenti fisiche, biologiche e chimiche, quali il suolo, l’acqua, le piante, gli animali, le sostanze nutrienti e le interazioni tra di essi.

Le zone umide vanno protette per il loro significato ecologico, indipendentemente dal fatto che rientrino o meno in un parco o in un altro analogo istituto di protezione. La loro gestione va quindi attuata secondo criteri ecologicamente corretti, anche all’interno degli strumenti ordinari di pianificazione e sviluppo territoriale, integrati con il patrimonio idrologico in genere, allargando lo sguardo oltre il confine del sito a protezione specifica, con il coinvolgimento e la collaborazione delle popolazioni locali.

Salvaguardare l’ambiente e valorizzare il turismo attraverso lo sviluppo di programmi condivisi; attivare scambi di esperienze su educazione ambientale, protezione ambientale e promozione turistica; collaborare per sviluppare l’ecoturismo; avviare un patto di consultazione sulle strategie di conservazione e promozione tra aree protette; promuovere una rete dei Parchi delle zone umide del Mediterraneo; proporre un appuntamento annuale sulla rete.

Le zone umide costituiscono senza dubbio una ricchezza ambientale da tutelare, ma possono rappresentare anche una potenzialità in termini di attrattività e turismo, se integrate con le altre opportunità offerte dal territorio.