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Tutto pronto per la XVI Sagra della Truscitedda di Castronovo di Sicilia

Tutto pronto per la XVI Sagra della Truscitedda che si svolgerà a Castronovo di Sicilia per l’intera giornata del 2 maggio 2023. Un appuntamento dove il territorio e le eccellenze gastronomiche saranno i veri protagonisti. La Truscitedda, arrivata alla sedicesima edizione, prende il nome dal fagotto (truscia) con il quale in passato i contadini portavano nei campi i prodotti locali da consumare nelle dure giornate di lavoro.

L’origine della truscitedda potrebbe farsi risalire dal francese “trousse”. Di fatto è un fazzoletto di circa mezzo metro utilizzato come un semplice contenitore che serviva a contenere il modesto pranzo di li jurnatara. La truscitedda, orgoglio dell’identità contadina si contraddistingueva anche per il colore che doveva essere rigorosamente bianca a quadri rossi o blu. Formaggi (Tuma persa, Fior di Garofalo, caciotte sicane, Pecorino Dop, ecc.), olio extravergine di oliva Dop, carne, salumi, pane, ‘nfriulata, cudduruna e i dolci, tra cui con i gustosi pastizzuotti e le taralle, sono queste una parte delle prelibatezze che faranno da corollario alla kermesse castronovese e che potranno essere degustate nell’arco dell’intera giornata. Questa è la terra anche della deliziosa pera Coscia e delle pesche settembrine, insomma, una comunità ricolma di preziosità alimentare al punto di non temere alcun rivale.

Per Vito Sinatra sindaco di Castronovo di Sicilia: “Promuovere il territorio è certamente la migliore strategia di sviluppo per un contesto ricco di storia e di sapienza! Attraverso un evento come la truscitedda è possibile avvicinare i visitatori al sapere ed ai sapori di un’area culla di civiltà di storia.

Compito di un’Amministrazione pubblica è trovare soluzioni e strategie per uno sviluppo sociale ed economico possibile e sostenibile”.

Per l’assessore Valentina Guarino: “L’iniziativa tende a promuovere non solo il ricco patrimonio enogastronomico del territorio castronovese, ma anche quello artistico e culturale. La truscitedda è il simbolo a cui la comunità castronovese si identifica e ritrova la sua vera identità storica e culturale”.

Questo borgo si fregia di possedere un patrimonio storico e monumentale davvero strabocchevole. Tra le varie singolarità possiede la più grande area archeologica bizantina dell’Italia meridionale; inoltre, la sua antropizzazione risale al X secolo a.C. e in tutto il territorio si evidenziano siti archeologici di grande interesse risalenti a varie dominazioni, compreso il Colle San Vitale che costituisce l’elemento di vanto del Borgo, definito da diversi studiosi, un museo a cielo aperto, con presenze architettoniche bizantine, arabe e normanne. Non è da meno il suo patrimonio naturale boschivo ricco di essenze forestali e copiose acque dove si annida una fauna alquanto singolare.

L’evento ospita anche un singolare laboratorio del gusto e un convegno dedicato alla “cudduredda c’u savucu”, una leccornia che trova nelle sponde del Mediterraneo orientali le sue origini.

La cudduredda, ricavato da semola di grano duro trova una soluzione di consumo con un singolare fiore quello della pianta di sambuco. Da questo connubio gastronomico nasce la Cudduredda c’u Savucu. Ma andiamo per ordine.

Il termine, sicilianizzato Cuddura, ha origine greca e faceva parte di un particolare pane legato ai culti eleusini in onore della dea Demetra, divinità protettrice della natura del risveglio primaverile, tradizione ellenica importata in Sicilia dal sacerdote Thelines. Lo storico Ateneo ci fornisce un elenco di pani presenti nella città di Atene, compreso le tonde pagnotte di farina di grano come la kollura (greco antico: κολλύρα, kollýra «pagnotta col buco») giunta fino a noi con il termine dialettale di cuddura, che nella sua tipologia più semplice o in forme più complesse trova oggi ampi diffusione in tutta la Sicilia e nell’Italia meridionale. In seguito è stato utilizzato nelle forme più piccole e con il nome di cudduredda, sempre al femminile, di cui devoti di santi e varie comunità, in forme similari e con ripieni a proprio piacimento, si contendono la paternità. Tra queste ghiottonerie non è di meno “‘a cudduredda c’u savucu” di Castronovo di Sicilia, cioè una focaccina di pane impastata con l’aggiunta del Sambuco, nome scientifico Sambucus nigra della famiglia delle Caprifoliaceae. Il sambuco contiene Flavonoidi (sambucina) una pianta utilizzata in campo fitoterapico come diaforetico (per le malattie a carico dell’apparato respiratorio), antinfiammatorio e diuretico.

L’origine di questo matrimonio gastronomico risale al tempo della presenza ebraica in Sicilia, infatti nella sua variante è diffusa tra le comunità dove insistevano comunità ebraiche e greco-albanese, compresa Castronovo di Sicilia. La pianta è conosciuta anche nel nord Europa. “Nella tradizione folkloristica germanica si racconta, infatti, che nel sambuco dimorasse una fata dai lunghi capelli d’oro dal nome Holda ed ogni contadino si inchinava dinanzi a questo sacro arbusto affinché lei proteggesse il bestiame e gli uomini da malattie e serpenti velenosi. Intorno ai monasteri ed alle fortezze si piantava questa pianta affinché proteggesse gli abitanti da malanni e sfortune. Secondo le credenze popolari il sambuco è un albero della gioia: piantato vicino casa attira gli spiriti buoni e tiene lontani i serpenti. Inoltre le è attribuito un potere divinatorio per quanto riguardava il sesso dei nascituri e la bontà del raccolto”.  Il Sambuco è una pianta comune in tutto il mediterraneo, già nota nell’antichità per gli usi medicinali, tra i quali la preparazione dell’Akté descritto dal filosofo e naturalista greco Teofrasto. Attorno a questa pianta, molto presente a Castronovo di Sicilia, secondo una leggenda, parte della croce di Cristo fu costruita col suo legno, e ad un sambuco andò ad impiccarsi Giuda. I Romani usarono le sue bacche come alimento, e Apicio ne trasmise la ricetta. Era anche utilizzato per aromatizzare il vino moscatello e l’aceto. Col trascorrere dei secoli, il suo impiego è caduto in disuso, restando limitato all’ambito contadino. I suoi fiori, per avere maggiori benefici, dovrebbero essere raccolti la vigilia del giorno di San Giovanni e lasciati all’aperto tutta la notte, perché il santo possa passare a benedirli. La “cudduredda c’u savucu”, conosciuta in altre parti con il nome di pane di maggio o pane “co sciuri” si prepara nel mese di maggio e trova largo uso in altre parti della Sicilia. E’ di sicuro che qualche “truscitedda” abbia, oltre a qualche pezzetto di formaggio, mezzo pane, olive (passuluna) qualche “cudduredda c’u savucu “ per rifocillare i nostri temerari contadini.
L’iniziativa, “La truscitedda – vetrina dei prodotti agricoli identitari del territorio dei monti Sicani”, è stata finanziata con i fondi dell’Assessorato regionale dell’agricoltura dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea.

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

Ore 10:00 Largo del Carmelo
INAUGURAZIONE STAND

Ore 10:30 Largo del Carmelo
ACCOGLIENZA ED ACCREDITAMENTO VISITATORI
Percorso turistico-enogastronomico

Ore 15:30 Auditorium Largo del Carmelo
LABORATORIO DEL GUSTO
Preparazione e realizzazione dei cuddureddi cu lu savucu

Dalle ore 16:00 alle ore 20:00 Piazza Pepi
INTRATTENIMENTO PER BAMBINI
(animazione, gonfiabili e zucchero filato)

Ore 16:30 Auditorium Largo del Carmelo
CONVEGNO “U savucu e i cudduredda” tra mito, leggenda, qualità e proprietà

Ore 21:00 Piazza Municipio
INTRATTENIMENTO MUSICALE
Con Giusy Schilirò

Dal 2 al 10 Maggio
MOSTRA FOTOGRAFICA
Ore 19:00 Palazzo Giandalia