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Il “Festival Cerealia 2026” chiude con un convegno presso l’Aula Magna “G.P. Ballatore” del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (SAAF) di Palermo

Si è conclusa con un significativo successo la XVI edizione del Festival Cerealia 2026, manifestazione che, dal 12 settembre al 30 ottobre, ha animato Roma e dieci regioni italiane con un calendario di oltre quaranta appuntamenti dedicati al mondo dei cereali, dell’agricoltura e delle culture alimentari.

L’iniziativa, patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministro della Cultura, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Ministero del Turismo, dal Governo della Catalogna, dalla Regione Siciliana, dal Comune di Palermo e dal Dipartimento SAAF UNIPA ha coinvolto istituzioni, università, centri di ricerca e realtà associative, promuovendo occasioni di approfondimento scientifico e divulgativo sui temi della sostenibilità, dell’economia circolare e dell’innovazione agroalimentare. Tra i soggetti coinvolti anche il Corfilac (Consorzio per la Ricerca della Filiera Lattiero-Casearia) ed il Consorzio di Ricerca “Gian Pietro Ballatore” impegnate in iniziative dedicate alla ricerca e alla trasformazione dei prodotti agricoli.

L’edizione 2026 ha posto particolare attenzione a due importanti ricorrenze internazionali: l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP) e l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici (IYWF), riservando inoltre un focus alla Catalogna, regione della Spagna.

Le iniziative siciliane sono state coordinate dall’associazione ComeUnaMarea APS, con un programma dedicato soprattutto al mondo pastorale, alla cultura rurale e al ruolo delle donne in agricoltura.

Il convegno “Pastori di Sicilia – Ricerca, sostenibilità e sviluppo rurale”, ospitato nell’Aula Magna “G.P. Ballatore” del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (SAAF) dell’Università degli Studi di Palermo, ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra il mondo della ricerca universitaria, i centri di ricerca, gli operatori della comunicazione, le realtà associative e le imprese, con l’obiettivo di approfondire le prospettive di uno dei comparti più rappresentativi della storia agricola e dell’identità culturale della Sicilia.

Ad aprire i lavori è stata Concetta Bruno, presidente di ComeUnaMarea APS e referente territoriale del Festival Cerealia, con una relazione dal titolo “La pastorizia come patrimonio culturale e ambientale: identità, biodiversità, sostenibilità e dialogo tra culture”. Il suo intervento ha posto l’accento sulla dimensione culturale e ambientale della pastorizia, da considerare non soltanto come attività economica, ma come espressione di una relazione millenaria tra uomo, animali e territorio. Un patrimonio di pratiche, conoscenze e tradizioni che continua a caratterizzare il paesaggio e le comunità rurali siciliane.

Un interrogativo centrale per il futuro del comparto è stato affrontato da Massimo Todaro, professore ordinario del Dipartimento SAAF, con la relazione “Quale futuro per la pastorizia?”. Dopo aver analizzato le caratteristiche del settore e le problematiche geopolitiche che condizionano anche l’attività zootecnica, Todaro si è soffermato sulle condizioni necessarie per garantire la continuità delle aziende pastorali e favorire il coinvolgimento delle giovani generazioni. Tra le priorità individuate figurano l’innovazione dei processi produttivi, una maggiore disponibilità di terra e una razionalizzazione dell’organizzazione aziendale. Elementi indispensabili per migliorare la competitività delle imprese, contenere i costi e rendere economicamente sostenibile il lavoro degli allevatori.

Il tema dell’innovazione è stato approfondito da Pietro Catania, professore ordinario del Dipartimento SAAF, con una relazione sulle “Applicazioni di tecnologie digitali al settore zootecnico”. Le tecnologie digitali possono offrire nuove opportunità per il monitoraggio degli allevamenti, la gestione delle mandrie e dei greggi, il controllo dei processi produttivi e il miglioramento dell’efficienza aziendale. Strumenti che, se correttamente integrati nell’organizzazione delle imprese, possono contribuire a una gestione più razionale delle risorse e a una maggiore sostenibilità delle attività zootecniche.

Particolarmente interessanti anche i contributi dei ricercatori del CoRFiLaC di Ragusa, il Consorzio per la Ricerca nel settore della Filiera Lattiero-Casearia.

Stefania La Terra ha presentato il progetto COR.AS.HER. – Strategia d’innovazione e valorizzazione del latte di asina siciliano, iniziativa di ricerca e innovazione che vede il CoRFiLaC come ente capofila. Il progetto punta a valorizzare la filiera del latte d’asina, con particolare attenzione alla razza asinina autoctona Ragusana e alle altre realtà allevatoriali locali. Tra gli obiettivi figurano la definizione di un disciplinare di produzione, lo studio dei trattamenti termici per ottenere latte pastorizzato di qualità e la valutazione di alcune caratteristiche funzionali del prodotto, tra cui l’attività del lisozima e le proprietà antiossidanti. Un ulteriore ambito di ricerca riguarda le possibili applicazioni del latte d’asina nella formulazione di alimenti funzionali e prodotti a elevato valore nutrizionale. Il progetto intende inoltre contribuire alla salvaguardia della razza Ragusana e alla valorizzazione del rapporto tra allevamento, pascoli e biodiversità vegetale del territorio siciliano.

A seguire, Giovanni Marino, ricercatore del CoRFiLaC, ha affrontato il tema dell’analisi sensoriale degli alimenti, soffermandosi anche su un’interessante applicazione dei principi dell’economia circolare: l’utilizzo della scotta, sottoprodotto della lavorazione casearia, per la produzione di birra. Una soluzione che consente di esplorare nuove possibilità di recupero e valorizzazione di una risorsa che, diversamente, potrebbe comportare costi di gestione e smaltimento. Un esempio concreto di come la ricerca possa trasformare un residuo di lavorazione in una nuova opportunità produttiva.

Il valore della comunicazione nella promozione delle aree rurali è stato al centro dell’intervento, da remoto, di Marco Musso, CMO, Digital Strategist e Social Media Manager di JFM Communication, con la relazione “Coltivare storie, connettere futuri”, dedicata in particolare al territorio madonita. Il contributo ha evidenziato l’importanza di costruire una narrazione territoriale capace di trasformare le risorse locali in elementi riconoscibili di identità e attrattività. La comunicazione non deve limitarsi alla promozione dei prodotti, ma raccontare le persone, le aziende, i paesaggi, le competenze e le tradizioni che costituiscono il patrimonio di un territorio. In questa prospettiva, anche la pastorizia può diventare uno strumento di promozione turistica e culturale, contribuendo a rafforzare il legame tra produzioni agroalimentari, comunità locali e identità territoriale.

Un’esperienza concreta del rapporto tra impresa, famiglia e tradizione è stata raccontata da Tiziana Buemi, delegata provinciale di Donne Impresa Coldiretti Messina, che, insieme ai familiari, conduce un’azienda zootecnica a Novara di Sicilia, dove si produce il Maiorchino, uno dei formaggi storici più rappresentativi della tradizione casearia messinese. La sua testimonianza ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle donne nella gestione delle aziende agricole e zootecniche e sulla capacità delle imprese familiari di custodire e tramandare saperi produttivi, mantenendo viva l’identità delle comunità rurali.

Ai lavori ha preso parte anche Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa e le opportunità che la valorizzazione del patrimonio agricolo e culturale può offrire in termini di sviluppo e occupazione.

A condurre e moderare i lavori è stato Mario Liberto, agronomo, storico dell’enogastronomia mediterranea, scrittore e giornalista, che ha accompagnato gli interventi mettendo in relazione gli aspetti produttivi, scientifici, ambientali e culturali della pastorizia.

“Pastori di Sicilia”: paesaggi, memoria e comunità

La mattinata si è conclusa con la proiezione del docufilm “Pastori di Sicilia – Paesaggi, Memoria, Comunità”, realizzato da ComeUnaMarea APS con il contributo della Regione Siciliana – Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, Dipartimento Regionale dell’Agricoltura, e con il patrocinio del Comune di Palermo. Il documentario ha riportato l’attenzione sulle persone e sulle comunità che custodiscono e rinnovano la cultura pastorale siciliana, attraverso la presenza e la testimonianza di Maria Letizia Ponte e di Marta Spera (Azienda Agricola Balzo Rosso) sono state le protagoniste del docufilm

Paesaggi, memoria e comunità rappresentano tre dimensioni profondamente connesse. Il paesaggio conserva i segni del lavoro umano e animale; la memoria tramanda pratiche, conoscenze e consuetudini; le comunità mantengono vivi quei legami sociali e culturali che danno significato alle attività rurali. La pastorizia, in questa prospettiva, non è soltanto una componente del sistema zootecnico, ma un patrimonio di conoscenze e relazioni che contribuisce alla conservazione delle identità locali e alla continuità delle economie rurali, ma soprattutto può servire a creare occupazione. Il convegno “Pastori di Sicilia” ha proposto una riflessione che supera i confini del singolo comparto produttivo. Il futuro della pastorizia dipende dalla capacità di integrare ricerca scientifica, innovazione tecnologica, qualità delle produzioni, sostenibilità ambientale e valorizzazione culturale.