DOP Siciliane dell’Olio Extra Vergine di Oliva

In Sicilia, la coltivazione dell’olivo si estende per quasi tutta l’isola, ma solo alcune aree si distinguono per la rilevanza della coltura e per le peculiari caratteristiche dell’olio, soventemente tutelato e valorizzato da una Denominazioni d’Origine Protette.

Le Denominazioni d’origine riconosciute all’olio extra vergine d’oliva siciliano sono: la DOP “Monti Iblei”, la DOP “Valli Trapanesi”, la DOP “Val di Mazara, la DOP “Monte Etna”, la DOP “Valle del Belice” e la DOP “Valdemone”.

 

DOP “Monti Iblei”

La coltivazione dell’olivo in questa zona è antichissima. La leggenda attribuisce all’ateniese Aristeo i primi rudimenti sulla tecnica di estrarre olio dai frutti dell’olivo, tanto che a Siracusa un tempio è ispirato proprio al “trappitu” (frantoio), in onore dell’olivo.

La zona di produzione si estende sui Monti Iblei, in massima parte sugli altipiani compresi tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. Il territorio delimitato scende ad Est verso il golfo di Noto, a Sud-Ovest verso l’estremo lembo meridionale della Sicilia, a Nord verso la Piana di Catania.

La superficie complessiva dell’area a DOP stimata è di 19.000 ettari circa, mentre le aziende olivicole sono 22.000 circa.

Il disciplinare di produzione distingue otto menzioni geografiche aggiuntive: “Monte Lauro”, “Val d’Anapo”, “Val Tellaro”, “Frigintini”, “Gulfi”, “Valle dell’Irminio”, “Calatino”, “Trigona-Pancali”.

Il disciplinare, specifico per ogni menzione geografica aggiuntiva, prevede prioritariamente le cultivar Tonda iblea, la Moresca, e la Nocellara etnea e, in misura minore, altre cultivar o genotipi locali.

 

La DOP “Valli Trapanesi”

Fin dall’antichità le olive erano usate nell’alimentazione dei locali e, a partire dal IV secolo a. C., nella Sicilia occidentale, le olive più grosse venivano trattate con sale e morchia e conservate nello stesso olio, come riferiscono molte commedie latine a proposito delle grosse olive dell’Ericino conservate in salamoia d’erbe.

L’olio di oliva era dunque sempre presente sulle mense dei Sicilioti e, in seguito, dei latifondisti Romani. Questi ultimi, nelle grandi tenute, in cui era divisa la provincia di Sicilia, ricavavano l’olio anche dall’olivo selvatico e dall’olivo nano.

La zona di produzione è estesa 6.000 ettari circa e riguarda i comuni di: Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Petrosino, Poggioreale, Salemi, San Vito lo Capo, Trapani, Valderice e Vita.

L’olio extra vergine di oliva DOP Valli Trapanesi è prodotto dalle olive delle cultivar: Cerasuola e Nocellara del Belice, da sole o congiuntamente, e in ogni caso in misura non inferiore al 80%.

 

La DOP “Val di Mazara”

La denominazione fa riferimento ai giustizieriati (province) di epoca Normanna che dividevano la Sicilia in cosiddette Valli: Val di Mazara, Val di Noto e Valdemone.

Le notizie storiche sulla diffusione dell’olivo in questo territorio sono antichissime e si confondono tra mitologia e storia. Testimonianze storiche sono fornite dai ritrovamenti nei paramenti sepolcrali d’età Sicana. La testimonianza più tangibile è però data dai millenari esemplari che facilmente si possono incontrare nelle campagne dell’Agrigentino (Sciacca), in cui si ritrova anche una ricca variabilità genetica e cultivar di olivo spesso ancora poco note.

La zona di produzione si estende per 35.000 ettari circa. Le aziende olivicole sono circa 30.000 distribuite nella provincia di Palermo e nell’Agrigentino nei comuni di: Alessandria della Rocca, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca Sicula, Menfi, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Ribera, Sciacca, Villafranca Sicula.

Le varietà ammesse dal disciplinare di produzione sono: Biancolilla, Cerasuola, Nocellara del Belice, che possono concorrere da sole o congiuntamente per almeno il 90%, l’ulteriore 10% può provenire da altre cultivar autoctone.

 

La DOP “Monte Etna”

La coltura dell’olivo fu introdotta nella parte orientale dell’Isola a partire dal I millennio a. C. ad opera dei Fenici e successivamente dai Greci che colonizzarono Katane (Catania) nel 750 a. C.

La presenza dell’Etna, le cui frequenti manifestazioni effusive erano ben conosciute già nel mondo antico, ha alimentato il mito, attraverso il quale ci giungono suggestive informazioni circa la coltura dell’olivo in questa zona. Storia, mito, fascino, unicità di paesaggio e tecniche colturali particolari, concorrono a fare dell’extra vergine d’oliva Monte Etna un prodotto tipico molto apprezzato dagli intenditori.

Le caratteristiche orografiche e la natura dei suoli dell’area di produzione sono fortemente caratterizzate da ciò che resta dall’attività vulcanica. Le aree pedemontane dell’Etna sono quelle a maggiore vocazione che interessano la coltura, sia da olio che da mensa.

La superficie complessiva della denominazione è di circa 7.000 ettari e interessa 12.500 aziende circa. Si estende dal versante Sud-Ovest a quello Nord dell’Etna, interessando le province di Catania, Enna e Messina. Nel Catanese comprende i comuni di: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Maletto, Màniaci, Motta S. Anastasia, Paternò, Ragalna, Randazzo, S. Maria di Licodia, S. Piero Clarenza; nell’Ennese il comune di Centurie; nel Messinese i comuni di Malvagia, Mojo Alcantara, Roccella Valdemone e S. Domenica Vittoria.

L’olio DOP Monte Etna è ottenuto dalla Nocellara etnea (per almeno il 65%) e dalle varietà: Moresca, Tonda iblea, Ogliarola messinese, Biancolilla, Brandofino o Castiglione, che da sole o congiuntamente non devono superare il 35%.

 

La DOP “Valle del Belice”

I primi insediamenti umani nel territorio risalgono all’epoca della nascita di Selinunte, antica colonia della Magna Grecia, fondata dai Megaresi nel VII secolo a. C. I Selinuntini coltivarono e propagarono l’olivo colonizzando le vallate e le terre fertili dell’entroterra attorno ai fiumi Belice e Modione. Antiche macine in pietra rinvenute a Selinunte, vicino al Tempio “E” (risalenti al V secolo a. C.), testimoniano fin da quei tempi la diffusione dell’olivo e la produzione di olio.

L’area di produzione è quella della Valle del Belice e più segnatamente comprende i territori di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna, Salaparuta, Santa Ninfa e Poggioreale. Estesa circa 12.000 ettari, rappresenta uno dei pochi esempi di omogeneità pedo-climatica e colturale dell’Isola, dove si è diffusa principalmente la cultivar autoctona Nocellara del Belice. Hanno invece minore rilevanza le cultivar Biancolilla, Giarraffa, Cerasuola, Carbucia (Sinonimo di Biancolilla), Santagatese, Ogliarola messinese.

L’olio DOP Valle del Belice è prodotto prevalentemente da olive dell’omonima Nocellara.

 

La DOP “Valdemone”

Anche questa DOP prende il nome di uno dei tre giustieriati in cui fu divisa la Sicilia d’epoca Normanna. L’olivicoltura si diffuse nel Valdemone già alla fine del ’400, come testimoniano i primi frantoi impiantati a Castell’Umberto e nel comune feudale di Samperi.

Il paesaggio agrario dell’area è molto caratteristico, si contraddistingue per le asperità della sua orografia, in cui s’identifica nettamente una fascia costiera e una collinare.

L’area di produzione estesa 35.000 ettari circa, comprende tutto il Messinese, con esclusione dei rilievi montuosi dei Peloritani e dei Nebrodi, segnatamente ai territori di Floresta, Malvagia e Mojo Alcantara.

Le cultivar ammesse dal disciplinare sono la Santagatese e l’Ogliarola messinese e, secondariamente la Minuta, l’Olivo di Mandanici, la Nocellara messinese, l’Ottobratica, la Brandofino, la Verdello e la San Benedetto.

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